20 Aug, 2025 - 10:19

Foligno, 33enne accecato dalla gelosia sfonda cancello e minaccia uomo: scatta la denuncia

Foligno, 33enne accecato dalla gelosia sfonda cancello e minaccia uomo: scatta la denuncia

La gelosia può portare a imboccare strade terribilmente pericolose, capaci di trasformare un dissidio sentimentale in un episodio di violenza che lascia il segno. Ne sa qualcosa un 33enne di Foligno, che nei giorni scorsi, in preda a un impeto irrefrenabile, ha deciso di affrontare quello che riteneva un rivale in amore. Teatro della vicenda: l’abitazione di un uomo che, a sua insaputa, si è trovato al centro di una rivalità per una ragazza. L’epilogo è stato drammatico e ha fatto scattare immediatamente l’intervento delle forze dell’ordine.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il 33enne si è recato presso la casa del presunto rivale, determinato a “regolare i conti”. Dopo aver raggiunto l’ingresso dell’abitazione, ha colpito con violenza il cancello, riuscendo a sfondarlo a calci e ad entrare nel giardino. Qui non ha trovato l’uomo, ma la madre, che si è trovata improvvisamente faccia a faccia con l’aggressore armato di un bastone.

Il coraggio della madre e le minacce di morte

Invece di lasciarsi paralizzare dal panico, la donna ha reagito con sangue freddo, riuscendo a fronteggiare l’uomo e convincerlo, con la forza delle parole, a desistere dal suo intento. Ma prima di abbandonare la scena, il 33enne ha pronunciato una minaccia che ha fatto gelare il sangue: “Torno subito con un fucile e lo ammazzo. Parole pesantissime che hanno indotto la donna a contattare immediatamente il Commissariato di Polizia di Foligno.

Sul posto è intervenuta una volante, che ha raccolto la testimonianza della vittima e avviato subito le ricerche. Il 33enne è stato rintracciato poco dopo e denunciato per violazione di domicilio, danneggiamento, minacce gravi e aggravate. Come misura cautelare, gli agenti hanno disposto anche il ritiro di tutte le armi in suo possesso, per evitare conseguenze più gravi.

Foligno, recenti fatti di cronaca riaccendono l’attenzione sulla sicurezza

Non si tratta del primo episodio che, negli ultimi tempi, ha acceso i riflettori sulla cronaca nera di Foligno. Lo scorso 10 agosto, in pieno centro, una violenta rissa ha visto contrapporsi due gruppi di cittadini stranieri. Una scena da “far west” urbano, con bottiglie spaccate, calci e pugni scambiati sotto gli occhi atterriti dei passanti. L’escalation si è conclusa solo con l’arrivo dei Carabinieri, che hanno circondato la piazza e fermato due uomini: un 28enne della Guinea e un 25enne marocchino, denunciati per rissa aggravata.

Violazione di domicilio, danneggiamento e minacce aggravate: cosa dice la legge

Dal punto di vista giuridico, le accuse mosse al 33enne di Foligno sono gravi e non prive di conseguenze. La prima contestazione riguarda la violazione di domicilio, disciplinata dall’articolo 614 del Codice Penale. La norma stabilisce che chiunque si introduce nell’abitazione altrui contro la volontà del proprietario, o vi si trattiene senza averne diritto, commette un reato punibile con la reclusione fino a tre anni. La pena è aumentata se il fatto è commesso con violenza sulle cose o sulle persone, come accaduto nel caso del cancello divelto a calci. L’obiettivo della norma è tutelare non solo la proprietà privata, ma soprattutto la sfera di intimità e sicurezza legata al domicilio.

Un altro capo d’imputazione riguarda il danneggiamento, previsto dall’articolo 635 del Codice Penale. Sfondare un cancello, romperlo o renderlo inutilizzabile configura infatti un danno alla proprietà privata, sanzionabile con la reclusione fino a tre anni, oltre al risarcimento dei danni materiali subiti dalla vittima. Anche in questo caso, la legge è chiara: la proprietà altrui va rispettata e chi la danneggia per rabbia, vendetta o altri motivi, si espone a un procedimento penale.

L’aspetto più delicato è però rappresentato dalle minacce gravi e aggravate. L’articolo 612 del Codice Penale stabilisce che minacciare qualcuno di un male ingiusto è reato. La pena base è una multa, ma diventa molto più severa quando la minaccia assume carattere grave o viene accompagnata da un’arma. In tali circostanze, la legge prevede la reclusione fino a quattro anni. Le parole pronunciate dal 33enne - “Torno con un fucile e lo ammazzo” - rientrano pienamente in questa fattispecie: non si tratta di una semplice frase impulsiva, ma di una minaccia diretta, specifica e con l’esplicito riferimento a un’arma da fuoco.

Il combinato disposto di queste norme rende la posizione del 33enne particolarmente pesante. A ciò si aggiunge la misura del ritiro cautelare delle armi, disciplinata dal Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza (TULPS). Quando una persona manifesta comportamenti violenti o potenzialmente pericolosi, le autorità hanno il potere di ritirare tutte le armi in suo possesso per prevenire ulteriori rischi. Si tratta di una misura non solo punitiva, ma soprattutto preventiva, volta a garantire la sicurezza collettiva.

AUTORE
foto autore
Lorenzo Farneti
condividi sui social
condividi su facebook condividi su x condividi su linkedin condividi su whatsapp
ARTICOLI RECENTI
LEGGI ANCHE