È stato un lungo braccio di ferro quello che ha portato al commissariamento della scuola pubblica in Umbria. La polarizzazione è forte. Da un lato il Ministero dell'Istruzione e del Merito che, come previsto dal Pnrr, deve razionalizzare le Dirigenze scolastiche. Dall'altro la Giunta Proietti che pur avendo recepito in parte la direttiva ministeriale, scendendo da 139 Direzioni a 132, ha scelto di non procedere al dimensionamento delle ultime due, una a Terni e l'altra a Gubbio.
Quella che all'apparenza poteva sembrare una questione di natura puramente amministrativa, si è in realtà trasformata in un campo di battaglia politico. Oltre all'Umbria le altre Regioni commissariate sono infatti Toscana, Sardegna ed Emilia-Romagna, tutte amministrate dal centrosinistra. Sulla vicenda è intervenuta anche Valeria Alessandrini, vicesegretario della Lega Umbria che lavora proprio al Mim in qualità di consigliere del Ministro e che, nero su bianco, ha voluto ribadire una serie di punti.
"Contrariamente a quanto sostenuto dalla sinistra - specifica in una nota indirizzata alla redazione di Tag24 Umbria -, nessuna scuola verrà chiusa. Il dimensionamento scolastico riguarda esclusivamente la razionalizzazione delle dirigenze e non incide sulle autonomie scolastiche". In altre parole, spiega, è una questione amministrativa.
"Sul commissariamento dell’Umbria - aggiunge -, la presidente Proietti e il PD forniscono una lettura distorta dei fatti, attribuendo al Governo responsabilità che derivano invece da precise inadempienze regionali su regole e scadenze. L’Umbria non ha volutamente rispettato i termini fissati dalla legge nazionale, quindi il commissariamento è la conseguenza inevitabile di una gestione irresponsabile".
Alessandrini conclude ricordando che "il dimensionamento scolastico nasce nel 2022 con il Governo Draghi, nell’ambito delle riforme Pnrr e che l’attuale Esecutivo ha scelto un approccio di leale collaborazione istituzionale, offrendo strumenti e proroghe che l’Umbria ha deciso di non utilizzare".
L'assessore regionale all'Istruzione, Fabio Barcaioli, ha sempre sostenuto che la razionalizzazione delle Direzioni scolastiche comporterebbe gravi carenze per un territorio come quello umbro, caratterizzato per la presenza di molti piccoli centri rurali dove spesso la scuola è l'unico presidio pubblico.
Barcaioli e la presidente Proietti, all'indomani dell'ufficialità del commissariamento, avevano spiegato che "la Regione si è fermata di fronte a un ricalcolo dei dati ministeriali che ha premiato altre Regioni con nuove autonomie senza riconoscere all’Umbria quelle cui aveva titolo, imponendo tagli che non abbiamo accettato perché ingiustificati e iniqui". La scelta della Giunta regionale, hanno affermato, ha tenuto conto delle esigenze del territorio: "Noi non tagliamo, e per questo veniamo commissariati" sottolinenado, come dal loro punto di vista, il commissariamento da parte del Governo sia stata "una scelta politica più che tecnica".
I consiglieri di opposizione sono insorti accusando la Giunta Proietti di inerzia e incapacità nel tentativo di "mascherare un’impostazione ideologica nella gestione di una materia amministrativa che avrebbe richiesto serietà, rispetto delle scadenze e assunzione di responsabilità". Ribadendo come anche Alessandrini, che il processo di razionalizzazione non comprometterebbe le autonomie scolastiche.
Sul piano politico hanno inoltre sottolineato che in Umbria il dimensionamento ha interessato prevalentemente i Comuni amministrati da centrodestra e civici. Una ulteriore dimostrazione, hanno affermato, dell'insussistenza di qualsiasi volontà da parte del Mim di "punire le regioni amministrate dalla sinistra".
La riforma deliberata ormai quattro anni fa, è nata con l'obiettivo di adeguare la rete delle istituzioni scolastiche alla dinamica della popolazione studentesca su base regionale. Come spiegato sia da Alessandrini che dall'opposizione in Regione, senza l'adeguamento delle Direzioni scolastiche si metterebbero a rischio le risorse europee già erogate. Ora, con l'intervento del Governo, saranno i commissari a decidere direttamente per quei territori, tra cui l'Umbria, che non si sono adeguati.