19 Feb, 2026 - 12:57

Eventi estremi e danni alle colture, da Assisi una richiesta di svolta strutturale per il sistema agricolo italiano

Eventi estremi e danni alle colture, da Assisi una richiesta di svolta strutturale per il sistema agricolo italiano

Cresce il valore assicurato nel settore agricolo, ma l’incremento non tiene ancora il passo con l’accelerazione dei fenomeni meteorologici che negli ultimi anni stanno mettendo sotto pressione imprese e territori. È questo il messaggio emerso dal 18° Convegno nazionale sulla gestione del rischio in agricoltura, ospitato al Teatro Lyrick di Santa Maria degli Angeli, che ha riunito centinaia di agricoltori, professionisti, tecnici ed esponenti istituzionali provenienti da tutta Italia.

Al centro del confronto, l’esigenza di rafforzare gli strumenti di prevenzione e tutela in un contesto profondamente segnato dai cambiamenti climatici. L’appuntamento annuale, promosso dal Cesar (Centro per lo sviluppo agricolo e rurale) insieme ad Asnacodi Italia e al Dsa3 dell’Università degli Studi di Perugia, con il patrocinio di Ismea, Ania, Agea, AgriCat e della Fondazione di settore, si è confermato un momento di analisi e indirizzo strategico per l’intero comparto, chiamato a misurarsi con rischi sempre più frequenti, imprevedibili e onerosi.

Eventi estremi e coperture assicurative, il richiamo: “Serve maggiore consapevolezza”

A sintetizzare il senso dei lavori è stato il direttore del Cesar, Francesco Martella, nel suo intervento conclusivo. “Se è vero che il numero di aziende agricole che assicurano colture, allevamenti e strutture contro le calamità naturali sia in continua crescita, seppur molto lenta, alla luce degli evidenti cambiamenti climatici in corso, che sempre più provocano fenomeni meteorologici estremi, ciò risulta però ancora non sufficiente. Da qui il nostro invito anche agli agricoltori umbri a prendere seriamente in considerazione i tanti strumenti attualmente esistenti per la gestione del rischio, e alle istituzioni locali e regionali a far sinergia per creare una vera cultura del rischio tra gli imprenditori agricoli, coinvolgendoli e informandoli sui rischi che si possono correre in questo contesto e sulle tante opportunità esistenti con cui potersi difendere e tutelare”.

Un richiamo diretto, dunque, a superare diffidenze e ritardi culturali, in un quadro che vede eventi estremi sempre più frequenti e danni economici rilevanti per le imprese agricole.

Segnali positivi dai dati, ma le aziende assicurate sono ancora poche

Nel corso della mattinata sono stati presentati i dati aggiornati di Ismea. Nel 2025 il valore assicurato in Italia ha raggiunto 9,94 miliardi di euro, con un incremento del 3% rispetto al 2024. Un segnale positivo, che indica maggiore attenzione verso la gestione del rischio.

Tuttavia, il numero delle aziende assicurate resta contenuto: poco più di 57mila imprese, pari all’8% del totale delle aziende agricole attive. Gli ettari coperti sono stati 1,22 milioni, circa il 10% della superficie agricola nazionale. Numeri che, pur in crescita, confermano ampi margini di miglioramento.

Gestione del rischio, dalla Regione sostegno economico e incentivi selettivi

Nella fase conclusiva del convegno è intervenuta l’assessore regionale alle politiche agricole, Simona Meloni, che ha condiviso le finalità dell’iniziativa e riconosciuto le difficoltà in cui operano, in particolare, le piccole e medie imprese del settore.

“L’augurio è che - ha affermato dal palco Meloni - le risorse che stiamo investendo e le misure che stiamo adottando con la nuova programmazione rurale in questo campo possano contribuire rapidamente a portare l’Umbria nella media nazionale”.

Tra le misure annunciate figura l’aumento delle risorse per il prossimo bando sulle consulenze, che passeranno da 2 milioni a 7,5 milioni di euro. Inoltre, l’assessore ha aperto alla possibilità di introdurre un’ulteriore premialità nei criteri di selezione dei bandi per gli investimenti a favore delle aziende che si assicurano contro i rischi.

“Possiamo anche prendere in considerazione, nei criteri di selezione - ha aggiunto Meloni - del bando investimenti, un’ulteriore premialità per chi si assicura contro i rischi”.

Le novità della campagna 2026

A tracciare le prospettive per il prossimo anno assicurativo è stato Albano Agabiti, presidente di Asnacodi Italia, che ha evidenziato il trend positivo registrato nel 2025.

“La prima considerazione è che nel 2025 è aumentato il valore assicurato e ciò è molto positivo poiché indica una crescita di attenzione degli agricoltori verso una gestione coerente del rischio in questo momento di grandi cambiamenti climatici”.

Agabiti ha poi illustrato le principali novità della campagna 2026. “Da quest’anno - ha spiegato Agabiti - il fondo mutualistico nazionale Agricat, a cui si aderisce in maniera volontaria ma che prevede un prelievo obbligatorio dagli aiuti diretti della Pac agli agricoltori, si va a combinare con le polizze ordinarie: avremo perciò polizze più performanti e a un costo minore, una grande opportunità e un ulteriore strumento per mettersi in protezione dai rischi. Inoltre, quest’anno partono anche le cosiddette polizze smart, polizze semplificate, cioè, che vanno a coprire solo i costi di produzione e non il valore della stessa, uno strumento innovativo per coloro che non si sono mai assicurati e per colture estensive a basso valore di produzione a ettaro. Con queste due importanti novità siamo pronti ad aprire la campagna 2026, quello che chiediamo è sempre una semplificazione della burocrazia”.

Un confronto tecnico ad ampio raggio

Il convegno si è aperto con i saluti del presidente del Cesar, Francesco Tei, dell’assessore comunale di Assisi, Scilla Cavanna, e del coordinatore del Comitato interprofessionale, Marco Orsini. Nel corso della mattinata si sono alternati interventi tecnici di rappresentanti di Ismea, AgriCat, Agea, del Masaf (Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste), di operatori del settore assicurativo e riassicurativo, del mondo bancario e della consulenza specialistica.

Dall’analisi dei cambiamenti climatici agli strumenti pubblici e privati disponibili, fino agli scenari futuri e agli obiettivi della programmazione, il confronto ha delineato un quadro complesso ma in evoluzione.

L’obiettivo condiviso è chiaro: rafforzare la resilienza del sistema agricolo italiano, ridurre l’esposizione ai rischi climatici e consolidare una rete di protezione efficace, sostenibile e accessibile, capace di accompagnare le imprese in una fase di profonda trasformazione ambientale ed economica.

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Francesco Mastrodicasa
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