Alla fine, come spesso accade a Gubbio, la tradizione sembra avere la meglio. Il percorso dei Ceri in piazza Quaranta Martiri dovrebbe tornare quello di sempre, con il passaggio lungo il lato della chiesa di San Francesco e dell’ex ospedale.
Nessuna ufficialità da parte del sindaco Vittorio Fiorucci, impegnato in questi giorni nella trasferta in Lussemburgo, ma le indicazioni che arrivano da ambienti ceraioli e istituzionali vanno tutte nella stessa direzione.
Dopo la deviazione del 2025, dettata dai lavori in piazza e da una gestione non proprio impeccabile del cantiere, la corsa dovrebbe quindi ritrovare il suo tracciato storico. Un ritorno all’ordine, verrebbe da dire. Ma non senza qualche sorriso (e qualche rimpianto).
Lo scorso anno, come molti ricorderanno, i Ceri furono costretti a cambiare strada, passando davanti al Monumento ai Caduti della Prima Guerra Mondiale e poi lungo le Logge dei Tiratori. Una soluzione obbligata, certo, ma che ha finito per dividere gli eugubini.

Perché se è vero che la deviazione nacque da un problema – il rifacimento del selciato che rendeva impraticabile il percorso tradizionale – è altrettanto vero che, dal punto di vista scenografico, non dispiacque affatto a molti.
Anzi, qualcuno ha fatto notare come il passaggio davanti al Fante e alle Logge offra una prospettiva più ampia e suggestiva rispetto al tratto lungo l’ex ospedale, nato in tempi in cui la priorità era permettere ai malati di assistere alla corsa.
Insomma, una deviazione forzata che per qualcuno è diventata quasi una scoperta.
Eppure, parlare di “ritorno alla tradizione” nella Festa dei Ceri è sempre un esercizio interessante. Perché, a ben vedere, la tradizione stessa è il risultato di continui cambiamenti.
Negli ultimi cento anni, la Festa ha subito trasformazioni anche profonde. L’alzata dei Ceri, ad esempio, non si è sempre svolta dove la vediamo oggi. In passato si teneva davanti alla chiesa di San Pietro, e prima ancora i tre Ceri non venivano nemmeno alzati insieme.
Ogni epoca ha reinterpretato la Festa, adattandola alle esigenze del momento. E forse è proprio questa capacità di evolversi che ha permesso ai Ceri di arrivare fino a oggi, mantenendo intatta la loro forza simbolica.
C’è poi un aspetto curioso, spesso dimenticato, che racconta quanto la percezione della Festa sia cambiata nel tempo. Oggi il posto sotto il Cero è ambito, conteso, quasi un privilegio.
Ma non è sempre stato così.
Un tempo, portare i Ceri era considerato un onere, tanto che non era facile trovare persone disposte a farlo. A testimonianza di questo stato d’animo è rimasta una frase dialettale che suona quasi ironica agli orecchi di oggi: “Vuoi fare gli uomini per il cero?”.
Un modo per dire: vuoi convincere qualcuno a fare qualcosa di faticoso e poco desiderato?
Oggi, verrebbe da rispondere: provaci, ma mettiti in fila.
Se un tempo mancavano i ceraioli, oggi la situazione è esattamente opposta. Il posto sotto il Cero è ricercatissimo, tanto che negli anni non sono mancate proposte – più o meno serie – di allungare il percorso per permettere a più persone di partecipare.
Un’idea che, se da un lato fa sorridere, dall’altro dimostra quanto la Festa sia sentita e quanto il legame con essa sia cambiato.
In questo contesto, anche una modifica del percorso, come quella dello scorso anno, può diventare oggetto di dibattito, tra chi difende la tradizione e chi vede nelle variazioni un’opportunità.
Per il 2026, però, sembra prevalere la linea della continuità. Il passaggio tornerà quello tradizionale, con buona pace di chi aveva iniziato ad apprezzare la “versione panoramica” della corsa.
Resta però una sensazione: quella che, forse, la deviazione del 2025 abbia lasciato qualcosa. Un’idea, una possibilità, o semplicemente uno sguardo diverso su una Festa che, pur rimanendo uguale a se stessa, continua a cambiare.

Ora si attende solo l’annuncio ufficiale del sindaco Fiorucci, che dovrebbe sciogliere definitivamente ogni dubbio al suo rientro. Nel frattempo, tra i ceraioli si fanno già i conti con il ritorno al percorso tradizionale.
Per esempio, i ceraioli di San Giorgio, lo stesso Cero del quale il sindaco fu capodieci, lo scorso anno avevano organizzato una muta in più proprio in funzione della variazione del tracciato. Un dettaglio che dimostra quanto anche piccole modifiche possano avere effetti concreti sull’organizzazione della Festa.
Alla fine, la vera forza della Festa dei Ceri sta tutta qui: nella sua capacità di restare fedele a se stessa pur attraversando epoche, trasformazioni e – perché no – anche qualche deviazione improvvisa.
Che si passi davanti all’ex ospedale o sotto le Logge dei Tiratori, il cuore della corsa resta lo stesso. E forse è proprio questo che conta davvero.
Anche se, a dirla tutta, qualcuno un pensiero a quella “variante panoramica” lo farà ancora.