19 Mar, 2026 - 17:00

Fiorucci: “Non mi dimetto, resto sotto la stanga”. Il sindaco di Gubbio tra politica e spirito dei Ceri

Fiorucci: “Non mi dimetto, resto sotto la stanga”. Il sindaco di Gubbio tra politica e spirito dei Ceri

Non è stata una semplice intervista, ma una vera e propria dichiarazione di resistenza politica quella rilasciata dal sindaco Vittorio Fiorucci nella trasmissione Link di TeleRadioGubbio, condotta da Cinzia Tini.

Nel corso del confronto, il primo cittadino ha affrontato con chiarezza il tema più delicato del momento: la tenuta della sua amministrazione. E lo ha fatto utilizzando parole che affondano le radici non solo nella politica, ma nella più profonda identità eugubina.

“Sono un fervente ceraiolo sangiorgiaro e sto sotto la stanga finché questa non mi piega”.

Una frase che va oltre il contesto amministrativo, trasformandosi in un’immagine potente, quasi simbolica.

Le tre ipotesi: dimissioni, sfiducia o bilancio

Nel corso dell’intervista, sono state delineate le tre possibili vie che potrebbero portare alla fine del mandato:

  • le dimissioni volontarie del sindaco

  • una mozione di sfiducia in Consiglio comunale

  • la mancata approvazione del bilancio

Fiorucci ha escluso con decisione la prima ipotesi.

“No, assolutamente”, ha risposto senza esitazioni alla domanda sulle dimissioni.

Un “no” netto, che chiude ogni spazio interpretativo e chiarisce la linea del sindaco: non sarà lui a lasciare.

“Uscire dal Cero non lo contemplo”

È però nella metafora del Cero che il messaggio assume una dimensione più profonda.

“Sarebbe come uscire dal Cero, non lo contemplo”.

Per un eugubino, e ancor più per un ceraiolo di San Giorgio ed ex capodieci, questa non è una semplice immagine. È un codice culturale, un linguaggio condiviso che parla di resistenza, appartenenza, sacrificio.

Restare “sotto la stanga” significa portare il peso fino in fondo, senza sottrarsi, anche quando la fatica diventa estrema.

È una scelta che richiama una dimensione quasi epica, dove il ruolo istituzionale si intreccia con l’identità personale.

Una fermezza che guarda oltre la politica

Fiorucci ha ammesso di non sentirsi tranquillo rispetto agli sviluppi futuri, ma ha precisato un punto fondamentale:

“Non lo sono per me, lo sono per la città”.

In questa affermazione emerge una distinzione chiara tra interesse personale e responsabilità pubblica. Il timore non riguarda la propria posizione, ma le conseguenze che una crisi politica potrebbe avere sulla comunità.

È qui che il discorso si sposta su un piano più ampio: quello della stabilità istituzionale.

La sfiducia: legittima, ma da motivare

Resta aperta, dunque, la possibilità di una mozione di sfiducia o di un passaggio critico sul bilancio.

Il sindaco non nega che, in un sistema democratico, queste dinamiche siano legittime:

“Siamo in democrazia, questo può essere fatto”.

Ma aggiunge un elemento decisivo: la necessità di una motivazione chiara e fondata.

“Ci vuole un perché vero”.

Non basta, dunque, un dissenso generico o una frattura politica: serve una ragione concreta, esplicita, che giustifichi una scelta così rilevante.

Il peso della “stanga” come simbolo politico

L’immagine della “stanga” diventa il fulcro narrativo e politico dell’intervento.

Non è soltanto un richiamo folklorico, ma un vero e proprio paradigma: quello della responsabilità portata fino in fondo, senza scorciatoie.

In questa prospettiva, il sindaco si colloca non come figura in attesa degli eventi, ma come protagonista di una resistenza consapevole.

“Finché questa non mi piega” non è una semplice dichiarazione di volontà, ma una linea di condotta.

Tra identità e amministrazione

L’intervista mette in luce un elemento tipico della realtà eugubina: la stretta connessione tra identità culturale e dimensione politica.

Il riferimento ai Ceri non è casuale. È il linguaggio attraverso cui si comunica con la città, un modo per tradurre concetti complessi in immagini immediatamente comprensibili.

In questo senso, Fiorucci parla da sindaco, ma anche da eugubino.

Uno scenario ancora aperto

Nonostante la fermezza espressa, il quadro politico resta incerto.

Le ipotesi di una sfiducia o di difficoltà legate al bilancio non sono escluse. E lo stesso sindaco riconosce che gli sviluppi dipenderanno dalle dinamiche del Consiglio comunale.

Ciò che appare chiaro, però, è la posizione personale: nessun passo indietro volontario.

Conclusione: una scelta di resistenza

L’intervento di Vittorio Fiorucci consegna alla città un messaggio preciso.

Non si dimetterà. Non abbandonerà il ruolo. Resterà, come ha detto, “sotto la stanga”.

In una fase politica complessa, questa scelta assume un valore che va oltre la cronaca amministrativa.

È una dichiarazione di resistenza, quasi un atto identitario.

E in quella immagine – un uomo sotto la stanga del Cero, deciso a non cedere – si riflette, ancora una volta, lo spirito profondo di Gubbio.

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Mario Farneti
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