17 Mar, 2026 - 09:15

Femminicidio Laura Papadia, la prima udienza nel processo a carico di Nicola Gianluca Romita: ascoltati in aula i primi testimoni

Femminicidio Laura Papadia, la prima udienza nel processo a carico di Nicola Gianluca Romita: ascoltati in aula i primi testimoni

Si è tenuta, nella mattinata del 16 marzo, davanti alla Corte d’assise di Terni la prima udienza del processo a carico di Nicola Gianluca Romita, per il femminicidio della moglie Laura Papadia, accusato di omicidio aggravato dal vincolo coniugale. Ascoltati in aula i primi testimoni e una lettera scritta dalla donna pochi mesi prima di essere uccisa. La difesa punta all’incapacità di intendere e di volere al momento dell’omicidio.

Femminicidio Laura Papadia, inizia il processo a carico di Gianluca Romita: i  primi testimoni

Iniziato il processo per il femminicidio di Laura Papadia, a carico di Gianluca Nicola Romita. Nella mattinata di lunedì 16 marzo, in aula sono stati ascoltati i primi testimoni della lunga lista depositata dalle parti. Durante il processo ci saranno circa cento testimonianze.

Davanti alla Corte d’assise di Terni, le prime testimonianze sono state quelle dei poliziotti che la mattina del 26 marzo 2025 localizzarono l'uomo sul Ponte delle Torri e soprattutto la poliziotta che rimase al telefono con Romita oltre un’ora e mezza, dissuandenolo dal proposito suicida ma capendo che c'era qualcosa di strano: “Non mi parve sincero, urlava e aveva crisi di pianto, e diceva di essere disperato”.

Nella telefonata con la poliziotta, l'ex agente di commercio 48enne (originario delle Marche) confessò che litigava spesso con la moglie che voleva un figlia da lui e che probabilmente le aveva fatto del male. La poliziotta allertò i colleghi che trovarono in camera da letto dell’appartamento (in cui i due vivevano a Spoleto) il cadavere della donna. Sono stati, poi, ascoltati a processo il carabiniere che entrò nell'appartamento e i colleghi che rintracciarono l'uomo sul Ponte delle Torri.

A cosa punta la difesa?

La difesa di Nicola Gianluca Romita punta all’incapacità di intendere e di volere al momento dell’omicidio. La richiesta non è stata ancora formalmente depositata ma ieri è stata anticipata durante la prima udienza del processo.

La stessa richiesta era stata già rigettata dal gip che l’ha rinviato a giudizio ma se gli venisse confermata significherebbe per lui un cospicuo sconto di pena.

L’avvocato Luca Maori, che assiste assieme al collega, Luca Valigi, l'imputato ha sottolineato che la richiesta di perizia verrà proposta solo con riguardo alla capacità al momento dei fatti. Depositata, intanto, già una perizia psichiatrica di parte.

La lettera di Laura: "La nostra storia sta finendo"

In aula, c’era anche il fratello di Laura, Fabio Papadia, visibilmente commosso che ha lasciato l’udienza poco dopo l’inizio. La famiglia della vittima,  tramite l’avvocato Filippo Teglia, si è costituita parte civile insieme al Comune di Spoleto e all’associazione “Per Marta e per tutte”. 

La Polizia aveva sequestrato, inoltre, una lettera manoscritta di Laura, datata due mesi prima che venisse uccisa dal marito: “Non avrei mai pensato di arrivare dove siamo oggi, alla rottura definitiva, ho sempre pensato che saremmo stati insieme per sempre, adesso dici che si è rotto qualcosa, che non hai più fiducia, e io non posso legarti a me”.

Ho sempre creduto saremmo stati insieme per sempre - continua la lettera - Adesso non vuoi più, dici che si è rotto qualcosa e non hai più fiducia”. La Corte ha già programmato diverse udienze: l’idea sarebbe arrivare a sentenza entro aprile.

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Emanuele Landi
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