Perugia si racconta all’Europa attraverso lo sport. Lo fa dalla vetrina internazionale della BIT di Milano, all’interno del panel “Umbria, destinazione sport”, dove prende forma una candidatura che guarda al 2028 e che punta ben oltre un semplice riconoscimento. La città umbra ha ufficializzato la propria corsa al titolo di Capitale Europea dello Sport, presentando un progetto che intreccia identità urbana, politiche pubbliche e visione sociale. A illustrare le ragioni della candidatura è stato l’assessore allo Sport del Comune di Perugia, Pierluigi Vossi, in un contesto di alto profilo istituzionale e mediatico che ha visto la presenza, tra gli altri, della presidente della Regione Umbria Stefania Proietti, dell’assessora regionale al turismo Simona Meloni, di Giuseppe Cerasa, direttore delle Guide di Repubblica, del presidente di Fondazione Sportcity Fabio Pagliara, di Luca Brustenghi di Umbria Crossing e del campione olimpico Massimiliano Rosolino.
Nel suo intervento, l’assessore Vossi ha costruito il racconto della candidatura partendo dall’anima stessa della città. "Perugia è una città antica, arroccata su una collina nel cuore verde d’Italia, con oltre tremila anni di storia, ma è anche una città giovane e internazionale, attraversata ogni giorno da studenti, atleti, famiglie e cittadini provenienti da tutto il mondo". Un equilibrio che diventa cifra identitaria e che trova nello sport il suo linguaggio più universale.
A Perugia, lo sport non è confinato agli impianti o agli eventi di cartello, ma vive nei quartieri, nelle scuole, nei parchi, negli spazi verdi e persino tra le mura storiche. "Qui lo sport non è mai stato separato dalla vita urbana è parte integrante del tessuto cittadino". È su questa integrazione che si fonda il progetto di candidatura, che non nasce come iniziativa settoriale ma come visione trasversale.
L’idea guida è chiara: lo sport come politica pubblica. "La nostra candidatura nasce da un’idea semplice e potente: lo sport come politica pubblica trasversale. A Perugia dialoga con la salute, con l’istruzione, con il welfare, con la mobilità sostenibile e con la rigenerazione urbana". Una dichiarazione che sposta il baricentro: non lo sport come fine, ma come strumento per migliorare la qualità della vita e rafforzare la coesione sociale.
Il cuore simbolico e comunicativo della candidatura è racchiuso nello slogan “Perugia si muove. L’Europa gioca con noi”, un messaggio identitario che racconta dinamismo, apertura e partecipazione. Non una corsa solitaria, ma un dialogo con il continente, in linea con i valori promossi da ACES Europe, l’organismo che dal 2001 assegna annualmente il titolo di Capitale Europea dello Sport alle città che si distinguono per progetti fondati sui principi etici dello sport.
La città vincitrice è infatti chiamata a organizzare, nell’anno di riferimento, almeno 36 eventi sportivi di rilevanza nazionale e internazionale, con ricadute significative in termini di visibilità, turismo e indotto economico.
In questo quadro, Perugia non si propone come eccezione, ma come laboratorio. "Non ci candidiamo per un titolo fine a sé stesso, ma per raccontare un modello urbano in cui lo sport è infrastruttura sociale, strumento di inclusione e fattore di sviluppo sostenibile". Un modello che mette al centro le persone, dall’attività di base fino ai grandi eventi, e che valorizza il territorio umbro come destinazione sportiva integrata.
La presenza alla BIT di figure istituzionali, manageriali e sportive di primo piano rafforza la credibilità del progetto e ne amplia la portata. Perugia si presenta così all’Europa non solo come città candidata, ma come città pronta. Pronta a giocare la sua partita, con una visione chiara e un’idea di sport che guarda al futuro senza dimenticare le proprie radici.