Nella ricostruzione della nostra immagine di copertina, l'imprenditore orvietano Roberto Biagioli da 22 anni alla guida della società locale che milita in serie D, discute con Stefano Bandecchi. In ballo c'è l'accordo per una futura acquisizione (ormai virtualmente vicina alla chiusura), da parte dell'imprenditore e sindaco di Terni, del sodalizio della città della Rupe. Che dopo la salvezza ottenuta ai play out disputerà anche l'anno prossimo il campionato di quarta serie. Una notizia? Neanche tanto: che Bandecchi preparasse il piano B in caso di cancellazione della Ternana dal calcio professionistico lo si sa da settimane. Lui non ne ha mai fatto mistero.
Dopo tante chiacchiere sul Flaminia Civita Castellana, su altre società persino toscane, adesso l'intensificarsi dei colloqui tra il presidente dell'Orvietana e il sindaco di Terni e le reciproche interviste, hanno accelerato i tempi. Ma occorre fare una distinzione ben precisa. Bandecchi prepara un suo piano B, mentre l'asta fallimentare per il salvataggio della Ternana in serie C procede parallelamente. E se qualcuno - al momento non conosciuto e imprevedibile - dovesse acquisire il ramo sportivo all'asta giudiziaria e ottenere il via libera dalla FIGC, le pre-condizioni (anche rispetto alle norme federali) per attuare il piano B non ci sarebbero (lo vedremo più avanti).

Gli scenari che abbiamo delineato in precedenza sono confermati anche dalle parole dello stesso Bandecchi. Anche ieri pomeriggio, parlando ai microfoni di Radio Galileo ha ribadito: "Io mi sto organizzando per fare quello che ritengo a questo punto sia giusto. Perché le chiacchiere stanno a zero. A me la Ternana mi sta talmente nel cuore, va bene? Io ho talmente un affetto per la Ternana che credo che, come la Fenice dalle ceneri, possa rinascere. Ci sono troppe chiacchiere, sento e vedo troppe cose. Spero che vada bene questa seconda asta, ma nessuno di quelli che conosco io parteciperà. Se questa seconda asta andrà bene, io sarò contento, qualcuno farà rinascere la Ternana in C. Certo è che io sto lavorando per far nascere la mia Ternana."
L'accelerazione imposta dalle notizie che riguardano l'Orvietana (l'addio del DG Matteo Panzetta), nonché la difficoltà di fare fronte ai costi crescenti della società, hanno fatto il resto. Tramutando un'intesa di massima in una operazione già data per fatta. Va inoltre ricordato che Biagioli detiene la maggioranza assoluta del club, ma che c'è un altro socio Luciano Petrangeli con una partecipazione minoritaria. Non ci figura più, invece, tra i soci l'ex azzurro Totò Di Natale che ricopriva la carica di vice presidente fino a qualche anno fa ma che ha lasciato il club da tempo, nonostante le imprecisioni uscite in questi giorni.
Il 22 maggio 2026 non sarà una semplice data per un'asta giudiziaria, ma un vero e proprio spartiacque per il calcio a Terni. In palio c'è l'acquisto del ramo sportivo della Ternana Calcio, ma soprattutto la sopravvivenza del club nel calcio professionistico. Se l'asta telematica andasse deserta, lo spettro per i rossoverdi è quello che hanno conosciuto Lucchese e Spal: la ripartenza dal campionato regionale di Eccellenza, con un nome diverso ancorché simile a quello del passato.
Le regole federali non ammettono deroghe. In caso di mancata cessione dell'azienda e conseguente incapacità di iscriversi al campionato, la FIGC revocherebbe l'affiliazione dell'attuale società. Questo comporterebbe la perdita del titolo sportivo (che tornerebbe in capo alla Federcalcio) e il diritto per tutti i calciatori tesserati di ottenere lo svincolo unilaterale, azzerando di fatto il valore dell'intera rosa.
A quel punto, secondo l'articolo 52, comma 10 delle NOIF, una nuova società espressione della città potrebbe sì rinascere, ma ripartendo da almeno due categorie inferiori rispetto a quella di origine. Essendo la Ternana in Serie C, il doppio salto all'indietro costringerebbe il club a saltare la Serie D per sprofondare direttamente in Eccellenza. Per farlo, i nuovi investitori dovrebbero versare un contributo a fondo perduto di almeno 100 mila euro alla Federazione, garantendo un netto taglio netto con gli amministratori del passato (almeno 5 anni).
Da quanto trapela finora, questo sarebbe lo scenario che è al centro dei progetti degli imprenditori locali che, finora, hanno palesato la propria intenzione di far ripartire il calcio a Terni. La disponibilità, in solitaria o in gruppo, a ereditare la tradizione sportiva nella categria dell'Eccellenza, iniziando una ripartenza dal basso.
Per evitare questo drammatico scenario e mantenere la categoria, occorre un compratore disposto a rilevare l'intero ramo sportivo (marchio, contratti, settore giovanile e attrezzature) secondo le condizioni dell'asta che abbiamo spiegato ieri.
L'unica ancora di salvezza per evitare la ripartenza dall'Eccellenza consisterebbe nello sfruttare le norme federali sulle fusioni societarie, regolate minuziosamente dall'articolo 20 delle Norme Organizzative Interne Federali (NOIF). E il piano B che avrebbe in testa Stefano Bandecchi, quando parla della "mia Ternana" sarebbe proprio questo. Il meccanismo prevede l'acquisizione di una società terza che milita in Serie D (come, in linea teorica, l'Orvietana) per poi unirla giuridicamente a un club minore già radicato nel territorio ternano (con almeno due anni di affiliazione).
Il vantaggio fondamentale di questa mossa - nei progetti del primo cittadino - sarebbe garantito dalla casistica federale: in caso di fusione approvata, alla nuova società che nasce dall'unione viene attribuito in automatico il titolo sportivo superiore tra quelli riconosciuti alle società partecipanti all'operazione. In questo modo, la nuova compagine manterrebbe il diritto a disputare il campionato nazionale di Serie D.
Tuttavia, il meccanismo è soggetto a paletti molto stringenti. Innanzitutto, c'è un vincolo geografico netto: per le squadre in ambito dilettantistico (come la Serie D), le società interessate alla fusione devono avere la propria sede all'interno della stessa Provincia, oppure in Comuni confinanti. Vi sono poi requisiti storici inderogabili per evitare manovre speculative repentine: entrambe le società coinvolte devono risultare affiliate alla FIGC da almeno due stagioni sportive. Inoltre, per garantire la stabilità del sistema, le norme impongono che nelle due stagioni sportive precedenti nessuna delle due società debba aver trasferito la propria sede sociale in un altro Comune, né debba essere stata oggetto di altre fusioni, scissioni o conferimenti di azienda.
Infine, il percorso burocratico è serrato e non automatico. L'operazione deve essere formalmente approvata dal Presidente della FIGC, che è la condizione essenziale affinché la fusione diventi efficace. Per avviare l'iter, i promotori di questo "Piano B" hanno l'obbligo di presentare una corposa documentazione, comprensiva dei verbali delle assemblee societarie, dei progetti di fusione, degli atti costitutivi e dei nuovi statuti.
Il tutto entro una scadenza perentoria fissa: in ambito dilettantistico le domande devono essere depositate in Federazione tassativamente entro il 15 luglio. Si tratterebbe, dunque, di una vera e propria corsa contro il tempo sul fronte societario e legale, da attivare solo nel caso in cui le aste per il salvataggio della Ternana attuale fallissero in via definitiva.