22 Feb, 2026 - 10:45

Dissesto Orvieto e Todi, scontro Regione-sindaci: “Fondi vecchi e propaganda”. De Luca: “Colpa del Ministero”

Dissesto Orvieto e Todi, scontro Regione-sindaci: “Fondi vecchi e propaganda”. De Luca: “Colpa del Ministero”

Su due delle rupi più iconiche dell’Umbria, in questi giorni non si discute solo di frane, sensori e piani di consolidamento. Il dibattito, rovente, è finito altrove: nella distanza siderale che separa la percezione pubblica della sicurezza dalla realtà della burocrazia e delle polemiche politiche. Da una parte i sindaci di Orvieto e TodiRoberta Tardani e Antonino Ruggiano, che accusano la giunta regione di propaganda. Dall’altra l’assessore all’Ambiente, Thomas De Luca, che difende il lavoro fatto e rilancia: “Il problema è il ritardo del Ministero e le carte non consegnate dai territori”. In mezzo, un Consiglio regionale che approva una mozione per chiedere fondi pluriennali, ma lo fa - secondo i primi cittadini - senza avere la cortesia istituzionale di ascoltarli prima.

L’oggetto del contendere è l’Accordo di programma firmato il 19 febbraio, un atto che la Regione presenta come un passo avanti nella tutela del colle e della rupe, ma che i sindaci ridimensionano senza appello“L’Accordo non prevede alcuna nuova assegnazione di risorse, né introduce nuovi stanziamenti”, tagliano corto Tardani e Ruggiano in una nota congiunta che suona come un atto di accusa formale.

Secondo i due amministratori, si tratterebbe semplicemente “della chiusura di un percorso amministrativo avviato anni fa”. Le somme in ballo, spiegano, sono quelle dei 3 milioni di euro stanziati dalla legge nazionale 160/2019 per il triennio 2020-2022. Soldi già impegnati, in gran parte spesi, e che nulla hanno a che vedere con una nuova programmazione. “Oggi non c’è alcuna nuova programmazione regionale per il Colle di Todi e la Rupe di Orvieto”, scandiscono i sindaci, bollando come “narrazione fuori luogo” le dichiarazioni di chi in questi giorni ha parlato di una svolta improvvisa.

“Basta propaganda, vogliamo programmazione”: la protesta dei territori

Il cuore della polemica, per Tardani e Ruggiano, non è solo contabile ma politico. Presentare come una conquista dell’ultima ora la chiusura di un iter burocratico iniziato nel 2020 significa, ai loro occhi, prendere in giro i cittadini“Ci troviamo di fronte a dichiarazioni pubbliche, anche di persone che dovrebbero essere informate, che dimostrano una totale mancanza di conoscenza di ciò che sta accadendo sui territori”, attaccano.

La richiesta è netta: la presidente della Regione Stefania Proietti e la sua giunta abbandonino il tono trionfalistico e si siedano a un tavolo serio per costruire qualcosa che oggi non esiste“Serve una pianificazione organica e di lungo periodo per la messa in sicurezza, non la rivendicazione tardiva di fondi vecchi”. Un appello che i due primi cittadini legano indissolubilmente alla tutela delle comunità: “Sul rischio idrogeologico non esistono schieramenti. C’è una sola direzione possibile: la tutela dei cittadini, dei centri storici e del patrimonio che rappresenta l’identità delle nostre comunità”.

A far traboccare il vaso, poi, è stato il metodo. I sindaci hanno accolto con fastidio la notizia che il Consiglio regionale, spinto dalla maggioranza del Patto Avanti, abbia votato una mozione sul dissesto di Orvieto e Todi senza prima averli auditi in Commissione. Una scelta giudicata “calata dall’alto”, che trasforma un tema tecnico e non di parte in un terreno di scontro ideologico. Le opposizioni di centrodestra avevano chiesto di rinviare il voto per ascoltare i territori, ma la richiesta è caduta nel vuoto. Il risultato è un documento che impegna la Giunta a chiedere risorse pluriennali al Governo, ma che nasce, lamentano i sindaci, senza il confronto con chi quei territori li amministra giorno per giorno.

De Luca: “La Regione ha fatto in fretta, ora Comuni e Governo facciano la loro parte”

Dall’altra barricata, l’assessore regionale Thomas De Luca non ci sta e respinge al mittente le accuse di propaganda. Anzi, rilancia, parlando di una ricostruzione dei fatti ben diversa da quella dei sindaci. “La salvaguardia del nostro patrimonio non può essere oggetto di strumentalizzazioni”, esordisce De Luca, rivendicando l’operato della giunta Proietti, improntato - a suo dire - alla “massima tempestività e responsabilità”.

L’assessore riavvolge il nastro. I famosi 3 milioni (1,35 per Todi e 1,65 per Orvieto) arrivano dalla legge 160/2019. Ebbene, la Regione - ricorda De Luca - non perse tempo: l’accordo con i Comuni fu sottoscritto già il 23 giugno 2020. Il problema, semmai, è venuto dopo. “Solo con la DGR 1329 del 28/11/2025, quindi con la giunta Proietti, è stato predisposto l’accordo di programma con il Ministero”, spiega l’assessore, spostando il mirino su Roma. “La questione che oggi rallenta il completamento del percorso risiede nel grave ritardo del Ministero, che non ha ancora sottoscritto l’accordo trasmesso prima di Natale”.

Non solo. De Luca allarga il campo delle responsabilità anche ai Comuni, toccando il tasto dolente delle rendicontazioni“La leale collaborazione istituzionale richiede che ogni attore faccia la propria parte. I Comuni non sono indenni da responsabilità”, affonda il colpo. La Regione, secondo la sua ricostruzione, avrebbe più volte sollecitato le amministrazioni locali a completare la rendicontazione degli interventi già effettuati e a perfezionare le progettazioni di quelli ancora in sospeso. “Senza questi passaggi tecnici fondamentali, che spettano ai territori, non è possibile procedere”, avverte.

Quanto alla contestazione sul mancato confronto, la replica è altrettanto ferma. “Dispiace leggere dichiarazioni che parlano di decisioni calate dall’alto o di mancanza di confronto”, afferma De Luca, ricordando la “disponibilità mostrata dalla presidente dell’Assemblea legislativa, Letizia Michelini, a un confronto approfondito in Seconda Commissione”. La mozione approvata, conclude l’assessore, non è un atto di prevaricazione, ma lo strumento per “dare continuità a questo accordo e per spingere il Governo verso finanziamenti pluriennali”.

Al netto delle schermaglie, nessuno sembra mettere in discussione l’urgenza. Che si tratti di stanziamenti vecchi o nuovi, di ritardi del Ministero o di carte non consegnate, la Rupe e il Colle restano lì, fragili, a ricordare a tutti che il tempo della politica scorre diverso da quello della geologia. E mentre i cittadini guardano ai sensori e alle crepe, le istituzioni continuano a litigare su chi deve firmare l’ultima pagina di quel fascicolo.

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Federico Zacaglioni
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