Le pale eoliche che nessuno vuole, almeno tra chi vive e lavora sull’Altopiano dell’Alfina, tornano al centro della scena. Con una decisione destinata a far discutere anche oltre i confini regionali, il Tar dell’Umbria ha annullato il diniego della Regione sul progetto “Phobos”, l’impianto da sette aerogeneratori previsto tra Orvieto e Castel Giorgio.
Una sentenza che non entra nel merito dell’impatto paesaggistico o ambientale, ma si concentra su un nodo procedurale decisivo: l’autorizzazione si sarebbe già formata per “silenzio-assenso”, rendendo illegittimo il successivo stop imposto da Palazzo Donini.
Un passaggio tecnico che, però, ha conseguenze molto concrete: il progetto torna in campo.
Il punto centrale della vicenda è tutto qui. Secondo i giudici amministrativi, la Regione Umbria avrebbe dovuto concludere l’iter autorizzativo entro i termini previsti dalla normativa nazionale di semplificazione per le rinnovabili.
Non avendolo fatto, sarebbe scattato automaticamente il meccanismo del silenzio-assenso, introdotto durante il governo Draghi per accelerare la transizione energetica.
Questo significa che, al momento del diniego formale del novembre 2025, l’autorizzazione era già efficace. Di conseguenza, il Tar ha stabilito che non è più possibile respingere il progetto con un atto ordinario.
Il progetto “Phobos” nasce nell’agosto 2021, quando RWE Renewables Italia presenta la richiesta di Valutazione di impatto ambientale al Ministero della Transizione Ecologica e l’istanza di Autorizzazione Unica alla Regione.
Si tratta di un impianto imponente: sette pale eoliche da 6 megawatt ciascuna, alte fino a 200 metri, in un’area di grande valore paesaggistico tra Orvieto, Civita di Bagnoregio e il lago di Bolsena.
Fin dall’inizio, il progetto incontra forti resistenze. Comitati civici, associazioni ambientaliste e residenti contestano l’impatto dell’opera, mentre le istituzioni esprimono pareri contrastanti.
Il via libera ambientale arriva nel giugno 2023, con l’intervento del Consiglio dei ministri, ma il percorso amministrativo resta accidentato fino allo stop regionale del 2025, ora annullato.
Contro il progetto si è formato negli anni un fronte ampio e trasversale. Non solo cittadini e agricoltori, ma anche esponenti del mondo della cultura come la regista Alice Rohrwacher e lo stilista Alessandro Michele.
Le loro posizioni convergono su un punto: il rischio di compromettere un territorio considerato unico.
«Non si può deturpare il paesaggio e l’anima di questi luoghi trasformandoli in un’area industriale», afferma Monica Tommasi, presidente di Amici della Terra Onlus.
Una critica che va oltre il singolo progetto e investe il modello di sviluppo. «Queste scelte dovrebbero essere pianificate e condivise», aggiunge, denunciando una percezione diffusa di decisioni calate dall’alto.
Uno degli aspetti più controversi riguarda il rapporto tra incentivi e localizzazione degli impianti. Secondo i contrari, l’altezza delle pale sarebbe legata non tanto alla presenza di vento, quanto alla necessità di rendere economicamente sostenibile l’investimento.
«A esserci sono gli incentivi. E pur di prenderli si fa una violenza inaudita al territorio», sostiene Tommasi.
Un’accusa che apre un tema più ampio: come conciliare la transizione energetica con la tutela del paesaggio, soprattutto in aree ad alta densità storica e culturale.

Il coinvolgimento di figure come Alice Rohrwacher e Alessandro Michele ha dato al caso una dimensione nazionale. La regista, residente nella zona, si è costituita nel procedimento e ha promosso un appello sottoscritto da oltre cento personalità.
Nel documento si parla apertamente di «assalto eolico» e di «ferite irreversibili al territorio», con il timore che il caso possa diventare un precedente per altre installazioni simili.
Michele, proprietario del Castello di Montalfina, ha invece sottolineato anche l’impatto visivo sull’area, già sottoposta a tutela culturale.
Nonostante la sentenza del Tar, la battaglia è tutt’altro che conclusa. Il fronte del “No” indica una strada precisa: l’annullamento in autotutela del silenzio-assenso.
La Regione, secondo i comitati, ha ancora margine per intervenire, ma deve farlo entro tempi stringenti. Il termine indicato è il 27 giugno, cioè 180 giorni dalla sentenza del Consiglio di Stato che ha certificato la formazione del silenzio-assenso.
«La Regione ha il dovere di andare fino in fondo», insiste Tommasi, chiedendo una nuova istruttoria che tenga conto delle criticità già emerse.

Il progetto “Phobos” non è più solo una vicenda locale. È diventato un caso simbolo del conflitto tra transizione energetica e tutela del territorio.
Da una parte, la necessità di accelerare lo sviluppo delle rinnovabili. Dall’altra, la difesa di paesaggi considerati patrimonio identitario.
In mezzo, una normativa che punta alla semplificazione, ma che rischia di entrare in collisione con le esigenze dei territori.
E mentre le pale eoliche proiettano la loro ombra sulla rocca e sul dibattito pubblico, la domanda resta aperta: quale futuro per questi luoghi