Un primo segnale di cantiere, dopo anni di attesa, ma l’ombra dell’incompiuto si allunga già sui progetti successivi. La SS3 Flaminia, nel tratto tortuoso e critico che collega Terni a Spoleto, si prepara a ricevere un intervento cruciale per la sicurezza: la prima corsia di arrampicamento per facilitare i sorpassi in salita. Anas avvierà tra qualche mese, in primavera, il primo lotto dedicato tra i chilometri 108+900 e 109+900. Un chilometro di nuova carreggiata da 3,5 metri, ottenuta allargando la sede dove lo spazio è carente. Gli espropri sono già in corso e per i nove mesi previsti di lavori si dovrà convivere con restringimenti e semafori temporanei per la gestione del traffico. Un disagio necessario, dicono, per un passo avanti decisivo.
Ma l’ottimismo per questo avvio si scontra subito con incognite pesanti che riguardano le altre due corsie di arrampicamento previste dal piano complessivo. Un progetto che, nel suo insieme, dovrebbe restituire fluidità e sicurezza a un tracciato che, nonostante i 40 milioni già investiti in questi anni per consolidare viadotti, allargare curve e rifare pavimentazioni, rimane un crocevia ad alto rischio per migliaia di pendolari. A sollevare il velo sulle criticità è il capogruppo regionale della Lega, Enrico Melasecche, ex assessore alle Infrastrutture e primo promotore dell’operazione, che in un comunicato ufficiale annuncia un’interrogazione all’assessore alle Infrastrutture della giunta Proietti, Francesco De Rebotti.
Secondo quanto denunciato da Melasecche, il quadro che emerge è a macchia di leopardo. Mentre il primo cantiere è in rampa di lancio, per la seconda corsia di arrampicamento, pur avendo un progetto pronto, mancherebbero all’appello pareri decisivi che devono essere acquisiti con urgenza. La situazione più critica riguarda però il terzo tratto, localizzato al km 119+800-121+100. “Nonostante il progetto fosse da tempo predisposto”, afferma Melasecche, “risulta inspiegabilmente definanziato per 1,6 milioni di euro”. Un buco di bilancio che, di fatto, blocca sul nascere l’ultimo tassello dell’intervento.
Una frenata che stride con la retorica della continuità amministrativa e che per il capogruppo leghista ha il sapore di un tradimento delle aspettative costruite in anni di lavoro. “L’obiettivo era ed è chiaro: garantire standard elevati di sicurezza stradale, aumentare l’efficienza della circolazione e mitigare i rischi legati alle criticità di un percorso difficile, in salita verso Spoleto, caratterizzato da moltissime curve, per decenni trascurato”, ricorda nel suo atto di accusa. Lui, che da assessore nel 2020 diede la prima sterzata all’intera operazione, organizzando manifestazioni e incontri pubblici per rompere un immobilismo pluridecennale, ora si dice costretto a rimettere le mani avanti per scongiurare il peggio.
Il tratto Terni-Spoleto della Flaminia è una spina nel fianco della mobilità umbra. Una successione di tornanti, pendii e curve cieche che trasformano ogni spostamento in una prova di pazienza e concentrazione. Gli interventi realizzati finora – dal rifacimento della pavimentazione all’ingresso di Terni alla rotonda di Spoleto Sud, dal consolidamento di cinque viadotti alla messa in sicurezza di pareti rocciose – hanno migliorato lo stato dei luoghi, ma non ne hanno cambiato la natura intrattabile. La corsia di arrampicamento era ed è vista come la soluzione strutturale, l’unica in grado di spezzare le code dietro ai mezzi pesanti e di ridurre le manovre azzardate.
Per questo lo stallo sugli altri due lotti suona come un campanello d’allarme. Melasecche non usa mezzi termini e punta il dito contro l’attuale Giunta guidata dalla presidente Stefania Proietti: “Continuare a fare promesse urbi et orbi, in una fase di non facile reperimento delle risorse, serve soltanto a lasciare molte opere fondamentali a metà, creando altre drammatiche cattedrali nel deserto”. È l’accusa di un ritorno alla politica dell’annuncio, a scapito della concretezza che, a suo dire, aveva caratterizzato la precedente legislatura.
Insomma, ora occcorre capire lo stato reale dell’iter, le ragioni del definanziamento e i tempi per recuperare le risorse mancanti. Nel frattempo, per chi percorre ogni giorno quella strada, resta l’amaro calcolo dei disagi: altri nove mesi di cantieri per un chilometro di sollievo, con la preoccupazione che il resto della promessa sicurezza possa svanire nel nulla, tra carte bollate e fondi mai trovati. La Flaminia aspetta ancora.