La sindaca Vittoria Ferdinandi non si nasconde dietro ai comunicati stampa scritti con il bilancino. Davanti a una notizia che fa tremare le ossa, e che racconta di una ragazza di 21 anni sequestrata e violentata nel cuore della sua città, ha deciso di fare la cosa più semplice e più difficile insieme: mettersi in mezzo. Per questo ha chiesto un incontro immediato con la Polizia, senza filtri, senza toni edulcorati.
Nella Sala Rossa di Palazzo dei Priori si è tenuto un vertice straordinario alla presenza della sindaca Vittoria Ferdinandi, affiancata dall’assessora Costanza Spera e dal consigliere Antonio Donato, insieme ai rappresentanti della Squadra Mobile della Questura di Perugia guidati dalla dirigente Maria Assunta Ghizzoni. L’incontro – ha fatto sapere l’Amministrazione in una nota ufficiale – è stato “sentito, voluto per esprimere, a nome dell’amministrazione e dell’intera comunità perugina, un ringraziamento sincero per il lavoro svolto con professionalità, tempestività e umanità” dagli investigatori che hanno seguito il delicato caso. Ferdinandi e i suoi collaboratori hanno colto l’occasione per un confronto più ampio sul tema della sicurezza urbana, ribadendo che si tratta di una priorità che sta “profondamente a cuore” e richiede “un lavoro quotidiano e coordinato” tra istituzioni e forze dell’ordine.
Nel corso della riunione la sindaca ha voluto rivolgere un ringraziamento sentito anche alla Procura della Repubblica di Perugia e al Procuratore Raffaele Cantone per l’azione celere e determinata che, in stretta sinergia con la Polizia, ha permesso di arrivare in tempi brevi all’individuazione e al fermo del presunto aggressore. Un risultato importante – sottolinea Palazzo dei Priori – sia per rendere giustizia alla vittima sia per rassicurare la comunità ancora scossa. “Ringraziare chi lavora sul campo ogni giorno è un atto dovuto, ma anche un’opportunità per costruire insieme percorsi di maggiore efficacia e coesione”, ha aggiunto Ferdinandi, evidenziando come il dialogo costante con le forze dell’ordine sia fondamentale per migliorare gli strumenti d’intervento e rafforzare la rete istituzionale contro la violenza.
Alla giovane vittima la prima cittadina ha voluto far arrivare, tramite gli operatori di Polizia presenti, un messaggio chiaro di solidarietà e supporto. L’amministrazione comunale ha rinnovato tutto il sostegno possibile alla ragazza, mettendo a disposizione i servizi sociali e psicologici del Comune per assisterla nel difficile percorso di recupero. “Ribadiamo con fermezza che ogni atto di violenza va denunciato, e che le porte del Comune di Perugia sono sempre aperte a chi chiede aiuto e protezione”, ha dichiarato la sindaca Ferdinandi nel suo comunicato.
Un messaggio di vicinanza e incoraggiamento, quello lanciato dal vertice odierno, che vuole anche spronare le potenziali vittime di abusi a non avere paura di parlare e a confidare nelle istituzioni. L’intera amministrazione perugina intende così dare un segnale di presenza e fermezza: “Contro ogni violenza, insieme”, come recita il titolo scelto per questa iniziativa, non è soltanto uno slogan ma un impegno concreto condiviso tra Comune, forze dell’ordine e cittadinanza.
Il caso di cronaca che ha sconvolto Perugia risale alla notte fra il 19 e il 20 luglio, quando una 21enne di origini asiatiche– una studentessa giunta in città per studiare l’italiano – è stata brutalmente sequestrata e violentata in pieno centro storico. Secondo le ricostruzioni, la ragazza aveva conosciuto un uomo la sera precedente e questi le avrebbe proposto un’opportunità di lavoro, invitandola a visitare un locale dove avrebbe dovuto aprire un nuovo ristorante.
Convinta dalla prospettiva di un impiego e dal fatto che il posto indicato si trovava proprio lungo la strada verso casa, la giovane ha accettato di seguirlo in quello che si è rivelato essere un edificio abbandonato (un ex kebab chiuso, in via Pinturicchio) nascosto tra le vie del centro.
Una volta all’interno, il presunto datore di lavoro si è rivelato un aguzzino: l’uomo ha chiuso ogni via di fuga e si è scagliato contro la 21enne. Nonostante i tentativi disperati di divincolarsi, la vittima è stata afferrata, scaraventata a terra e immobilizzata. L’aggressore le ha coperto la bocca per soffocare le urla e l’ha costretta a subire ripetute violenze sessualinel corso di un’intera notte da incubo. La giovane ha vissuto ore di terrore in balìa del suo sequestratore, ma ha avuto la prontezza di attivare di nascosto la fotocamera del cellulare, riuscendo a registrare in video alcuni momenti dell’abuso. Solo all’alba, approfittando di un momento in cui l’uomo esausto si è addormentato, è finalmente riuscita a liberarsi e a fuggire da quell’inferno.
Dopo essersi messa in salvo, la ragazza – comprensibilmente sotto shock – ha impiegato alcuni giorni prima di trovare il coraggio di denunciare l’accaduto. Qualche giorno più tardi si è presentata alla Polizia e ha raccontato tutto, fornendo anche il video registrato col telefono come prova di quanto subito. Subito dopo la denuncia, la 21enne è stata accompagnata presso l’Ospedale Santa Maria della Misericordia di Perugia, dove i medici le hanno riscontrato lesioni e traumi guaribili in circa 30 giorni. Contestualmente è scattata un’indagine serrata da parte della Squadra Mobile: gli investigatori hanno eseguito rilievi nel locale teatro della violenza e raccolto ogni indizio utile. Gli esami scientifici sulle tracce biologiche rinvenute nell’edificio e sugli abiti della vittima si sono rivelati decisivi, portando all’identificazione di un sospettato grazie alla corrispondenza del DNA. Anche le immagini delle telecamere di sorveglianza nella zona sono state acquisite per ricostruire i movimenti dell’aggressore.
Mentre le forze dell’ordine lavoravano con discrezione al caso, la notizia dello stupro è trapelata sulla stampa locale a inizio agosto, facendo scattare il timore che il responsabile potesse darsi alla fuga. La Procura ha quindi emesso con urgenza un provvedimento di fermo e nel tardo pomeriggio del 3 agosto gli agenti hanno rintracciato il sospettato, eseguendo l’arresto. Si tratta di un 45enne di nazionalità afghana, bloccato e condotto presso il carcere perugino di Capanne. L’uomo è formalmente accusato di aver sequestrato, picchiato e stuprato la giovane studentessa trovata in sua balìa. Ora si trova in custodia cautelare, in attesa dell’udienza di convalida del fermo davanti al Giudice per le indagini preliminari.
Nel frattempo la vittima, che ricordiamo essere una studentessa fuori sede, sta ricevendo assistenza e protezione. La ragazza, oltre alle cure mediche per riprendersi dalle ferite fisiche, è supportata da uno staff di psicologi e dai servizi socio-assistenziali attivati dal Comune di Perugia. L’intera comunità locale le ha espresso affetto e solidarietà, stringendosi attorno a lei dopo questa terribile esperienza. Le istituzioni, grazie anche all’azione congiunta di Comune, Polizia e Procura, hanno voluto inviare un segnale chiaro: nessuno sarà lasciato solo di fronte alla violenza, e chi colpisce una giovane inerme nella città di Perugia dovrà risponderne rapidamente alla giustizia.