Ennesima odissea per i pendolari umbri diretti a Roma. Lunedì mattina il treno regionale veloce Terni-Roma delle 7:30 è stato cancellato senza alcun preavviso, lasciando a terra decine di viaggiatori diretti nella Capitale. I passeggeri sono stati dirottati su autobus sostitutivi all’ultimo momento, che si sono rivelati sovraffollati. Molti pendolari hanno dovuto affrontare il viaggio in piedi fino a Orte, trasformando il rientro post-Ferragosto in una giornata da dimenticare. L’episodio – segnalato inizialmente dal Messaggero e rilanciato sui social – ha suscitato l’immediata indignazione di utenti e politici locali, riaccendendo i riflettori sulle difficoltà croniche dei trasporti ferroviari in Umbria.
Secondo le ricostruzioni, lunedì 18 agosto il treno regionale veloce 34061 in partenza da Terni alle 7:30 e diretto a Roma Termini (arrivo previsto 8:57) non è mai arrivato in stazione: la corsa è stata soppressa poco prima della partenza. La cancellazione improvvisa ha colto di sorpresa decine di pendolari provenienti non solo dal ternano ma anche da Foligno, Spoleto e altre località umbre, molti dei quali già costretti a un primo tratto di viaggio in autobus a causa di altri lavori sulla linea. In assenza del treno, Trenitalia ha predisposto bus sostitutivi per consentire ai viaggiatori di raggiungere Roma.
Il trasferimento però non è stato privo di disagi: i pullman messi a disposizione si sono riempiti al limite, con numerosi passeggeri rimasti in piedi almeno fino alla stazione di Orte, primo snodo utile lungo la tratta per la Capitale. Sui gruppi Facebook dei pendolari umbri sono subito comparsi messaggi di rabbia e frustrazione, mentre il Comitato Pendolari Umbri ha chiesto chiarimenti urgenti a Trenitalia sull’accaduto.
Trenitalia, dal canto suo, ha fornito una versione differente. L’azienda sostiene che i viaggiatori siano stati avvisati in stazione della soppressione e assistiti dal personale ferroviario. Trenitalia ha precisato che sono stati impiegati tre autobus sostitutivi, per un totale di circa 130 passeggeri trasferiti. Secondo la società, c’erano posti a sedere sufficienti per tutti: sarebbero addirittura rimasti alcuni posti liberi e “nessun pendolare [è stato] costretto a stare in piedi”. Una ricostruzione che contrasta nettamente con le segnalazioni dei viaggiatori sul campo.
La vicenda ha avuto immediata eco politica. Ad accendere i riflettori è stata Anna Ascani, deputata umbra del Partito Democratico, che in un post su Instagram ha rilanciato la notizia esprimendo sdegno per l’accaduto. “A Terni il collegamento per Roma è saltato senza alcun preavviso, i viaggiatori, costretti su bus sostitutivi stracolmi e in piedi fino a Orte, hanno vissuto l’ennesima giornata da dimenticare”, ha scritto Ascani. L’esponente PD ha puntato il dito contro Trenitalia e il governo nazionale, accusandoli di minimizzare il problema: “Trenitalia – sostiene Ascani – si difende dicendo che il convoglio sarebbe arrivato a Termini ‘in orario’. Ma la realtà è un’altra”. Secondo Ascani, l’Umbria è sempre più isolata sul fronte dei collegamenti, mentre il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini “paventa investimenti miliardari altrove”.
Il caso del treno Terni-Roma cancellato è solo l’ultimo sintomo di una situazione trasporti disastrosa in Umbria. Da mesi – e ancor più durante l’estate 2025 – gli utenti denunciano un vero “calvario” quotidiano sulle rotte ferroviarie regionali. Sono migliaia i pendolari umbri (si stimano circa 25 mila persone, più le loro famiglie) penalizzati da ritardi, cancellazioni e percorsi allungati. I treni regionali vengono spesso deviati sulla linea lenta anziché sulla direttissima, con aggravio dei tempi di viaggio, senza che ai passeggeri vengano offerte adeguate informazioni o assistenza.
Ad aggravare la situazione nell’estate 2025 è intervenuto un massiccio programma di lavori infrastrutturali sulla dorsale ferroviaria umbra. Dal 6 agosto al 6 settembre 2025, infatti, Rete Ferroviaria Italiana (RFI) ha avviato cantieri di potenziamento tecnologico sulla linea Orte-Falconara e nel nodo di Roma. Tali interventi, sebbene indispensabili per modernizzare la rete, hanno comportato pesanti limitazioni al servizio: la tratta Terni–Foligno è stata completamente interrotta per un mese, mentre tra Orte e Terni i treni hanno circolato su un unico binario, riducendo la capacità del 50%.
Di fronte alle proteste montanti, il Governo ha più volte ribadito la necessità dei lavori e promesso benefici a lungo termine. “Gli interventi garantiranno una maggiore regolarità del servizio e un incremento della capacità della rete”, ha assicurato il ministro Salvini, definendo il piano di investimenti “strategico per il futuro”. In risposta alle critiche sull’isolamento dell’Umbria, il Ministero sottolinea come, nonostante i cantieri, siano stati comunque mantenuti collegamenti quotidiani tra Terni e Roma – seppur ridotti – proprio per tutelare il diritto alla mobilità dei pendolari.
Eppure, a fronte di queste rassicurazioni, la percezione diffusa in Umbria è quella di essere stati messi in secondo piano. Mentre si pianificano e si finanziano mega-opere in altre regioni – dalla nuova Alta Velocità al discusso Ponte sullo Stretto di Messina – i cittadini umbri vedono il loro territorio escluso dai grandi circuiti infrastrutturali. L’Umbria resta priva di collegamenti ad Alta Velocità diretti con Roma e deve accontentarsi di linee storiche lente e a binario unico per lunghi tratti. I lavori in corso, per quanto necessari, hanno acuito questa sensazione di isolamento geografico, alimentando il malcontento.