“Nessuno dei reati contestati è stato commesso”. Con questa ferma dichiarazione, gli avvocati David Brunelli e Francesco Falcinelli hanno aperto la fase finale del processo sul famoso esame di Luis Suarez, chiedendo l’assoluzione piena per Giuliana Grego Bolli, Stefania Spina e Simone Olivieri. I tre ex vertici dell'Università per Stranieri di Perugia sono accusati di aver orchestrato una prova "su misura" per il calciatore uruguaiano nel settembre del 2020.
L'arringa difensiva, durata tre ore e supportata da slide, ha mirato a smontare le pesanti richieste della Procura: condanne tra i due anni e quattro mesi e i due anni e otto mesi per falso e rivelazione di segreto d’ufficio. Secondo la difesa, non vi fu alcuna irregolarità nella gestione della sessione che avrebbe dovuto spalancare a Suarez le porte della cittadinanza italiana e della Juventus.
Diametralmente opposta la visione del sostituto procuratore Gianpaolo Mocetti, convinto che l'atleta fosse stato favorito indebitamente per ragioni di calciomercato. “L’esame di Suarez è risultato una farsa perché gli avevano dato un copione da recitare a memoria”, ha ribadito l'accusa, descrivendo un test pianificato nei minimi dettagli. Per gli inquirenti, gli imputati avrebbero fornito in anticipo domande e risposte affinché la prova venisse superata “subito e senza ostacoli” falsificando anche le motivazioni dell'urgenza.
Mentre la posizione della Juventus è rimasta estranea ai fatti contestati, il dibattimento si è concentrato sulla natura di quella certificazione linguistica. Da un lato, la ricostruzione della Guardia di Finanza parla di un privilegio concesso a un fuoriclasse; dall'altro, i legali degli accademici sostengono la correttezza formale e sostanziale dell'esame. Ora la decisione spetta al tribunale, chiamato a stabilire se quella sessione fu un atto legittimo o una messinscena giudiziariamente rilevante.
Le richieste di condanna avanzate dai magistrati a Gennaio (il procuratore capo Raffaele Cantone e i sostituti Paolo Abbritti e Giampaolo Mocetti) riguardavano i seguenti imputati e pene:
-Giuliana Grego Bolli (ex rettrice dell'Università per Stranieri di Perugia): chiesti 2 anni e 4 mesi di reclusione.
-Simone Olivieri (ex direttore generale dell'ateneo): chiesti 2 anni di reclusione.
-Stefania Spina (docente e coordinatrice del centro di certificazione linguistica): chiesti 2 anni di reclusione.
Il 17 settembre 2020, un aereo privato atterrò a Perugia con a bordo Luis Suarez. L'attaccante uruguaiano, ormai ai saluti con il Barcellona aveva un'urgenza burocratica: ottenere la certificazione B1 di lingua italiana, un "passaporto" fondamentale per liberare un posto da extracomunitario nella rosa della Juventus, che lo stava trattando.
All'arrivo all'Università per Stranieri, Suarez, coperto da mascherina e cappellino, trovò ad attenderlo una piccola folla di tifosi e giornalisti. L'esame si svolse in tempi record: 20-25 minuti. La procedura du anomala, e il diploma vennve consegnato subito dopo la prova. Il percorso verso la Serie A sembraa spianato, ma la vicenda si complicò rapidamente.
Quell'esame finiva infatti, sotto la lente d'ingrandimento della Procura di Perugia. Le intercettazioni rivelavano la natura della prova: il contenuto dell'esame era stato concordato in anticipo con gli esaminatori, che avevano inviato le domande via email al calciatore. Nelle conversazioni captate, si ironizzava sulle scarse capacità linguistiche di Suarez.
Il procuratore capo Raffaele Cantone definiva quindi l'accaduto "una farsa", contestando la validità della procedura e l'accordo per garantire la promozione. L'indagine portava a perquisizioni negli uffici dell'ateneo e coinvolgeva i vertici dell'università e, successivamente, anche dirigenti della Juventus. La vicenda si trasformava in un caso giudiziario nazionale, con la Corte dei Conti che in seguito condannò gli ex vertici universitari per danno d'immagine.