14 Mar, 2026 - 15:15

Fabi: in Umbria prestiti alle famiglie +2%. A Perugia e Terni aumentano i mutui, ma il credito al consumo preoccupa

Fabi: in Umbria prestiti alle famiglie +2%. A Perugia e Terni aumentano i mutui, ma il credito al consumo preoccupa

Sono 150 milioni di euro in più che, in un anno, sono entrati nei bilanci delle famiglie umbre sotto forma di prestiti bancari. Un flusso che ha portato lo stock totale del credito nella regione a 7,63 miliardi di euro, con un incremento del 2 per cento esatto. È il dato di sintesi dell'ultima analisi della Fabi, il sindacato bancario guidato da Lando Maria Sileoni, che ha passato in rassegna l'andamento del credito in Italia tra il 2024 e il 2025. Un incremento che allinea l'Umbria alla media nazionale e alla vicina Lazio, ma che, come spesso accade quando si scava nei numeri del credito, racconta storie diverse a seconda della provincia e della tipologia di finanziamento.

Da un lato, c'è la tenuta del mattone: i mutui immobiliari crescono in modo "compatto" in tutta la regione, con Perugia a fare da traino. Dall'altro, emerge il fenomeno del credito al consumo, che aumenta a un ritmo del 4,2%, un segnale che per il sindacato va letto in controluce: non tanto come voglia di spesa, ma come necessità di tappare buchi nei conti correnti. Una doppia velocità che attraversa i bilanci familiari in un contesto di tassi ancora alti e potere d'acquisto sotto pressione.

Focus Perugia: il capoluogo guida la ripresa dei mutui

È la provincia di Perugia a trainare la crescita del credito immobiliare in Umbria. Secondo i dati della Fabi, lo stock di mutui erogati alle famiglie perugine è passato da 3,05 a 3,14 miliardi di euro in un anno. Si tratta di un aumento di 88,33 milioni di euro, che in termini percentuali significa un +2,9 per cento. Un ritmo di crescita superiore alla media regionale (+2,8%) e significativamente più alto rispetto ad altre aree del Centro Italia.

Il dato conferma il ruolo del capoluogo regionale come polo trainante dell'economia umbra. La capacità di accendere un mutuo, nonostante un contesto di tassi di interesse che in Italia restano più alti che nel resto d'Europa, è tradizionalmente un indicatore di fiducia nel futuro e di solidità reddituale. Le famiglie perugine, pur con le difficoltà generali, sembrano dunque mantenere una finestra aperta sugli investimenti a lungo termine, in particolare quelli legati alla casa.

Il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni, legge questo dato con cauto ottimismo: “La tenuta del mercato dei mutui in Umbria segnala che una parte delle famiglie ha ancora capacità di pianificare investimenti sulla casa, nonostante tassi che in Italia restano strutturalmente più alti rispetto alla media dell’Eurozona” . Un segnale di resilienza che, per ora, tiene lontano il rischio di una contrazione violenta del mercato immobiliare nel perugino.

Focus Terni: crescita solida, in scia al capoluogo

La fotografia scattata dalla Fabi restituisce un'immagine di sostanziale equilibrio tra le due province umbre. Anche a Terni, infatti, il mercato dei mutui mostra una salute robusta, procedendo di pari passo con Perugia. Lo stock di finanziamenti per la casa nella provincia ternana è passato da 0,96 a 0,99 miliardi di euro, con un incremento di 25,78 milioni che equivale a un +2,7 per cento.

Un dato, quest'ultimo, che sfiora la performance del capoluogo e conferma come non vi siano "divergenze" significative all'interno della regione. La Fabi parla di un “progresso compatto”, un elemento non scontato in una fase economica in cui le aree interne o quelle con un tessuto produttivo più frammentato spesso faticano a tenere il passo.

Con questa crescita, Terni si aggancia a un percorso di sviluppo parallelo a quello di Perugia, dimostrando che la domanda di credito per la casa è diffusa e trasversale. Se è vero che i volumi assoluti restano più contenuti (0,99 miliardi contro i 3,14 di Perugia), il ritmo di crescita percentuale è quasi sovrapponibile. Un segnale importante per un territorio che, storicamente, ha vissuto le difficoltà della transizione industriale e che oggi mostra una ritrovata voglia di investire nel mattone.

L'allarme sul credito al consumo: “Prestiti per tappare i buchi”

Il capitolo che più fa riflettere gli analisti del sindacato è quello del credito al consumo. In Umbria, questa voce è passata da 1,94 a 2,02 miliardi di euro, con un balzo di 80 milioni in un anno, pari a un +4,2 per cento. Siamo poco sotto la media nazionale del 4,5%, ma la dinamica è comunque intensa e superiore a quella di regioni come la Campania o la Puglia.

Ma cosa si nasconde dietro questo aumento? Per la Fabi, la lente d'ingrandimento va puntata sulla qualità della spesa. “Quando il prestito personale serve per pagare bollette, spese correnti o sostituire l’auto usata, non siamo di fronte a un ciclo sano di consumo, ma a una forma di ammortizzatore privato a carico delle famiglie” sottolinea Sileoni. Il timore è che il ricorso al credito, in molti casi, non sia una scelta ma una necessità per arrivare a fine mese, in un contesto di potere d'acquisto eroso dall'inflazione e da salari che non tengono il passo.

Un meccanismo pericoloso, che espone le famiglie a tassi di interesse molto elevati. A livello nazionale, il tasso medio sui prestiti personali viaggia all'8,11%, oltre 60 punti base sopra la media europea. Un costo che rischia di trasformare un bisogno temporaneo in un debito strutturale difficile da smaltire.

Il nodo tassi: "In Italia e in Umbria si paga di più"

A chiudere il cerchio dell'analisi della Fabi è il tema del costo del denaro. Nonostante i recenti segnali di allentamento della politica monetaria della Bce, l'Italia continua a scontare un differenziale negativo rispetto all'Eurozona. Sui mutui, il tasso medio italiano a inizio 2026 è al 3,55%, contro una media Ue del 3,23%.

“Il credito resta più caro che nel resto d’Europa e la trasmissione delle decisioni della Bce è incompleta – afferma Sileoni – questo significa che anche in Umbria famiglie e imprese pagano un sovrapprezzo strutturale per finanziarsi. Crescere pagando di più non è un vantaggio competitivo, soprattutto in territori di dimensione media come Perugia e Terni” .

L'auspicio finale del sindacato è che il sistema bancario faccia la sua parte, riducendo i tassi applicati alla clientela in modo più rapido e omogeneo. In uno scenario globale segnato da tensioni geopolitiche e possibili nuovi shock energetici, il rischio di una "stagflazione" è concreto. “Serve che le banche recepiscano più rapidamente i segnali della politica monetaria, riducendo i tassi praticati e ampliando l’accesso al credito, soprattutto per i territori più fragili – conclude Sileoni – Il credito è una leva di sviluppo, ma funziona solo se viene attivata in modo coordinato e non scarica sulle famiglie il costo delle inefficienze di sistema” .

In questo quadro, proteggere il potere d'acquisto delle famiglie e garantire l'accesso al credito a condizioni eque diventa una priorità non solo sociale, ma anche economica per evitare che la crescita dei numeri si trasformi in un aumento insostenibile del debito privato.

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Federico Zacaglioni
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