05 May, 2026 - 19:00

Financo, acquisizione da 450 milioni: i Colaiacovo salgono al 75% e ridisegnano la governance del gruppo

Financo, acquisizione da 450 milioni: i Colaiacovo salgono al 75% e ridisegnano la governance del gruppo

Un’operazione da 450 milioni di euro che va ben oltre il semplice passaggio di quote. La partita su Financo, la holding che controlla il cuore industriale del Gruppo Colaiacovo, segna un passaggio decisivo nella governance e negli equilibri interni della famiglia.

Secondo quanto comunicato ufficialmente, Carlo Colaiacovo Holding e Giovanni Colaiacovo Holding hanno acquisito ciascuna il 12,5% del capitale, rilevando il 25% detenuto da Franco Colaiacovo Gold. Un’operazione che porta le due holding al 37,5% ciascuna, consolidando così una maggioranza complessiva del 75%.

Una mossa che, come sottolineato nella nota, rappresenta «un cambiamento nella governance del Gruppo che favorisce solidità e sviluppo».

Il nodo familiare dietro l’operazione

Dietro i numeri si muove però una dinamica più complessa, che intreccia interessi economici e rapporti familiari. Il restante 25% di Financo resta nelle mani di Paola e Francesca, figlie di Pasquale, che mantengono quindi una posizione significativa ma minoritaria.

Secondo ricostruzioni giornalistiche, la partita non sarebbe stata lineare. La rivista Passaggi Magazine ha parlato di un confronto acceso, in cui il tema centrale è stato il diritto di prelazione sulle quote.

Carlo e Ubaldo Colaiacovo avrebbero infatti superato un ricorso avanzato proprio da Paola e Francesca, ottenendo il riconoscimento del diritto di acquisire le quote cedute da Franco. Un passaggio chiave, senza il quale l’assetto finale sarebbe stato completamente diverso.

Il ruolo della finanza nell’operazione

Un’operazione di questa portata non si regge solo su dinamiche familiari. Dietro c’è una complessa architettura finanziaria, costruita con il supporto di advisor e istituti di credito.

«Carlo e Ubaldo Colaiacovo sono stati assistiti da Kpmg per gli aspetti legali e finanziari», si legge nella nota ufficiale, che cita un team articolato di professionisti. Sul fronte bancario, l’operazione è stata sostenuta da Natixis e Bpm, assistite dallo studio Dentons.

Secondo quanto riportato da fonti giornalistiche, tra i protagonisti indiretti ci sarebbe anche il finanziere Gianluca Vacchi, figura che avrebbe avuto un ruolo nella strutturazione dell’operazione o nel reperimento delle risorse necessarie.

Un elemento che rafforza la lettura dell’accordo non solo come riassetto familiare, ma come operazione finanziaria di alto livello, con implicazioni rilevanti sul piano industriale.

Financo, il cuore del gruppo

Al centro di tutto c’è Financo, la holding che controlla asset strategici nel settore dei materiali da costruzione. Sotto il suo perimetro rientrano realtà come Colacem e Colabeton in Italia, ma anche società internazionali come Domicem nella Repubblica Dominicana e Cat in Tunisia.

Un gruppo che non si limita al core business industriale. Financo detiene partecipazioni anche in settori definiti “no core”, che spaziano dal turismo allo sport, dai media al brokeraggio assicurativo.

Una diversificazione che, da un lato, amplia le opportunità di crescita, ma dall’altro richiede una governance forte e stabile per essere gestita in modo efficace.

Governance e prospettive future

Il nuovo assetto proprietario rafforza il controllo di Carlo e Ubaldo Colaiacovo, che diventano i veri registi del gruppo. Con il 75% delle quote, la capacità decisionale è ora concentrata, riducendo il rischio di conflitti interni che potrebbero rallentare le strategie industriali.

Ma proprio questa concentrazione apre interrogativi. La riduzione del peso delle altre componenti familiari potrebbe segnare una fase di maggiore stabilità, ma anche di minore pluralità nelle scelte.

L’obiettivo dichiarato è quello di favorire lo sviluppo, ma resta da capire quali saranno le linee strategiche: consolidamento del core business o ulteriore espansione in settori diversificati.

Tra continuità e cambiamento

L’operazione su Financo rappresenta quindi un punto di equilibrio tra continuità e cambiamento. Da un lato, la famiglia Colaiacovo mantiene il controllo del gruppo. Dall’altro, il passaggio di quote e il ricorso a strumenti finanziari complessi segnano una nuova fase.

«La crescita non si misura solo nella dimensione, ma nella capacità di governare il cambiamento», è la lettura che emerge tra le righe di questa operazione.

Una partita che non si chiude con la firma degli atti notarili, ma che apre una nuova stagione per uno dei principali gruppi industriali italiani nel settore dei materiali da costruzione.

Una vicenda ancora aperta

Nonostante l’accordo sia stato formalmente perfezionato, la vicenda resta sotto osservazione. Le dinamiche interne alla famiglia e le implicazioni economiche dell’operazione potrebbero avere effetti nel medio periodo.

Per ora, il dato certo è uno: Financo ha una nuova configurazione di controllo, più concentrata e, almeno nelle intenzioni, più orientata allo sviluppo.

Resta da vedere se questa scelta si tradurrà in un rafforzamento competitivo del gruppo o se emergeranno nuove tensioni. Come spesso accade nelle grandi operazioni familiari, il vero impatto si misura nel tempo.

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Mario Farneti
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