29 May, 2026 - 16:00

Dimensionamento scolastico, il TAR ribalta i piani: Città di Castello vince, ora rischia Terni

Dimensionamento scolastico, il TAR ribalta i piani: Città di Castello vince, ora rischia Terni

Il TAR Umbria decide i destini incrociati di Città di Castello e Gubbio sul dimensionamento scolastico con due sentenze gemelle ma di segno opposto, riaprendo clamorosamente la complessa partita degli accorpamenti che ora rischia di tornare a travolgere Terni.

Con le pronunce depositate oggi, che si aggiungono a quella che boccia sonoramente l'operato della Regione Umbria, i giudici amministrativi riscrivono la mappa dei tagli imposti dal Commissario ad acta per centrare gli obiettivi del PNRR: una vittoria piena per la comunità altotiberina e una sconfitta tecnica per la città eugubina. Città di Castello porta a casa l’annullamento del decreto commissariale che le aveva scaricato addosso due dimensionamenti originariamente previsti a Terni. Il rischio per la città dell'acciaio deriva direttamente dalla bocciatura, per difetto di motivazione, del provvedimento che l'aveva temporaneamente salvata.

Nel frattempo, Gubbio cade su un vizio procedurale fatale: il ricorso è inammissibile perché l'amministrazione non ha impugnato a tempo debito la delibera regionale originaria, lasciando di fatto inalterato il proprio destino.

Il verdetto dei giudici amministrativi e il cortocircuito motivazionale che restituisce l'autonomia scolastica a Città di Castello

La Prima Sezione del TAR dell'Umbria - composta dal Presidente Pierfrancesco Ungari, dal Consigliere ed Estensore Daniela Carrarelli e dal Referendario Elena Daniele - ha smontato pezzo per pezzo l'operato del Commissario ad acta. Il fulcro della contesa risiedeva nella decisione del delegato governativo di istituire due Istituti comprensivi a Città di Castello, modificando la pianificazione precedente che vedeva quei tagli localizzati nel territorio comunale di Terni.

L'amministrazione altotiberina, assistita dall'avvocato Francesco Augusto De Matteis, ha incentrato la propria linea difensiva sulla totale assenza di un’istruttoria adeguata. Il Commissario avrebbe agito ignorando le specificità logistiche del territorio, caratterizzato da un marcato sovraffollamento e dalla presenza di importanti cantieri di demolizione e ricostruzione presso il plesso di Via della Tina.

Il collegio giudicante ha accolto in toto i rilievi del Comune, sancendo che la necessità di rispettare la quota obbligatoria di 130 autonomie scolastiche imposta dal PNRR non rappresenta una licenza di arbitrio per il potere centrale. Sebbene il Commissario avesse la facoltà di intervenire per superare lo stallo della Regione, non avrebbe potuto ribaltare le decisioni locali senza una “adeguata motivazione”. Nelle motivazioni della sentenza n. 246/2026 si legge chiaramente che dai provvedimenti impugnati “nulla emerge circa le ragioni che hanno condotto ad individuare il Comune [di Città di Castello] in luogo del Comune di Terni”. Una stroncatura netta dell'azione dell'Avvocatura distrettuale dello Stato, che difendeva la Presidenza del Consiglio dei Ministri e i Ministeri dell'Istruzione, dell'Economia e degli Affari Europei.

Il passo falso procedurale di Gubbio e l'effetto domino che fa cadere lo scudo protettivo sulle scuole di Terni

Di tenore diametralmente opposto è l'esito della causa che riguardava Gubbio, difesa dall'avvocato Stefano Codovini. L'amministrazione eugubina si opponeva allo smembramento dell'Istituto di istruzione secondaria di I grado "Mastrogiorgio-Nelli" e al conseguente accorpamento a diverse Direzioni didattiche, facendo leva sulle tutele riservate ai Comuni montani. Il ricorso è stato però dichiarato inammissibile per ragioni puramente formali.

I giudici hanno rilevato che il taglio delle scuole eugubine era già stato cristallizzato dalla Regione Umbria con la delibera di dicembre 2025. Anche se la Regione aveva temporaneamente sospeso l'atto in attesa del ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, il Comune avrebbe dovuto impugnare immediatamente quel provvedimento originario. Il TAR ha chiarito il meccanismo tecnico: qualora venissero annullati i decreti del Commissario, la vecchia delibera regionale tornerebbe automaticamente in vigore, confermando gli accorpamenti di Gubbio.

Questo scenario apre un fronte critico anche per la Conca ternana. La mappa originaria della Regione Umbria prevedeva che, per salvaguardare il tetto delle 130 autonomie per l'anno scolastico 2026/2027, i tagli colpissero Gubbio e Terni (nello specifico, una Direzione didattica e un Istituto comprensivo statale ternani). Il Commissario ad acta aveva poi modificato il piano salvando Terni e penalizzando Città di Castello.

Ora il dossier torna bruscamente nelle mani del Ministero dell'Istruzione. Senza la sponda di Città di Castello, e con i tempi strettissimi imposti dalle scadenze europee, emerge l'ipotesi del Commissario costretto a ripiegare sulla scelta originaria, sacrificando le autonomie scolastiche di Terni.

L'intera vicenda evidenzia una profonda frammentazione del fronte istituzionale umbro, confermata dalla folta schiera di legali scesi in campo. Tra questi, gli avvocati della Regione Umbria (Anna Rita Gobbo, Alessandra Fani e Valerio Libratti), i rappresentanti delle sigle sindacali (Maurizio Riommi, Roberto Muzi, Umberto Tarara, Domenico Naso, Mario Bruto Gaggioli Santini, Sergio Gherardelli) e l'avvocato Alessio Tomassucci per i comitati dei genitori.

La palla passa ora alla politica e alla struttura commissariale, chiamate a risolvere un rebus burocratico a pochissimi mesi dall'avvio del nuovo anno scolastico.

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Federico Zacaglioni
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