Nuova udienza in aula sul femminicidio di Ilaria Sula, la studentessa di 22 anni uccisa a Roma il 26 marzo 2025. Nella giornata odierna, in programma la testimonianza Nors Manlapaz, madre di Mark Samson, l’imputato accusato dell’omicidio della giovane. La donna ha patteggiato una condanna a due anni con pena sospesa per occultamento di cadavere, per aver aiutato il figlio a ripulire il sangue della vittima dopo il delitto.
Nors Manlapaz, madre di Mark Antony Samson, oggi a processo per occultamento di cadavere aggravato. La donna, come confessato nei mesi scorsi, si sarebbe "macchiata" del reato di aiutare il figlio a ripulire il sangue, uscito dal collo della giovane Ilaria Sula.
La donna rischia due anni di reclusione, dopo la richiesta di patteggiamento. L'accusa è di occultamento di cadavere aggravato, poiché avrebbe agito con l’intento di aiutare il figlio a eludere la responsabilità per il femminicidio della studentessa ternana uccisa a Roma a coltellate lo scorso marzo nell'appartamento di via Homs, al quartiere Africano.
Davanti ai giudici la donna avrebbe raccontato la scena che si è trovata davanti quella mattina. La madre dell’imputato ha raccontato di aver sentito una discussione tra Mark Samson e Ilaria Sula provenire dalla stanza e di aver bussato alla porta della camera. Dal suo racconto, Mark Samson avrebbe aperto la porta della sua cameretta piangendo e tremando.
Così Nors Manlapaz sarebbe venuta a conoscenza del delitto commesso da Samson. "Ho chiesto a mio figlio ‘Cosa hai fatto?'. Lui mi ha risposto in filippino ‘Se non lo facevo io mi ammazzano a me'".
La donna ha spiegato di averlo abbracciato e di aver notato subito qualcosa di anomalo nella stanza. “Ho visto un corpo sdraiato a terra”, ha riferito durante la deposizione, ricordando che la vittima era a pancia in giù e senza scarpe sul pavimento della stanza.
Una testimonianza particolarmene difficile quella di Nors Manlapaz che si è fermata durante la deposizione, sopraffatta dall’emozione mentre rispondeva alle domande del pubblico ministero.
La donna ha confermato di aver aiutato il figlio a ripulire il sangue nella stanza, motivo per cui ha patteggiato la condanna per occultamento di cadavere.
Il processo si appresta a un'altra udienza decisiva. Il 17 marzo deporrà in aula lo stesso imputato Mark Samson. Il giovane dovrà comparire davanti ai giudici per rendere dichiarazioni e rispondere dell’omicidio dell’ex fidanzata.
Durante la scorsa udienza la migliore amica di Ilaria Sula, Maria Sofia, ascoltata in aula come testimone aveva confermato l'ossessione del ragazzo: "Mark Samson era possessivo, voleva sempre controllare Ilaria. Voleva sapere dove era, con chi, cosa faceva. Voleva sempre conoscere il contenuto delle conversazioni che aveva con gli altri".
La donna ha descritto una relazione segnata da atteggiamenti ossessivi e possessivi. Secondo il suo racconto, Mark Samson pretendeva di sapere costantemente dove si trovasse Ilaria, con chi fosse e cosa stesse facendo.
In aula erani state richiamate anche le dichiarazioni di un amico dell’imputato, presente con lui in auto poche ore prima del delitto. In aula è stato ascoltato anche K., un amico di Samson, l'unico a cui l'imputato aveva confidato di non aver sostenuto nessun esame all'università. "Non è giusto che soffra solo io, deve soffrire anche lei".