Un viaggio tra musica, cinema e spiritualità inaugura la 58ª edizione del Festival delle Nazioni di Città di Castello, dal 28 agosto al 12 settembre. Sarà Nicola Piovani ad aprire la rassegna, portando in scena il suo Preludio al Cantico. Quest’anno la kermesse guarda alla Francia, aprendo un nuovo ciclo triennale che culminerà nel 2027 con un grande sguardo sull’Europa.
Quest’anno la manifestazione tifernate, tra le rassegne musicali più longeve e prestigiose del panorama italiano, celebra la sua 58ª edizione con un programma che intreccia internazionalità e identità locale. La Francia sarà il filo conduttore di concerti, prime assolute e spettacoli multidisciplinari, inaugurando un percorso che nei prossimi anni vedrà protagonista la Germania e, infine, un’Europa corale nel sessantesimo anniversario del Festival.
"Il Festival delle Nazioni vuole delineare un percorso culturale di ampio respiro" – spiega il direttore artistico Massimo Mercelli – "intrecciando patrimonio artistico territoriale e dimensione internazionale. Ripercorreremo la storia dei nostri cugini francesi e dei francesismi che hanno sempre influenzato la cultura italiana e viceversa".
Ad aprire il Festival il 28 agosto nella suggestiva cornice della Chiesa di San Domenico, sarà un appuntamento di grande forza simbolica: Nicola Piovani presenterà il suo Preludio al Cantico, pagina musicale che rilegge in chiave contemporanea il messaggio universale del Cantico delle Creature di San Francesco, nell’anno in cui se ne celebrano gli otto secoli. "Il Preludio canta il tema francescano dell’amore per la natura, la sua sacralità, la sua bellezza e il suo mistero, tema che è reso ogni giorno più importante dai disastri ambientali che l’uomo sta provocando sul proprio pianeta", spiega Nicola Piovani.
A condividere il palco con Piovani sarà anche la Chengdu Symphony Orchestra, guidata dalla giovane direttrice Chen Lin, che proporrà un repertorio sorprendente: dal raffinato Ravel alle suggestioni cinematografiche di Zhao Jiping, celebre per le musiche di Lanterne Rosse. Una scelta che conferma la vocazione cosmopolita del Festival, capace di intrecciare tradizioni e linguaggi diversi.
La conclusione del Festival è in programma il 12 settembre a Città di Castello con un evento di grande prestigio: i Solisti Veneti, guidati da Giuliano Carella, presenteranno in prima assoluta Filmscapes di Rachel Portman, compositrice premio Oscar per la colonna sonora di Emma. Una serata che suggella lo spirito internazionale della rassegna, arricchita da pagine di Nino Rota, Britten e Šostakovič, a conferma della vocazione del Festival a proporre nuove produzioni accanto a capolavori della tradizione.
"Questa edizione, che potremmo definire “degli Oscar”, segna un salto di qualità" – sottolinea la presidente Silvia Polidori – "ma al tempo stesso rafforza il legame con il territorio, coinvolgendo borghi, scuole di musica e istituzioni culturali dell’Alta Valle del Tevere. È un progetto che vuole trasformare la nostra terra in una valle-museo capace di attrarre visitatori da tutta Europa".
Il Festival delle Nazioni 2025 non sarà soltanto musica classica. Tra i momenti più attesi c’è la serata dedicata a François Truffaut, che intreccerà cinema, jazz e proiezioni, e l’omaggio a Pasolini con Storia di un Gesù, spettacolo che unisce parola e suono. Non mancheranno incursioni nel repertorio francese con recital pianistici, ensemble cameristici e progetti originali, come la nuova versione musicale de Il piccolo principe con Vanessa Gravina.
Il jazz troverà spazio con Richard Galliano, protagonista di un concerto dedicato alla Parigi del dopoguerra, mentre i riflettori si accenderanno anche sui giovani talenti con il Concorso Nazionale Alberto Burri e i progetti didattici che coinvolgeranno scuole e orchestre giovanili.
Dalla spiritualità francescana alla modernità di Boulez, dalla musica sinfonica al cinema d’autore, il Festival delle Nazioni 2025 di Città di Castello si presenta come un crocevia di linguaggi e culture. Un percorso che guarda al passato ma si proietta verso il futuro, costruendo un dialogo tra generazioni e nazioni diverse. E sarà proprio questo dialogo, tradotto in musica, a rendere ancora una volta Città di Castello e l’Alta Valle del Tevere un palcoscenico internazionale.