Perugia e Bergamo si guardano allo specchio per decifrare il futuro dei loro centri storici, cercando nel commercio di prossimità la cura contro la desertificazione urbana. A Palazzo Donini, Confcommercio Umbria e Confcommercio Perugia hanno messo a confronto la propria esperienza con quella di Confcommercio Bergamo, realtà dove i Distretti Urbani del Commercio (DUC) sono ormai un modello consolidato da oltre quindici anni. L’obiettivo dell'incontro è chiaro: individuare strategie comuni per frenare la serrata delle vetrine di vicinato e trasformarle in una leva viva di sviluppo urbano.
Il paradosso umbro emerge con forza dai dati: se da un lato il terziario ha visto crescere del 31 per cento il proprio valore aggiunto reale tra il 2007 e il 2023, superando la media nazionale, dall'altro i piccoli esercizi continuano a calare sotto il peso dei nuovi modelli di consumo e dell'e-commerce. In questo scenario, i Distretti vengono indicati come la risposta più strutturata. Un'esigenza recepita dalla stessa Regione Umbria: l'assessore allo Sviluppo Economico Francesco De Rebotti ha infatti annunciato lo stanziamento di risorse dedicate e l'avvio della fase di partecipazione per il nuovo Testo Unico del Commercio entro settembre.
La fotografia scattata dalle Università dei due territori rivela un mutamento profondo della geografia economica e sociale. In Umbria la transizione della rete distributiva è netta. I dati illustrati dalla professoressa Marina Gigliotti dell’Università degli Studi di Perugia mostrano che tra il 2000 e il 2024 gli esercizi al dettaglio in sede fissa sono scesi da 14.427 a 10.910 unità, registrando una contrazione del 24 per cento. A soffrire sono soprattutto le micro-attività: i piccoli negozi da 1 a 50 metri quadri arretrano del 32,5 per cento, quelli fino a 150 metri quadri del 28,3 per cento. Al contrario, tengono e crescono le medie superfici (tra i 401 e i 2.500 metri quadri), mentre decolla il commercio elettronico, con le imprese attive esclusivamente sul web che sono quasi sestuplicate in quindici anni, passando da 108 a 625.

Di fronte a questa spinta, l'esperienza lombarda offre il perimetro di una resistenza organizzata. Se in Umbria il percorso dei DUC deve ancora superare lo scoglio dei regolamenti e dei finanziamenti regionali per tradursi in realtà, a Bergamo e provincia i distretti governano il territorio dal 2008. La professoressa Daniela Andreini, direttrice del Dipartimento di Scienze Aziendali dell’Università di Bergamo, ha evidenziato come, nonostante una flessione del 14 per cento delle attività commerciali tra il 2014 e il 2023, i distretti abbiano agito da ammortizzatore contro il declino, salvaguardando la coesione territoriale. Bergamo è oggi la provincia lombarda con il maggior numero di amministrazioni coinvolte: ben 166 Comuni attivi tra DUC e Distretti Diffusi Intercomunali, grazie a una governance che unisce imprese, istituzioni e comunità.
“I risultati della ricerca – ha puntualizzato il direttore di Confcommercio Bergamo, Oscar Fusini – hanno messo in luce che il 68% della clientela del distretto è fatta da residenti. Il commercio urbano vive dunque soprattutto di comunità. E sono proprio i legami di prossimità tra commercianti, istituzioni e cittadini la risorsa su cui costruire distretti più competitivi”.
Il negozio di vicinato, d'altronde, non rappresenta solo una voce di fatturato, ma un presidio di sicurezza e coesione. Una visione ribadita da Giorgio Mencaroni, presidente di Confcommercio Umbria: “Dobbiamo ripartire dal valore che il commercio di prossimità genera nella vita quotidiana delle città. Il negozio non va considerato solo come luogo di scambio economico, ma come elemento che contribuisce al rafforzamento delle comunità, alla cura delle persone più fragili e alla sicurezza urbana. In questa logica Confcommercio Umbria sta collaborando alacremente con la Regione alla definizione del nuovo Testo Unico del Commercio, e con il progetto Cities mette a disposizione delle amministrazioni un patrimonio di dati fondamentali per orientare le scelte di programmazione”.

Per l'Umbria la sfida si gioca sul superamento dell'individualismo e sulla costruzione di competenze nuove. Secondo Michele Biselli, presidente di Confcommercio Perugia, lo strumento dei DUC richiede un cambio di passo culturale ed economico: “I Distretti del Commercio rappresentano una sfida per le istituzioni, che devono investire in questo strumento e credere nella forza del partenariato pubblico-privato. Ma è una sfida anche per le piccole e microimprese, chiamate ad operare in un’ottica non più individualistica, ma di sistema, per avere accesso a competenze e opportunità altrimenti inaccessibili, beneficiare di azioni di marketing condiviso e diventare ricettori di risorse altrimenti inarrivabili. L’obiettivo dei DUC è portare le imprese ad essere più competitive ed efficienti, intraprendendo processi di innovazione e digitalizzazione. I DUC sono inoltre strategici, grazie al supporto delle Università, per accrescere in modo diffuso competenze e skills manageriali che attualmente rappresentano il tallone di Achille di moltissime pmi umbre”.
La cooperazione tra le due province, nata lo scorso anno nell'ambito del progetto biennale “Distretti del commercio: il futuro delle nostre città” (sostenuto da Confcommercio nazionale), entra così nella sua fase operativa. Un percorso condiviso dal presidente di Confcommercio Bergamo, Luciano Patelli, il quale ha sottolineato come l'analisi dei due atenei mostri territori diversi ma accomunati dalle medesime urgenze storiche.
Il confronto finale, che ha visto la partecipazione di Andrea Stafisso (assessore allo Sviluppo Economico del Comune di Perugia), Luca Ferrucci (amministratore unico di Sviluppumbria) e Federico Fiorucci (vicedirettore di Confcommercio Umbria), ha registrato l'attesa apertura della politica regionale. L'assessore Francesco De Rebotti ha infatti tracciato la linea per i prossimi mesi, ipotizzando una fase di sperimentazione immediata: “Siamo pronti ad orientare le risorse disponibili su progetti innovativi che riguardino i due capoluoghi e altri centri delle Aree Interne come fase di sperimentazione in vista della prossima programmazione dei Fondi Strutturali, nella quale commercio e Distretti avranno una specifica riserva di risorse”. Una promessa legata a tempi certi per la riforma quadro del settore: “Entro settembre vogliamo avviare la partecipazione, per arrivare a licenziarlo entro fine anno”.