Dopo la presa di posizione della Filcams Cgil sulla possibile chiusura del punto vendita Euronics di Gubbio entro giugno 2026, arriva ora anche l’intervento del Partito Democratico eugubino, che esprime piena solidarietà agli otto dipendenti coinvolti e chiede un impegno diretto delle istituzioni cittadine.
In una nota diffusa nelle ultime ore, il gruppo dem sottolinea la preoccupazione per una vicenda che rischia di avere ricadute non soltanto occupazionali, ma anche sociali ed economiche sul territorio.
Al centro della questione resta la possibile cessazione dell’attività commerciale e la mancanza, almeno fino a questo momento, di spiegazioni considerate sufficientemente chiare sulle motivazioni che avrebbero portato alla decisione aziendale.

Il Partito Democratico evidenzia soprattutto il clima di incertezza che continua a circondare la vicenda.
Secondo quanto riportato nella nota, “colpisce il fatto che l’annuncio della chiusura sia arrivato senza che siano state chiarite le reali motivazioni alla base di questa scelta”.
Un elemento che si aggiunge alle osservazioni già formulate dalla Filcams Cgil di Perugia, che nei giorni scorsi aveva parlato di un quadro economico incompleto e di informazioni ancora insufficienti rispetto alle prospettive future dei lavoratori.
La vicenda, quindi, continua a presentare numerose zone d’ombra, soprattutto sul piano industriale e gestionale.
Nel mirino del PD eugubino finisce anche il rallentamento del confronto istituzionale.
Il gruppo dem sottolinea infatti che la richiesta di incontro inviata al sindaco Vittorio Fiorucci sarebbe ferma da tempo e avrebbe ricevuto come unica risposta un rinvio a dopo la Festa dei Ceri.
Una situazione che il Partito Democratico considera non più rinviabile, vista la delicatezza della vicenda occupazionale.
Per questo motivo viene chiesto ufficialmente al primo cittadino di aderire formalmente alla mobilitazione dei lavoratori, oggi in stato di agitazione, esprimendo pubblicamente il sostegno dell’amministrazione comunale.
Ma soprattutto il PD sollecita la convocazione urgente di un tavolo di confronto tra rappresentanze sindacali, la società che gestisce il punto vendita e il gruppo concedente del marchio.
L’obiettivo è capire se esistano margini per evitare la chiusura oppure per garantire tutele concrete ai dipendenti.
Il caso Euronics continua infatti ad assumere un significato più ampio rispetto alla semplice cessazione di un’attività commerciale.
Come già evidenziato nei giorni scorsi dalla Filcams, la struttura del marchio Euronics si basa su un sistema articolato di gruppi territoriali e gestioni locali. In questo quadro emerge anche il ruolo del gruppo Butali, indicato dal sindacato come soggetto rispetto al quale mancherebbero, almeno per ora, iniziative visibili a tutela dell’occupazione.
La situazione di Gubbio si inserisce inoltre in un contesto nazionale di forte trasformazione del commercio dell’elettronica, stretto tra la concorrenza dell’e-commerce una riduzione dei margini che si intrecciano con il cambiamento delle abitudini di acquisto e la crescita delle piattaforme online.
In molte città italiane i grandi punti vendita specializzati stanno vivendo una fase delicata, soprattutto nei centri medi e piccoli.

Accanto alla questione occupazionale emerge poi un altro interrogativo che a Gubbio inizia a circolare con sempre maggiore insistenza: cosa accadrà allo spazio commerciale in caso di chiusura definitiva?
Negli ultimi anni il tessuto commerciale cittadino ha già subito trasformazioni importanti, con attività storiche sostituite da modelli distributivi molto diversi rispetto al passato.
Il rischio evocato da più parti è quello di un progressivo impoverimento qualitativo dell’offerta commerciale cittadina, in un momento già complesso per il commercio tradizionale.
La possibile chiusura di Euronics, dunque, viene letta anche come il sintomo di un cambiamento economico più profondo che coinvolge il rapporto tra città, lavoro e distribuzione commerciale.
Nel frattempo lo stato di agitazione proclamato dalla Filcams Cgil resta attivo e la pressione politica sul caso sembra destinata ad aumentare nelle prossime settimane.
Molto dipenderà dalle prossime mosse dell’azienda e dall’eventuale apertura di un confronto istituzionale vero e proprio.
Per gli otto dipendenti coinvolti, però, il tempo inizia a stringere. E attorno alla vicenda cresce la sensazione che la partita non riguardi soltanto un singolo punto vendita, ma un pezzo dell’equilibrio economico e sociale della città.
La richiesta che arriva dal Partito Democratico è chiara: evitare silenzi, accelerare il confronto e tentare ogni strada possibile prima che la saracinesca si abbassi definitivamente.