12 Feb, 2026 - 12:57

Emergenza RSA in Umbria, Arcudi denuncia: "Dato drammatico", la Regione promette interventi strutturali

Emergenza RSA in Umbria, Arcudi denuncia: "Dato drammatico", la Regione promette interventi strutturali

In Umbria la situazione legata all’accesso alle Rsa e alle residenze protette per anziani assume contorni sempre più allarmanti. Al 31 gennaio 2026 risultano 1.519 persone in lista d’attesa per l’ingresso in strutture convenzionate. Il dato è emerso nel corso di un’interrogazione discussa in Consiglio regionale dal consigliere di opposizione Nilo Arcudi (Tp-Uc), con risposta della presidente della Regione Umbria, che detiene anche la delega alla salute, Stefania Proietti.

Il quadro restituisce l’immagine di un sistema sotto pressione, nel quale l’aumento della popolazione anziana e della non autosufficienza non trova ancora un’adeguata risposta in termini di posti disponibili e servizi territoriali, con ricadute dirette sulle famiglie e sul welfare regionale.

Posti disponibili e sistema delle convenzioni

Nel dettaglio, Proietti ha spiegato che il totale dei posti letto accreditati in residenza protetta in Umbria è di 2.247 posti. Di questi, “al 31 gennaio 2026 risultano 1.588 posti letto convenzionati: 733 nella Usl Umbria 1 e 855 nella Umbria 2”.

Il dato sulle liste d’attesa fotografa uno squilibrio strutturale tra domanda e offerta: “Il totale delle persone in lista d'attesa a fine gennaio 2026 è di 1.519: 708 nella Usl Umbria 1 e 811 nella Umbria 2”. Una pressione costante che coinvolge in modo omogeneo l’intero territorio regionale.

Spesa pubblica e costi dell’assistenza

Sul piano economico, la presidente ha fornito anche il quadro dei costi: “Per la presa in carico in convenzione dei pazienti, il costo ammonta a 60 euro al giorno. Nel 2024 la spesa è stata di oltre 24 milioni: 11,8 milioni nella Usl Umbria1 e 12,5 milioni nella Umbria2”.

Numeri che confermano l’impatto finanziario rilevante del sistema delle residenze protette, ma che allo stesso tempo evidenziano la distanza tra risorse disponibili e bisogni reali di una popolazione anziana in progressivo aumento.

La dinamica demografica: invecchiamento e non autosufficienza

Proietti ha inquadrato l’emergenza nel contesto demografico regionale: gli ultra 80enni rappresentano il 9% dei residenti. Le esigenze di anziani soli e non autosufficienti sono quindi in continua crescita. Stiamo ultimando la ricognizione aggiornata per definire il fabbisogno di tutte le strutture in tutti gli ambiti di assistenza”.

Una fotografia che colloca la crisi delle liste d’attesa all’interno di un fenomeno strutturale, legato all’invecchiamento della popolazione e alla trasformazione dei modelli familiari, sempre meno in grado di assorbire autonomamente il carico assistenziale.

La promessa della Regione: raddoppio dei posti

Sul piano programmatorio, la governatrice ha annunciato un impegno politico preciso: “nel nuovo Piano Socio sanitario verrà previsto il raddoppio dei posti disponibili nelle strutture residenziali e semi residenziali”. Oltre a questa prospettiva strutturale, Proietti ha richiamato anche progetti già attivi: “In questo momento esistono due progetti: Insieme (1,5 milioni di Fondi Fse) per l’integrazione intergenerazionale e Seneca per garantire la permanenza all’interno del contesto familiare e il sostegno ai caregiver”.

Un approccio che mira a integrare l’assistenza residenziale con politiche di domiciliarità e sostegno alle famiglie, in una logica di welfare territoriale più articolato.

La posizione dell’opposizione: “Dato preoccupante e drammatico”

Netta la replica del consigliere Arcudi, che ha definito la situazione “preoccupante e drammatica”, sottolineando l’urgenza di interventi immediati: “non possiamo aspettare altri 11 mesi, fino all’approvazione del Piano, per affrontare questo problema. I posti letto costano da 2600 a 4mila euro al mese e questo crea grande disagio per le famiglie”.

Arcudi ha inoltre ribadito la valenza strategica del tema: “Si tratta di un tema strategico da affrontare con maggiore determinazione. Le risorse provenienti dall’aumento delle tasse dovrebbero servire per questi interventi”.

Impatto sociale sulle famiglie

Le cifre sui costi mensili delle strutture private e il numero di persone in lista d’attesa rendono evidente l’impatto sociale della crisi: per molte famiglie l’assenza di posti disponibili si traduce in spese elevate, rinunce lavorative, carichi assistenziali insostenibili e ricorso a soluzioni informali o temporanee. La questione non riguarda solo l’organizzazione sanitaria, ma investe direttamente la tenuta sociale ed economica del territorio, con effetti sulla qualità della vita degli anziani e dei loro caregiver.

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Francesco Mastrodicasa
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