06 Mar, 2026 - 15:00

Ricorso sul dimensionamento scolastico bocciato dal Consiglio di Stato, Marchetti: "La Regione era chiamata a decidere, ma non lo ha fatto. Smascherata la propaganda della sinistra"

Ricorso sul dimensionamento scolastico bocciato dal Consiglio di Stato, Marchetti: "La Regione era chiamata a decidere, ma non lo ha fatto. Smascherata la propaganda della sinistra"

La decisione del Consiglio di Stato sul ricorso presentato dalla Regione Umbria in merito al dimensionamento scolastico riaccende il confronto politico sul tema della riorganizzazione della rete degli istituti. Il massimo organo della giustizia amministrativa ha dichiarato inammissibile il ricorso promosso dall’amministrazione regionale, aprendo un nuovo capitolo nel dibattito che da mesi coinvolge istituzioni, territori e comunità scolastiche.

A commentare la pronuncia è stato il segretario regionale della Lega, Riccardo Augusto Marchetti, che in una nota stampa ha espresso una lettura politica della vicenda, soffermandosi sulle responsabilità istituzionali e sugli effetti che il processo di dimensionamento potrebbe avere sui territori umbri, in particolare nell’area dell’Alta Valle del Tevere.

Dimensionamento scolastico, il contesto della vicenda istituzionale

Secondo Marchetti, la decisione del Consiglio di Stato rappresenta un passaggio significativo nel confronto politico regionale e contribuisce a ridefinire il quadro della vicenda.

“La decisione del Consiglio di Stato ha smascherato definitivamente la propaganda della sinistra umbra sul dimensionamento scolastico. Il ricorso presentato dalla Regione Umbria è stato dichiarato inammissibile: non respinto nel merito, ma giudicato uno strumento del tutto inadeguato. Un passaggio che certifica con chiarezza un dato politico: sulla vicenda del dimensionamento scolastico la giunta Proietti e l’assessore Barcaioli hanno gestito l’intera partita nel modo peggiore possibile, tentando di scaricare sul Governo nazionale responsabilità che erano, in primo luogo, della Regione”.

Il segretario regionale della Lega prosegue la propria analisi evidenziando, dal suo punto di vista, le conseguenze delle scelte compiute dall’amministrazione regionale durante il percorso decisionale.

“La verità è semplice: la Regione era chiamata a decidere, ma non lo ha fatto. L’inerzia dell’amministrazione regionale ha finito per determinare il commissariamento dell’Umbria e per penalizzare Città di Castello. Altro che difesa del territorio, altro che battaglia per la scuola pubblica: siamo di fronte all’ennesima dimostrazione di una sinistra che, per convenienza politica e per timore di assumersi responsabilità concrete, ha sacrificato l’Alta Valle del Tevere”.

Il dibattito politico e il caso dell’Alta Valle del Tevere

Nel corso della discussione pubblica sul dimensionamento scolastico, uno dei temi più ricorrenti riguarda l’impatto delle scelte organizzative sui diversi territori umbri. In particolare, l’attenzione si è concentrata su Città di Castello e sull’area dell’Alta Valle del Tevere, ritenuta da alcuni osservatori tra le più esposte agli effetti della riorganizzazione.

Nella sua nota, Marchetti ricostruisce alcuni passaggi della vicenda amministrativa secondo la propria interpretazione politica.

“I fatti parlano con chiarezza. Il dimensionamento inizialmente interessava altri territori. Poi, a causa dell’immobilismo della Regione, il conto è stato presentato anche a Città di Castello, mentre Terni è rimasta esclusa. E allora la domanda, prima ancora che amministrativa, è inevitabilmente politica: perché? Perché ancora una volta a pagare deve essere Città di Castello? Perché l’Alto Tevere continua a essere considerato sacrificabile?”.

Il confronto politico si è sviluppato anche attorno al ruolo dell’assessore regionale all’istruzione, Fabio Barcaioli, che nelle scorse settimane aveva difeso l’operato della Regione e sottolineato come la questione restasse aperta sotto diversi aspetti amministrativi.

Nella dichiarazione diffusa dalla Lega, Marchetti fa riferimento anche a questo punto del dibattito.

“L’assessore Barcaioli oggi tenta ancora di arrampicarsi sugli specchi richiamando aspetti procedurali e sostenendo che la partita sarebbe ancora aperta. Ma la sostanza è ben diversa. Quando si imbocca una strada giuridica sbagliata, quando si persegue una linea confusa e si preferisce la propaganda alla responsabilità di governo, il risultato non può che essere quello che oggi tutti vedono: un pasticcio istituzionale che ha prodotto commissariamento, caos e danni per il territorio”.

Il riferimento alla scuola Dante Alighieri

Nella stessa nota, il segretario regionale della Lega affronta anche il tema della ricostruzione della scuola Dante Alighieri di Città di Castello, questione che negli ultimi mesi è stata più volte collegata al dibattito sul dimensionamento scolastico.

Secondo Marchetti, i due temi sarebbero stati confusi nel dibattito pubblico.

“Su questa vicenda la sinistra ha inoltre cercato, in modo del tutto strumentale, di confondere il tema del dimensionamento con quello della ricostruzione della scuola Dante Alighieri. Anche su questo punto, tuttavia, la realtà è emersa con chiarezza”.

L’esponente della Lega sostiene di essersi attivato direttamente per individuare una soluzione insieme al Ministero dell’Istruzione.

“Per la Dante Alighieri mi sono attivato concretamente, individuando insieme al ministro Valditara il percorso per garantire le risorse necessarie alla ricostruzione. Ho lavorato per offrire una soluzione reale a famiglie, studenti e personale scolastico, mentre a sinistra si preferiva alimentare polemiche sulla pelle della città”.

Nel passaggio finale della dichiarazione, Marchetti ribadisce la propria posizione politica sulla vicenda.

“La Dante Alighieri meritava risposte concrete, non slogan. Città di Castello meritava serietà, non scaricabarile. E oggi, dopo il pronunciamento del Consiglio di Stato, appare ancora più evidente chi ha lavorato per risolvere i problemi e chi, invece, ha contribuito ad aggravarli. La responsabilità politica di quanto accaduto ha nomi e cognomi: Fabio Barcaioli e Stefania Proietti. La loro indecisione, la loro debolezza politica e l’incapacità di difendere davvero il territorio hanno fatto sì che Città di Castello pagasse il prezzo delle paure e degli equilibrismi della sinistra regionale. Noi continueremo a difendere Città di Castello con serietà, determinazione e risultati, senza propaganda e senza prendere in giro i cittadini”.

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Lorenzo Farneti
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