02 May, 2026 - 16:00

Fallimento Ternana, gli strani casi del marchio e della “Library Rai”: valori fantasma e transazioni capestro

Fallimento Ternana, gli strani casi del marchio e della “Library Rai”: valori fantasma e transazioni capestro

Scartabellando i documenti del fallimento della Ternana, dalla perizia dell’esperto sportivo Maurizio De Filippo al bando dei curatori, Angeli e Ferrara, emergono ogni giorno curiosità e segnali di come la gestione soprattutto negli ultimi tre esercizi sia stata problematica e a bassa intensità di managerialità.
Nel calcio business, infatti, non c’è solo il player trading (il calciomercato) a rappresentare un valore importante per i bilanci. Ma un club può essere salvato o addirittura affossato dai cosiddetti “intangibles”, i beni privi di consistenza fisica e fonte di probabili benefici economici futuri.

Senza fare paragoni irriverenti tra la Ternana di C e i club più blasonati al mondo, basti pensare che da anni il Barcellona evita il default grazie alla cartolarizzazione dei diritti tv e che l’Inter nel 2020/21 ha rivalutato marchio e library per circa 212 milioni, con una riserva patrimoniale oltre 203 milioni, salvandosi e mantenendo in positivo il patrimonio netto passato da -36,9 milioni a +53,4 milioni nonostante una perdita d’esercizio superiore ai 245 milioni. In altre parole, lo scudo contabile sugli intangibili ha permesso di far respirare il patrimonio.

Nel bilancio della Ternana, il marchio come valore inespresso e l'archivio delle immagini "bruciato" da Guida

Uno dei dettagli più affascinanti che emergono dalla mole di documenti depositati in Tribunale riguarda infatti il simbolo stesso del club: gli asset immateriali possono salvare un bilancio o diventare carta straccia. Nel caso Ternana, fotografato dalla perizia per l’asta giudiziaria, lo schema si rovescia. Il marchio delle “Fere” arriva all’appuntamento con la liquidazione giudiziale iscritto a bilancio a soli 708 euro, salvo essere rivalutato dall’esperto a 126.866 euro sulla base di un metodo a royalties applicato agli incassi da sponsorizzazione. Al contrario, la “Library RAI”, pagata 1,4 milioni nel 2013 e ancora contabilizzata per circa 828 mila euro, viene azzerata economicamente dopo l’accordo transattivo del 2024 (sotto la gestione Guida) che riduce i flussi futuri a un indennizzo simbolico.

Qui il paradosso è doppio. Il brand, che la contabilità aveva quasi consumato, si scopre avere ancora un valore industriale misurabile, seppur limitato. L’archivio audiovisivo, che i libri sociali continuavano a rappresentare come una grande immobilizzazione, per il mercato non vale più nulla.

Ecco il vero valore del brand Ternana che risorge a oltre 120mila euro

A leggere la situazione patrimoniale provvisoria aggiornata al 31 marzo 2026, il marchio Ternana è praticamente scomparso dalla contabilità: un valore residuo di 708 euro, il lontano ricordo dei costi di design e registrazione sostenuti in passato, progressivamente ammortizzati fino quasi all’azzeramento. Una cifra che non fotografa minimamente il peso identitario, commerciale e storico del simbolo rossoverde, ma che racconta quanto le precedenti proprietà abbiano trascurato la valorizzazione degli asset immateriali del club.

Il perito del Tribunale di Terni, il dottor Maurizio De Filippo, ha ricostruito invece un valore economico reale del brand, arrivando a 126.866 euro. Per farlo, ha utilizzato il Royalty Rates Method, un metodo parametrico che calcola quanto un ipotetico licenziatario pagherebbe per sfruttare i benefici economici di quel simbolo. La base di partenza sono gli incassi da sponsorizzazione, normalizzati su una media di circa 1,24 milioni di euro all’anno, a cui è stata applicata una percentuale di royalty del 2,7%.

Dietro quel 2,7% c’è una “pagella” severa. Il brand rossoverde ottiene voti alti per “storia e longevità” (4 su 5) e discreti per “notorietà nazionale” e “continuità sportiva” (3 su 5). Ma la situazione di dissesto e il tiepido interesse degli investitori fanno precipitare diversi indicatori di attrattività a 2 su 5, zavorrando il punteggio complessivo. “Attualizzando i flussi su un orizzonte prudenziale di 5 anni e con un tasso di sconto del 10%”, spiega il perito, “si perviene a un valore di 126.866 euro”. Un numero che restituisce dignità industriale al simbolo delle Fere, e che segnala come il marchio fosse stato colpevolmente sottovalutato dalla precedente gestione, mentre invece rappresenta uno dei pochi asset vivi su cui fondare la rinascita.

L'archivio RAI, da investimento milionario all'accordo da 7mila euro

Se il marchio risorge, l’archivio storico televisivo precipita in un buco nero contabile. Era il dicembre 2013 quando la Ternana acquistava da RAI-Radiotelevisione Italiana S.p.A. i diritti esclusivi di sfruttamento della “Library RAI”, un archivio di immagini che copre quasi quarant’anni di storia rossoverde, dalla stagione 1954/55 al 1992/93, incluse le due cavalcate in Serie A degli anni Settanta. L’esborso fu di 1,4 milioni di euro (gestione Zadotti-Longarini), accompagnato da una garanzia: la RAI avrebbe commercializzato le immagini fino al 30 giugno 2032 riconoscendo al club un minimo garantito di 70.000 euro all’anno.

A bilancio, ancora oggi, quel diritto figura tra le immobilizzazioni immateriali con un valore residuo di circa 830.000 euro. Ma la realtà è ben diversa. Il 7 marzo 2024, pochi anni prima del tracollo societario cominciato proprio durante la gestione Guida e poi proseguito negli esercizi successivi, la Ternana aderisce a un Accordo Transattivo tra RaiCom S.p.A. e Lega Nazionale Professionisti Serie B. Con quella firma, il club rinuncia a ogni pretesa passata e a qualsiasi contestazione sulle rendicontazioni, accettando in cambio un indennizzo forfettario di appena 7.000 euro a stagione. Un decimo del minimo garantito pattuito undici anni prima.

“Venuta meno l’effettiva valorizzazione commerciale del patrimonio audiovisivo e a fronte di un indennizzo di soli 7.000 euro a stagione, per quell’archivio non esistono oggi acquirenti potenziali né prospettive di flussi finanziari futuri significativi”, scrive il dottor De Filippo nella perizia. Per questo, il valore economico del diritto iscritto a bilancio a 830.000 euro è stato formalmente e categoricamente azzerato. La Library RAI è diventata così l’emblema perfetto di come una transazione sbagliata può trasformare un investimento milionario in carta straccia. Quarant’anni di imprese, retrocessioni e trionfi, pagati a peso d’oro tredici anni fa, oggi per il mercato non valgono assolutamente nulla.

I due casi, opposti e speculari, raccontano molto della gestione recente della Ternana: asset strategici lasciati languire nei bilanci a valori irrisori, mentre impegni onerosi venivano sterilizzati da rinunce poco lungimiranti. Nel calcio business, dove la distanza tra cifra contabile e valore economico può determinare il prezzo di un’asta o la stessa continuità aziendale, la perizia del Tribunale ha rimesso i conti con i piedi per terra, restituendo alla piazza un’indicazione chiara: il marchio delle Fere ha ancora un’anima che pesa, la Library RAI è solo un fantasma.

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Federico Zacaglioni
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