Il fronte caldo degli impianti idroelettrici Enel di Terni torna a infiammarsi. A distanza di un anno esatto dalla conclusione della delicata vertenza sul Posto di Teleconduzione (PT) , i sindacati alzano di nuovo la voce, e lo fanno con toni che sanno di ultimatum. L’allarme, lanciato unitariamente da FILCTEM CGIL, FLAEI CISL e UILTEC UIL, non riguarda solo i numeri asfittici dell’organico - ridotti ormai ai minimi termini - ma scivola pericolosamente sul crinale della sicurezza industriale e territoriale. Nel mirino è finita la gestione della diga delle Marmore, uno dei salti idraulici più imponenti d’Europa, che dopo lo smantellamento del centro di controllo ternano non sarebbe più soggetta a un presidio continuativo nelle 24 ore. Una situazione che, per le sigle di categoria, non è più tollerabile e rischia di far precipitare la provincia in un nuovo, logorante iter vertenziale.

L’ultimo round del braccio di ferro si è consumato lo scorso 15 aprile, durante un incontro tra le rappresentanze sindacali e i vertici aziendali. Un faccia a faccia che, anziché portare rassicurazioni, ha di fatto cristallizzato le profonde fratture esistenti. Secondo quanto ricostruito nel documento diffuso dalle Segreterie Regionali e Provinciali, l’azienda si è presentata al tavolo illustrando un quadro di attività in deciso incremento. Piani di investimento, manutenzioni ordinarie e straordinarie da eseguire, tutte conseguenze dirette – paradossalmente – proprio del superamento del PT di Terni.
Eppure, a questo aumento del carico di lavoro tecnico e gestionale, non corrisponde un adeguato rinforzo della forza lavoro. Anzi. Le organizzazioni sindacali parlano senza mezzi termini di una “politica di restringimento di professionalità e quindi di posti di lavoro nella realtà ternana”. Il dato più stridente emerso dalla riunione è la proposta occupazionale messa sul piatto da Enel: una sola, probabile, assunzione. Una cifra giudicata quasi offensiva rispetto alle necessità croniche segnalate sia nella sezione Esercizio che in quella Manutenzione.
“L’azienda ci aveva garantito che a seguito del superamento del PT non si sarebbe pregiudicato il funzionamento degli impianti e che avrebbe garantito il livello occupazionale”, si legge nel duro comunicato a firma di Fabio Mencarelli, Stefano Ribelli (Filctem Cgil), Ciro Di Noia (Flaei Cisl) e Doriana Gramaccioni (Uiltec Uil). “Purtroppo, nell’incontro del 15 aprile l’azienda si è subito smentita confermando la sua inaffidabilità riguardo il mantenimento degli impegni presi”.

Se la questione occupazionale rappresenta il nervo scoperto storico di questa vertenza, è il capitolo sicurezza a segnare un pericoloso salto di qualità. I sindacati puntano il dito contro una situazione specifica, definita “eclatante”: la condizione in cui versa la diga delle Marmore. Con l’archiviazione del Posto di Teleconduzione di Terni, che fungeva da “cabina di regia” per il monitoraggio a distanza, la struttura idraulica – caratterizzata da uno dei salti più alti del continente – non sarebbe più presidiata nell’arco delle 24 ore.
Un vulnus che le rappresentanze dei lavoratori ritengono inspiegabile e potenzialmente pericoloso. “Ci chiediamo se la mancanza del presidio h24, che veniva svolto dal PT di Terni, presso la diga di Marmore non incida sulla sicurezza dell’impianto e soprattutto sulla sicurezza del territorio”, incalzano unitariamente i rappresentanti di FILCTEM, FLAEI e UILTEC. La domanda è retorica e pesa come un macigno in una provincia dove la memoria industriale è segnata da cicatrici profonde. Le sigle ricordano come in altri contesti, anche per dighe di minore complessità, il monitoraggio continuo sia una prassi consolidata e non derogabile.

L’insoddisfazione espressa dalle RSU e dalle segreterie è totale. Il segnale che Enel continua a mandare, viene sottolineato nel comunicato, “è estremamente negativo e di poco rispetto per la realtà di Terni”, territorio che dopo la perdita del centro direzionale PT poteva ambire a un rilancio industriale prospettico e non a un lento smantellamento.
L’azienda, dal canto suo, durante la riunione si sarebbe impegnata a rivalutare le rimostranze sindacali. Ma l’aria che tira in via Narni e nelle centrali della vallata è quella di una tregua armata. I sindacati sono stati chiarissimi: auspicano un immediato dietrofront con “un mandato chiaro ed esaustivo” e una campagna mirata di assunzioni. In caso contrario, la strada è già tracciata e riporta dritti a un nuovo conflitto sindacale.
“Qualora a breve l’azienda non provveda ai necessari inserimenti del personale”, concludono i segretari, “le organizzazioni sindacali saranno costrette ad aprire un nuovo iter vertenziale, come quello da poco conclusosi con il Posto teecvonduzione di Terni, coinvolgendo tutte le forze politiche ed istituzionali locali, regionali e nazionali”. Un avviso di garanzia politica, prima ancora che sindacale, per il futuro energetico e occupazionale della Conca.