28 Apr, 2026 - 20:20

Fallimento Ternana, il debito rateizzato pesa come un macigno. L'appello del Centro coordinamento club

Fallimento Ternana, il debito rateizzato pesa come un macigno. L'appello del Centro coordinamento club

C'è una frase, un vero e proprio mantra che viene ripetuto da giorni da mediatori, advisor, negoziatori, intermediari e consulenti. Ed è una frase che sta spaventando quella parte maggioritaria dei tifosi della Ternana che si augura il salvataggio del club, anche all'ultimo tuffo e che recita: "Dobbiamo analizzare, verificare i conti".

Quella frase fa paura, perché ormai, in realtà, c'è ben poco da verificare. I numeri sono lì, squadernati nella perizia dell'esperto Maurizio De Filippo e nell'avviso di vendita tramite procedura competitiva (l'asta) pubblicati dai curatori per la liquidazione giudiziale e l'esercizio provvisorio della Ternana CalcioFrancesco Angeli e Renato Ferrara. Semmai l'espressione dei (pochi per la verità) che finora ci hanno messo la faccia dovrebbe essere diversa: "Stiamo verificando se le disponibilità economiche che abbiamo, o pensiamo di raccogliere, sono sufficienti per comprare all'asta del tribunale fallimentare un ramo d'azienda sportiva che costa (minimo) 8,8 milioni di euro (oltre Iva dove prevista, imposte di legge e spese notarili)".

Conti presto fatti: offerta minima per l'acquisto per 195 mila euro. Più accollo del "debito sportivo" per 8,5 milioni di euro, oltre a onorari d'asta, imposte di bollo e qualche spesa accessoria.

Il debito diviso in due, tra breve e lungo termine: i precedenti degli ultimi passaggi di proprietà

Numeri che ormai sono chiari anche agli avventori del bar dello sport, agli utenti dei forum su internet, ai postatori seriali nei gruppi social e che il Centro Coordinamento Ternana Club ha persino suddiviso per costi immediati al 6 giugno, debiti rateizzati e impegni pluriennali relativi ai diritti alle prestazioni di calciatori e tesserati.

Il debito tributario e contributivo rateizzato spaventa sia per l'entità sia per le procedure. I 4,1 milioni di euro (al netto della fideiussione che è stata escussa dalla FIGC per 350mila euro) da pagare entro il 6 giugno sono già uno spauracchio consistente per chi vive con trepidazione e speranza le vicissitudini del club. Basti pensare che nel 2023 Nicola Guida acquisì il club (che non pagò mai per intero, ndr) dall'Università Niccolò Cusano per una cifra compresa tra 4 e 5 milioni di euro in serie B e con una rosa (anche se poi sarebbe retrocessa) nemmeno paragonabile a quella attuale. I due successivi passaggi di proprietà ai fratelli D'Alessandro e poi alla famiglia Rizzo sono avvenuti attraverso la sottoscrizione di aumenti di capitale, senza un corrispettivo al venditore. Al netto delle diverse situazioni di partenza, il grado di appetibilità del club (anche a costi ben più bassi) insomma era già ai minimi.

Il rebus del debito rateizzato: procedure complesse e rischio di dover saldare tutto subito

Ma a rendere ancora più scura la prospettiva di trovare un acquirente deciso a rilevare il ramo sportivo in tribunale ci sono i 4.428.583 euro di debito a lungo termine. Si tratta di piani di rateizzazione già accordati alle ultime tre gestioni dagli Enti impositori o di Riscossione in 72 tranche, così suddivisi:

  • Rate AdER (Agenzia delle Entrate-Riscossione)2.585.285 euro.

  • Rate Iva1.058.750 euro.

  • Premi individuali contrattuali331.450 euro.

  • Incentivi e risarcimenti329.322 euro.

  • Ritenute Irpef123.776 euro.

La procedura prevista per legge dai curatori prevede che per perfezionare l'operazione e gestire questo debito, l'eventuale acquirente (aggiudicatario) deve compiere dei passi specifici, avendo a disposizione due alternative. La prima, il subentro formale nelle rateizzazioni. Se sceglie questa strada, dovrà dimostrare alla procedura di aver ottenuto il formale subentro da parte dei rispettivi Enti. E dati i tempi stretti e gli adempimenti burocratici, se ci fosse qualcuno realmente interessato si sarebbe dovuto già mettere in moto. La seconda, più snella ma terribilmente onerosa, sarebbe quella del saldo integrale del debito. In alternativa al subentro nelle rateizzazioni, l'acquirente può decidere di provvedere al saldo integrale e immediato dell'intero debito fiscale e previdenziale: più di 8,5 milioni appunto.

Ultimo elemento: l'acquirente deve dichiarare esplicitamente nell'offerta di essere consapevole che il mancato pagamento del debito sportivo comporterà la mancata concessione del titolo sportivo. La determinazione finale e vincolante del debito sarà quindi rimessa esclusivamente al contraddittorio e alle verifiche tra la nuova società acquirente e la FIGC.

L'ultima chiamata del Centro Coordinamento Club: "La Ternana siamo noi, non sia solo uno slogan"

Ultimo appello prima della fine: il tempo passa e i conti dei liquidatori crescono, aggravando la situazione tra debiti con l'erario e pendenze sportive. Il Centro Coordinamento Ternana Clubs denuncia: "Questi sono i 'veri' conti che 'certificano' un fallimento gestionale". I Rizzo spingono l'acceleratore del disimpegno e della liquidazione volontaria, ma "il genio di un legale amministrativo amante dei colori rossoverdi, nelle pieghe della procedura, allunga la speranza e a questo punto purtroppo anche l'agonia, ma il finale è ancora da scrivere".

Una vicenda emblematica che dovrà essere chiarita fino in fondo, mentre emerge un punto cruciale: il sistema locale complessivo. È passata una settimana dall'appello al tessuto produttivo e alla città, "e nessun segnale è giunto a noi, né tanto meno e soprattutto alle Istituzioni". La sensazione, terribile viste anche le presenze all'ultima partita, è che "la Ternana siamo noi" sia solo uno slogan tristemente vuoto.

L'eventuale fallimento della Ternana non certificherebbe solo la morte del calcio professionistico a Terni per almeno due anni, ma "certificherebbe la morte celebrale di una città", sempre più bistrattata e permeabile, pronta a portare cavalli di Troia utili alle fazioni. "Una cosa è certa e fa male: che forestieri o 'finti' ternani non rispettano il nostro senso di appartenenza", e chi in quei colori ripone riscatto sociale, etico, morale e sportivo si attacca a essi anche quando il cielo è plumbeo. Perché non è solo calcio: "la Ternana è il simbolo di una città e il termometro del suo stato di salute... siamo ai titoli di coda. Fallimento! ".

Prima che la spina venga staccata, però, arriva un ultimo appello a chi potrebbe salvare "100 anni di storia, 100 anni d'amore, 100 anni vissuti con poche gioie e molti dolori, ma con molta, moltissima dignità e attaccamento a quei colori che più belli non ce n'è". Dalle multinazionali ai piccoli imprenditori, si chiede di riconsegnare alla città ciò che da anni hanno in cambio.

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Federico Zacaglioni
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