Tre bambini umbri di età compresa tra i tre e i cinque anni sono ricoverati in diversi ospedali dopo avere contratto un'infezione da Escherichia coli.
Uno dei piccoli si trova all'Ospedale Bambino Gesù di Roma, un altro è ricoverato all'Ospedale Meyer di Firenze, mentre il terzo è assistito in una struttura sanitaria di Perugia.
Secondo quanto emerso finora, il bambino inizialmente ricoverato all'ospedale di Foligno e successivamente trasferito nella Capitale non sarebbe in gravi condizioni. Al momento non sono invece state rese note le condizioni cliniche degli altri due piccoli pazienti.
La vicenda, anticipata dal Corriere dell'Umbria, ha fatto immediatamente scattare le verifiche da parte della Usl Umbria 1, che ha avviato un'approfondita indagine epidemiologica per ricostruire il luogo e le modalità del contagio.
Gli operatori del Servizio Igiene e Prevenzione stanno raccogliendo tutte le informazioni necessarie per individuare un eventuale elemento comune tra i tre casi.
Tra le ipotesi al vaglio degli esperti vi sarebbe anche una piscina della provincia di Perugia frequentata dai bambini. Proprio nella struttura sarebbero già stati effettuati campionamenti e prelievi per verificare l'eventuale presenza del batterio, anche se al momento non esistono conferme ufficiali che colleghino il contagio a quell'ambiente.
L'indagine epidemiologica dovrà infatti accertare se i tre bambini abbiano frequentato gli stessi luoghi, consumato gli stessi alimenti oppure siano stati esposti a una medesima fonte di contaminazione.
L'Escherichia coli, spesso indicato semplicemente con la sigla E. coli, è un batterio normalmente presente nell'intestino dell'uomo e di molti animali. Nella maggior parte dei casi si tratta di un microrganismo innocuo che svolge anche funzioni utili, contribuendo all'equilibrio della flora batterica intestinale e partecipando ai processi digestivi.
Esistono però alcuni ceppi patogeni che producono tossine capaci di provocare infezioni anche gravi. Tra questi, i più conosciuti appartengono al gruppo degli E. coli produttori di Shiga-tossina (STEC), responsabili di forme di gastroenterite che possono interessare soprattutto i bambini piccoli e gli anziani.
L'infezione può essere contratta attraverso il consumo di alimenti contaminati, acqua non sicura, latte non pastorizzato, carne poco cotta oppure mediante contatto diretto con persone o superfici contaminate. In alcuni casi il contagio può verificarsi anche in ambienti acquatici qualora l'acqua venga contaminata da materiale fecale.

I sintomi più frequenti comprendono diarrea, spesso accompagnata da dolori addominali intensi, nausea, vomito e febbre. Nei casi provocati dai ceppi più aggressivi può comparire diarrea con presenza di sangue.
Nella maggior parte delle persone l'infezione si risolve spontaneamente nel giro di alcuni giorni grazie a una corretta idratazione e al monitoraggio clinico. Tuttavia, soprattutto nei bambini molto piccoli, può svilupparsi una rara ma grave complicanza chiamata sindrome emolitico-uremica (SEU).
Questa patologia può compromettere il funzionamento dei reni, provocare anemia e riduzione delle piastrine, rendendo necessario il ricovero ospedaliero e, nei casi più severi, trattamenti specialistici.
Proprio per questo motivo i medici raccomandano di rivolgersi tempestivamente alle strutture sanitarie quando un bambino presenta diarrea persistente, soprattutto se accompagnata da sangue o da segni di disidratazione.
Le autorità sanitarie umbre proseguono nel frattempo gli accertamenti per individuare l'origine dell'infezione e verificare l'eventuale collegamento tra i tre episodi.
Sarà il lavoro degli epidemiologi, attraverso l'analisi dei campioni ambientali e la ricostruzione degli spostamenti e delle abitudini dei piccoli pazienti, a chiarire se si tratti di casi collegati tra loro oppure di infezioni indipendenti.
Fino alla conclusione delle indagini non è possibile attribuire con certezza il contagio a una specifica struttura o a una determinata fonte. Le verifiche in corso hanno proprio l'obiettivo di tutelare la salute pubblica e di individuare rapidamente eventuali fattori di rischio, così da adottare tutte le misure necessarie per prevenire nuovi casi.