Era il 26 marzo 2025 quando Laura Papadia, 36 anni, è stata uccisa, strangolata dal marito Nicola Gianluca Romita di 48 anni. Il corpo senza vita della donna venne trovato nella camera da letto, nell'appartamento che lei e Romita condividevano in via di Porta Fuga, a Spoleto. Per domani, martedì 10 febbraio, è fissata l'udienza preliminare del processo che vede Romita accusato di omicidio volontario aggravato dal vincolo coniugale. Il Comune di Spoleto ha annunciato proprio oggi la volontà di costituirsi parte civile.
In un breve comunicato il Comune spiega le ragioni della propria decisione. "La tragica morte di Laura Papadia, ennesimo caso di femminicidio in Italia, avvenuto a marzo dello scorso anno nella nostra città per mano del marito, Gianluca Nicola Romita, è stato un fatto delittuoso che ha sconvolto la comunità cittadina".
"Il Comune di Spoleto - prosegue la nota -, da sempre impegnato a contrastare ogni forma di violenza contro le donne, ha deciso di costituirsi parte civile dinanzi al Giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Spoleto".
La decisione è stata deliberata la scorsa settimana dalla Giunta comunale ed intende "non solo ribadire il valore e l’importanza dell’impegno diretto delle istituzioni a favore e a sostegno delle vittime e delle loro famiglie, ma anche testimoniare la totale e assoluta contrarietà della comunità spoletina verso qualsiasi manifestazione di violenza fisica, sessuale, psicologica o economica perpetrata nei confronti della donna".
Dopo aver ucciso la moglie, Romita venne rintracciato sul Ponte delle Torri da cui minacciava di suicidarsi gettandosi nel vuoto. Lunga la trattativa con gli agenti di Polizia a cui, alla fine, si era consegnato confessando il delitto poco dopo. Durante l'interrogatorio Romita aveva riferito di aver prima messo le mani al collo della moglie che, caduta a terra, ha poi strangolato con una mantellina utilizzata come laccio. Al termine dell'attività investigativa il procuratore capo Claudio Cicchella e il sostituto Alessandro Tana, hanno contestato al 48enne l'omicidio volontario aggravato dal legame coniugale ma non la premeditazione.
Secondo la ricostruzione il femminicidio è avvenuto al culmine di una lite coniugale e non c'è stata una volontà pregressa. Dalle testimonianze di amici e familiari è emerso che Romita era geloso e possessivo e metteva in atto comportamenti controllanti nei confronti della moglie. La donna da tempo gli aveva espresso il desiderio di diventare madre ma lui si era sempre opposto. Una dinamica che avrebbe anche scatenato l'ennesima lite.
Nel processo che si aprirà domani i magistrati hanno individuato come parti offese il padre di Laura Papadia, Maurizio, e i due fratelli, Fabio ed Alessandro, oltre all’associazione 'Per Marta e per tutte', che potranno avanzare richiesta di costituzione in giudizio come parti civili già nella fase preliminare.
Il primo femminicidio del 2025 è avvenuto proprio in Umbria, a Gaifana, una frazione del Comune di Gualdo Tadino. Nella notte fra 5 e 6 gennaio Eliza Stefania Feru, 29 anni, è stata uccisa con un colpo di pistola nel sonno dal marito, Daniele Bordicchia che poi si è tolto la vita puntando la stessa arma contro di sé.
Tra marzo e aprile, nel giro di pochi giorni, prima c'è stata Laura Papadia e poi Ilaria Sula, la giovane studentessa di Terni uccisa a coltellate dall'ex fidanzato, Mark Samson. A novembre, poco dopo il 25 quando si celebra la Giornata Internazionale per l'eliminazione della violenza contro tutte le donne, è stata uccisa Stefania Terrosi. Tutte e quattro sono state assassinate da partner o ex partner, dimostrando ancora una volta come spesso la violenza contro le donne si sviluppi spesso proprio all'interno delle relazioni familiari e affettive.