30 May, 2026 - 08:30

Scuola, il pasticcio istituzionale in Umbria: Città di Castello esulta dopo la sentenza del Tar, ora Terni è in pericolo. Tutte le reazioni

Scuola, il pasticcio istituzionale in Umbria: Città di Castello esulta dopo la sentenza del Tar, ora Terni è in pericolo. Tutte le reazioni

Dalla partita del dimensionamento scolastico in Umbria non esce bene nessuno. Il commissario ad acta nominato dal ministro Valditara incassa l’annullamento dei propri decreti su Città di Castello, giudicati privi di adeguata istruttoria e motivazione, con criticità evidenti anche sul piano logistico e della sicurezza scolastica. Allo stesso tempo, la Regione si è fatta commissariare e si è vista bocciare dal Tar anche la delibera dell’assessore Barcaioli, che puntava a sospendere il piano in attesa del pronunciamento del Presidente della Repubblica.

Il risultato è un pasticcio istituzionale che ha prodotto profonda incertezza per famiglie, studenti e personale in vista dell’anno scolastico 2026/2027. La sentenza cancella la riorganizzazione forzata e lascia invariato l’assetto delle scuole tifernati, ma riapre il quadro più ampio del dimensionamento regionale. I sindacati Flc Cgil, Cisl Scuola e Uil Scuola parlano di stop a scelte calate dall’alto e rivendicano le criticità denunciate, mentre la consigliera regionale del Pd Letizia Michelini sottolinea soprattutto il caso di Città di Castello. Sullo sfondo tornano a tremare anche gli istituti di Terni.

Il cortocircuito amministrativo tra Perugia e Roma: i decreti del commissario annullati dai giudici di via Baglioni

Il verdetto espresso dalla prima sezione del Tribunale Amministrativo Regionale per l'Umbria, con la sentenza n. 246/2026, scrive una pagina pesante nello scontro sulla governance scolastica territoriale. I giudici amministrativi hanno accolto senza riserve il ricorso promosso dal Comune di Città di Castello, supportato dagli interventi ad adiuvandum delle sigle sindacali. L'atto formale demolisce l'impalcatura del decreto n. 60 del 27 gennaio 2026 emanato dal Commissario ad acta e del successivo decreto n. 62 del 28 gennaio 2026 firmato dal Direttore Generale dell’Ufficio Scolastico Regionale (USR) per l’Umbria.

I provvedimenti annullati miravano a imporre una radicale ristrutturazione della rete scolastica tifernate, basata sulla fusione delle due Direzioni Didattiche storiche e della Scuola Secondaria di primo grado "Alighieri-Pascoli" in due soli Istituti Comprensivi. Un impianto che il Tar Umbria ha sanzionato rilevando un manifesto difetto di istruttoria e motivazione. L'intervento del commissario avrebbe dovuto colmare unicamente l'inadempimento regionale - consistito nell'aver inserito una clausola di sospensione dell'efficacia sul piano regionale -, ma si è tradotto in un azzeramento arbitrario dei piani locali, procedendo a scelte difformi e penalizzanti senza considerare i vincoli logistici reali del territorio e calpestando le linee guida del PNRR.

I vertici regionali dei sindacati della scuola - Moira Rosi (FLC CGIL Umbria), Caterina Corsaro (CISL Scuola Umbria) e Loretta D’Aprile (UIL Scuola Umbria) - hanno espresso piena soddisfazione per una decisione che tutela l'assetto democratico delle decisioni pubbliche. Attraverso una nota congiunta, le sigle sindacali hanno rimarcato la distanza tra la gestione centralizzata del Ministero e le necessità oggettive degli istituti:

“La decisione del TAR Umbria convalida in pieno le tesi e le preoccupazioni sollevate fin dall'inizio dalle nostre organizzazioni sindacali. Viene totalmente azzerata la riorganizzazione forzata che, dal primo settembre 2026, avrebbe accorpato i plessi di Via Collodi e Via della Tina rispettivamente al Primo e al Secondo Circolo didattico. L'attuale assetto delle istituzioni scolastiche di Città di Castello resta pertanto intatto e salvaguardato. La scuola non può essere trattata come un mero esercizio di ragioneria numerica o di freddi tagli lineari legati ai parametri demografici. La qualità della didattica, la sicurezza degli edifici e il rispetto dei lavoratori sono e rimarranno sempre i nostri fari insostituibili”.

Le contraddizioni logistiche sul territorio tifernate e l'ombra dei tagli strutturali sulla rete regionale

Oltre ai profili di stretta legittimità amministrativa, l'analisi dei magistrati si è soffermata sull'impatto logistico e strutturale delle aggregazioni previste. Il Tar ha rilevato il rischio concreto di un sovraffollamento del plesso scolastico di Via Collodi, dove attualmente si concentra la maggior parte della popolazione studentesca a causa dei preesistenti lavori di demolizione e ricostruzione del plesso di Via della Tina. Un azzardo normativo che avrebbe minato la continuità didattica e la sicurezza di studenti e personale ATA.

Su questo specifico cortocircuito logistico si è innestato l'intervento politico di Letizia Michelini, consigliera regionale del Partito Democratico, che ha evidenziato le profonde incongruenze della gestione ministeriale del dimensionamento:

“La sentenza del Tar dell’Umbria sul piano di dimensionamento scolastico adottato dal Commissario ad acta ristabilisce un quadro di legalità e chiarezza su una materia delicata come l’organizzazione della rete scolastica. Il Tribunale amministrativo regional ha riconosciuto la fondatezza delle ragioni sostenute dal Comune di Città di Castello, con il supporto della Regione Umbria, delle organizzazioni sindacali e delle famiglie interessate. La decisione evidenzia la confusione che ha caratterizzato la gestione ministeriale del dimensionamento scolastico. A Città di Castello si era infatti arrivati a prevedere il dimensionamento di una scuola che lo stesso Ministero aveva in precedenza destinato alla demolizione, una contraddizione che dimostra quanto sia necessario conoscere i territori prima di assumere decisioni che incidono sulla vita delle comunità”.

L'annullamento dei decreti commissariali congela la riorganizzazione a Città di Castello, garantendo la stabilità degli organici e scongiurando i trasferimenti coatti di personale d'ufficio e la frammentazione dell'offerta formativa per l'anno scolastico 2026/2027. Tuttavia, l'efficacia della sentenza non risolve l'incertezza complessiva del sistema umbro.

Resta aperta la questione dei due ulteriori tagli previsti per la rete scolastica regionale, legati ai contingenti imposti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. La Regione Umbria rimane in attesa del giudizio sul ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, mentre lo stallo amministrativo riaccende i riflettori sulle criticità irrisolte che coinvolgono anche i parametri dimensionali degli istituti scolastici di Terni.

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Federico Zacaglioni
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