L’agricoltura guarda al futuro e lo fa attraverso l’innovazione tecnologica, la sostenibilità e una profonda ridefinizione delle competenze professionali.
È il quadro emerso ad Agriumbria, dove la Federazione regionale degli Ordini dei dottori agronomi e dei dottori forestali dell’Umbria (Fodaf) ha promosso un incontro dedicato a uno dei temi più attuali per il settore: l’utilizzo dei droni in agricoltura e le nuove prospettive aperte dalla recente evoluzione normativa.
Il workshop, dal titolo “Droni in agricoltura: nuove competenze e opportunità professionali”, ha rappresentato un momento di confronto operativo tra mondo accademico, istituzioni, professionisti e imprese, mettendo al centro il ruolo strategico dell’agronomo in una fase di profonda trasformazione del comparto agricolo.
Il punto di partenza del dibattito è stato il nuovo scenario delineato dalla legge 182/25 (Decreto Semplificazioni), che consente, in via sperimentale, l’utilizzo dei droni per la distribuzione dei fitofarmaci. Una novità destinata ad aprire prospettive significative in termini di efficienza, sostenibilità ambientale e ottimizzazione delle risorse.
In questo contesto, l’innovazione tecnologica non rappresenta più un’opzione, ma una leva imprescindibile per affrontare le sfide che attendono il settore primario: dalla riduzione dell’impatto ambientale alla gestione sempre più precisa dei fattori produttivi, fino all’adattamento ai cambiamenti climatici. È proprio in questa cornice che si inserisce il rilancio della figura dell’agronomo, chiamato a interpretare e accompagnare la transizione verso un’agricoltura di precisione, digitale e orientata alla sostenibilità.
A guidare il confronto è stato Francesco Martella, segretario dell’Ordine degli agronomi di Perugia, con il contributo di rappresentanti del mondo istituzionale, accademico e tecnico: Luca Mocci e Francesco Longari, presidente e vicepresidente della Fodaf Umbria, Marco Vizzari del Dipartimento DSA3 dell’Università degli Studi di Perugia, Mara Bodesmo per il Servizio fitosanitario regionale e Lorenzo Iuliano del Servizio tecnico FederUnacoma.
La presenza della Fodaf Umbria ad Agriumbria ha segnato anche un momento di rilancio della partecipazione attiva dell’ordine professionale all’interno di una manifestazione ormai consolidata come punto di riferimento per l’agricoltura del Centro-Sud Italia.
“La Fodaf dell’Umbria - ha commentato Mocci - vuole portare il suo contributo, che da anni manca, a questa manifestazione diventata un punto di riferimento per l’agricoltura del centro sud Italia. È un rilancio della nostra presenza e della nostra attività come agronomi a supporto del mondo agricolo per l’introduzione delle tecnologie innovative che oggi rappresentano il vero sviluppo dell’agricoltura chiamata a sfide strategiche come basso impatto ambientale e l’ottimizzazione dei fattori della produzione. Gli agronomi si inseriscono a pieno titolo nell’ambito tecnico scientifico per migliorare le performance delle imprese agricole e sviluppare le conoscenze e le competenze dei professionisti”.
Uno dei punti centrali emersi dal convegno riguarda la necessità di rafforzare la formazione dei professionisti, per consentire una piena integrazione delle nuove tecnologie nei processi produttivi agricoli. “Questo - ha aggiunto Martella - è anche un momento formativo importante ed è l’inizio di un percorso rispetto a nuove competenze che riguardano le tecnologie in agricoltura. Per questo stiamo lavorando a un protocollo d’intesa con FederUnacoma, la Federazione dei costruttori di macchine e attrezzature per l’agricoltura, finalizzato a proporre momenti di formazione sulle nuove tecnologie, siamo convinti che l’agronomo può essere la cinghia di trasmissione ideale per la traduzione e l’immissione nelle aziende agricole delle nuove tecnologie”.
Parole che ribadiscono la volontà di creare un sistema strutturato di collaborazione tra produttori di tecnologia e professionisti del settore, con l’obiettivo di favorire un trasferimento efficace dell’innovazione verso le imprese.
Sul piano tecnico-scientifico, il professor Marco Vizzari ha evidenziato come l’impiego dei droni stia entrando in una nuova fase evolutiva. Se fino ad oggi il loro utilizzo si è concentrato principalmente sul monitoraggio e sulla raccolta di dati, la nuova normativa apre alla possibilità di un impiego diretto nelle operazioni di campo.
“Viviamo in una fase assolutamente interessante per l’agricoltura - ha commentato Vizzari - proprio relativamente ai droni che, fino ad adesso, sono stati impiegati per il rilievo delle superfici agricole e per obiettivi diagnostici, per capire come la coltura si sviluppa dal punto di vista delle rese previste. Con la svolta del decreto di dicembre, i droni potranno essere impiegati in via sperimentale per la distribuzione dei fitofarmaci e questo apre prospettive interessanti perché sono mezzi che, a differenza di aerei ed elicotteri, riescono a distribuire in maniera estremamente precisa i prodotti. Questo può fare la differenza in termini di risparmio idrico, tutela dell’ambiente e nell’utilizzo di prodotti stessi. Una grande sfida per gli agricoltori, ma anche per l’ordine professionale degli agronomi”.
Le potenzialità sono chiare: maggiore precisione nelle operazioni, riduzione degli sprechi e impatti ambientali più contenuti. Ma allo stesso tempo emergono nuove responsabilità e competenze richieste ai professionisti chiamati a gestire queste tecnologie.
A chiudere il quadro è stato l’intervento di Francesco Longari, che ha posto l’accento sulla necessità di una trasformazione profonda della figura professionale dell’agronomo.
“Il professionista agronomo - ha concluso Longari - deve ripensarsi e diventare esperto digitale. A livello nazionale c’è una discussione sulla riforma delle professioni nella quale noi come dottori agronomi e forestali stiamo cercando di incidere per inserire nuovi scenari professionali: questo, anche alla luce dei cambiamenti climatici, diventerà fondamentale”.
Il riferimento alla riforma delle professioni e al contesto dei cambiamenti climatici sottolinea come il processo di innovazione non sia limitato agli strumenti, ma coinvolga l’intero assetto delle competenze e delle responsabilità.
Il confronto di Agriumbria ha restituito un’immagine chiara: l’agricoltura è entrata in una fase di transizione in cui tecnologia, sostenibilità e competenze avanzate si intrecciano in modo sempre più stretto. In questo scenario, l’agronomo è chiamato a svolgere un ruolo strategico, non solo come consulente tecnico, ma come interprete del cambiamento e facilitatore dell’innovazione. Una figura che, per restare centrale, dovrà saper integrare conoscenze scientifiche, capacità digitali e visione sistemica.
Il tema dei droni, dunque, si inserisce in un quadro più ampio che riguarda il futuro stesso dell’agricoltura e delle professioni che la sostengono. E proprio da Agriumbria arriva un segnale chiaro: il cambiamento è già in atto e richiede competenze nuove, strumenti adeguati e una rinnovata capacità di leggere le trasformazioni in atto.