01 Jul, 2026 - 17:45

Emergenza carceri in Umbria, la relazione shock del Garante Caforio: “Celle sovraffollate, caldo record e detenuti psichiatrici in isolamento”

Emergenza carceri in Umbria, la relazione shock del Garante Caforio: “Celle sovraffollate, caldo record e detenuti psichiatrici in isolamento”

Un sistema sotto costante pressione, dove le temperature estive esasperano una crisi strutturale ormai cronica. Il perimetro della detenzione in Umbria si restringe sempre di più, schiacciato tra numeri insostenibili e risorse ridotte all'osso. La fotografia delle carceri umbre emerge dalla relazione annuale del Garante regionale Giuseppe Caforio, presentata oggi in Terza commissione. I dati aggiornati ai primi mesi del 2026 confermano un quadro d'allarme: 1.641 detenuti a fronte di appena 1.324 posti disponibili. Una eccedenza che si traduce in spazi ridotti, tensioni interne e una cronica carenza di personale. Con un'aggravante che pesa sui bilanci regionali: due detenuti su tre arrivano da fuori regione, un flusso che scarica sull'assistenza sanitaria locale costi e complessità gestionali senza precedenti. Sullo sfondo restano i nodi irrisolti dei malati psichiatrici e delle barriere al reinserimento sociale, mentre lo stesso ufficio del Garante si trova a operare a mani nude, senza fondi né personale proprio.

I numeri del sovraffollamento e l'effetto estate: condannati stipati in istituti senza isolamento termico

Entrando nel dettaglio dei dati aggiornati al 31 marzo 2026, la popolazione penitenziaria umbra racconta una realtà complessa: su 1.641 ristretti, 81 sono donne e 723 sono stranieri. A colpire è soprattutto l’alto tasso di condannati definitivi, ben 1.256, con una quota del 28% che deve scontare pene superiori ai dieci anni e una presenza di ergastolani doppia rispetto alla media nazionale. Questo sovraffollamento si scontra oggi con l'emergenza climatica. Tre delle quattro strutture regionali risalgono negli anni Ottanta, edificate senza alcuna coibentazione termica. I fondi ministeriali per l'acquisto di ventilatori e frigoriferi sono stati stanziati solo a fine giugno, rendendo gli apparecchi indisponibili prima della fine dell'estate. Una condizione che ha già spinto molti detenuti a presentare ricorsi, ottenendo sconti di pena per trattamenti inumani. “Le carceri non hanno spazi e personale da destinare all’affettività in uno spazio protetto, sancito dalla Corte costituzionale, ad eccezione dell’istituto di Terni”, ha spiegato il Garante delle persone sottoposte a misure restrittive o limitative della libertà, Giuseppe Caforio, evidenziando la violazione dei diritti fondamentali.

Il paradosso della sanità penitenziaria umbra e il dramma dei detenuti psichiatrici senza Rems

La spaccatura delle competenze tra Stato e Regioni rende ancora più complessa la gestione quotidiana degli istituti. Poiché due terzi dei detenuti provengono da Toscana, Lazio e regioni meridionali per reati commessi fuori dai confini umbri, la Regione Umbria si trova a farsi carico di un pesante aggravio economico. Spetta infatti alla sanità locale garantire le terapie, la gestione dei farmaci e la reperibilità dei medici, con rischi elevati di contenziosi legali legati all’alta età media della popolazione carceraria di Terni, Orvieto e Spoleto, colpita da patologie oncologiche, cardiologiche e respiratorie. Ancora più drammatica è la situazione dei detenuti psichiatrici. Persone che, per legge, non dovrebbero trovarsi in un carcere e che sono esposte a continui atti di autolesionismo e suicidi. Al momento vengono confinati in isolamento, sorvegliati costantemente da blocchi di almeno cinque agenti di Polizia penitenziaria. “Risulta dunque urgente attivare una Rems in Umbria”, ha denunciato Giuseppe Caforio, rimarcando la totale assenza nella regione di una Residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza in grado di offrire percorsi terapeutici dignitosi.

Lo smantellamento del 41 bis a Terni e Spoleto: il rischio di una fuga di personale e la scommessa della rieducazione

Il futuro prossimo riserva un ulteriore scossone organizzativo. Il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap) del ministero della Giustizia ha annunciato, in attuazione del piano “Kairos”, che i reparti a regime di 41 bis di Spoleto e Terni verranno smantellati e trasferiti altrove. Una decisione che rischia di trasformarsi in un paradosso. “Con quei detenuti se ne andrà probabilmente anche una parte del personale che li seguiva e non sappiamo se verrà sostituito”, ha avvertito il Garante regionale. Il pericolo concreto è quello di ritrovarsi con spazi più ampi ma con ancora meno agenti in servizio. Questa carenza si riflette direttamente sulla funzione rieducativa della pena: a Terni il sovraffollamento blocca le attività, mentre a Perugia mancano spazi ricreativi e sportivi adeguati. Una criticità che esplode a fine pena, quando i detenuti affrontano la crisi del reinserimento. Senza una formazione lavorativa strutturata, il rischio del ritorno al crimine resta altissimo. A frenare il sistema sono infine le carenze strutturali dei presidi di controllo: il Provveditorato regionale dell'amministrazione penitenziaria, pur rientrato in Umbria dalla Toscana, e il Tribunale di sorveglianza restano privi di uomini e magistrati sufficienti a smaltire l'enorme arretrato.

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Federico Zacaglioni
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