Il Consiglio di Stato ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla Regione Umbria al Presidente della Repubblica contro il piano di dimensionamento scolastico che riguarda i Comuni di Gubbio e Città di Castello.
La decisione, tuttavia, non entra nel merito della vicenda, ma riguarda esclusivamente aspetti procedurali. Secondo i giudici amministrativi, infatti, la procedura scelta dalla Regione non era quella corretta.
Il nodo centrale riguarda il fatto che il piano di dimensionamento scolastico rientra tra gli interventi finanziati dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), che prevede procedure specifiche e accelerate per l’eventuale impugnazione degli atti amministrativi.
La riorganizzazione delle dirigenze scolastiche nei territori di Gubbio e Città di Castello, attuata dal Commissario ad acta, rientra infatti in un piano nazionale collegato ai fondi del PNRR.
Proprio per questo motivo la normativa prevede procedure accelerate per i ricorsi, disciplinate dall’articolo 12 bis del decreto legislativo 68 del 2022, successivamente convertito in legge.
Secondo il parere espresso dal Consiglio di Stato, la strada corretta per contestare il provvedimento sarebbe stata quella del ricorso ai tribunali amministrativi, e non il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica.
Da qui la decisione di dichiarare inammissibile il ricorso presentato dalla Regione Umbria, senza entrare nel merito delle contestazioni relative al dimensionamento.
Il dimensionamento scolastico interessa direttamente le scuole dei due principali centri dell’Alto Tevere e dell’Alto Chiascio, dove il piano prevede il taglio di alcune dirigenze scolastiche.
Il provvedimento rientra in una più ampia riorganizzazione del sistema scolastico nazionale che mira a ridurre il numero delle autonomie scolastiche, accorpando istituti e dirigenze per rispettare i parametri stabiliti dal Governo.
Questa prospettiva ha suscitato forti preoccupazioni nei territori coinvolti, dove amministrazioni locali, dirigenti scolastici, famiglie e associazioni hanno espresso timori per le possibili ripercussioni sull’organizzazione delle scuole.
Alla diffusione del parere del Consiglio di Stato ha risposto l’assessore regionale all’Istruzione Fabio Barcaioli, sottolineando che la partita non è ancora conclusa.
“Il procedimento non è chiuso – afferma Barcaioli – presenteremo memoria di controdeduzioni.”

L’assessore ha inoltre evidenziato come il parere del Consiglio di Stato non affronti il merito della questione, limitandosi a valutare esclusivamente la correttezza della procedura adottata.
“Resta sorprendente e inappropriato che stia circolando un parere che non entra nella sostanza della questione ma si limita ad aspetti formali o procedurali”, ha dichiarato Barcaioli.
Secondo l’assessore regionale, un pronunciamento diverso avrebbe rappresentato una speranza nella battaglia contro i tagli al sistema scolastico.
La vicenda ha acceso anche il confronto politico, in particolare con Fratelli d’Italia a Città di Castello.
In una nota diffusa dopo il parere del Consiglio di Stato, il partito ha parlato di una decisione che “certifica le responsabilità politiche dell’assessore Barcaioli e l’irrilevanza politica della sinistra locale”.
Secondo la posizione espressa dalla sezione tifernate del partito, la Regione avrebbe dovuto procedere direttamente al dimensionamento scolastico, mentre la scelta di non intervenire avrebbe portato alla successiva individuazione di Città di Castello tra i territori coinvolti.
Alle critiche ha replicato lo stesso Barcaioli, che ha invitato a non trarre conclusioni affrettate.
“Chi oggi esulta per un pronunciamento che sembra negativo, ma è ancora tutto da vedere, esulta contro l’Umbria”, ha dichiarato l’assessore regionale.
La vicenda del dimensionamento scolastico non si chiude dunque con il parere del Consiglio di Stato.
La battaglia legale si sposta ora sul terreno del Tribunale Amministrativo Regionale (Tar).
Sia l’amministrazione comunale di Città di Castello, guidata dal sindaco Luca Secondi, sia quella di Gubbio, guidata dal sindaco Vittorio Fiorucci, avevano già annunciato l’intenzione di presentare ricorso al Tar.
A sostegno delle amministrazioni locali si sono schierati anche genitori e rappresentanti delle comunità scolastiche, preoccupati per gli effetti della riorganizzazione.
Il tempo rappresenta ora un fattore determinante. Il piano di dimensionamento scolastico dovrebbe infatti entrare in vigore a partire dal prossimo anno scolastico.
Se il ricorso al Tar non dovesse modificare l’impianto del provvedimento, il dimensionamento diventerebbe inevitabile, con conseguenze dirette sull’organizzazione delle dirigenze scolastiche nei due territori.
Per questo motivo le amministrazioni locali intendono proseguire la battaglia legale e istituzionale, nel tentativo di salvaguardare il sistema scolastico e l’autonomia degli istituti.
La vicenda resta dunque aperta e destinata a svilupparsi nelle prossime settimane, mentre la questione del dimensionamento scolastico continua a rappresentare uno dei temi più delicati per il futuro della scuola nei territori di Gubbio e Città di Castello.