La manifestazione di oggi 15 febbraio in Sala Consiliare a Palazzo Pretorio, della quale abbiamo riferito in precedenza, ha visto protagonisti, oltre a studenti e famiglie, alcuni esponenti del corpo docente della Scuola Media Mastro Giorgio – Nelli. Il filo conduttore degli interventi è stato la richiesta di chiarezza e di tutele operative, con particolare attenzione alla continuità didattica, alla gestione dei plessi periferici e all’urgenza di evitare decisioni calate dall’alto mentre le iscrizioni sono ancora in corso.
Tra gli interventi più seguiti e applauditi, quello della professoressa Katia Ghigi, che ha letto un documento elaborato congiuntamente dal Collegio docenti e dal Consiglio d’Istituto, sintetizzando le ragioni tecniche e pedagogiche della contrarietà allo smembramento della scuola media unica.
Il professor Andrea Angeloni ha messo subito a fuoco la dimensione quotidiana dell’incertezza che si è creata. Ha riconosciuto il peso della mobilitazione e della presenza in sala, ma ha evidenziato soprattutto il disagio di docenti e famiglie di fronte a un futuro scolastico delineato senza informazioni stabili.

Nel suo intervento ha insistito su un punto: la comunicazione risulta confusa e frammentata. I genitori chiedono indicazioni pratiche e immediate, legate alla vita reale, agli orari di lavoro e ai percorsi di accompagnamento dei figli, ma spesso non ricevono risposte univoche. L’effetto, secondo Angeloni, è un clima di disorientamento generalizzato che finisce per ripercuotersi anche sul lavoro interno della scuola, perché gli insegnanti si trovano a dover gestire domande legittime senza avere ancora un quadro chiaro.
Angeloni ha poi aggiunto una riflessione più ampia sulla necessità di proteggere la vertenza dalle strumentalizzazioni e di mantenere la questione su un asse comune: salvaguardia dell’offerta formativa e gestione funzionale del territorio. Il riferimento implicito è alla necessità che l’amministrazione e la comunità scolastica parlino con una sola voce quando il tema arriverà ai livelli decisionali superiori.
Il professor Ubaldo Emanuele Scavizzi ha portato un contributo più giuridico, centrato sulle strade percorribili per contrastare o correggere il provvedimento. Ha chiesto se siano state acquisite e valutate le motivazioni alla base del dimensionamento deciso dal commissario ad acta, passaggio ritenuto essenziale per impostare un eventuale ricorso efficace.

Scavizzi ha spiegato che, come sindacato Gilda, si sono dotati di un parere legale pro veritate sulla possibilità che il commissario, investito di un potere di secondo livello, non possa semplicemente annullare l’atto, ma possa comunque modificarlo e integrarlo nel caso in cui si rilevi che il provvedimento non risponde pienamente al mandato ricevuto. Da qui la richiesta di valutare tutte le opzioni: correzione dell’atto, integrazione motivazionale, interlocuzione con chi ha conferito l’incarico al commissario, fino alle iniziative contenziose vere e proprie.
Il docente ha anche offerto la disponibilità a mettere il parere a disposizione dell’amministrazione, nella logica di costruire un fronte tecnico condiviso, utile a sostenere una linea di tutela per Gubbio.
Molto forte l’intervento della professoressa Katia Ghigi, accolto da un lungo applauso. Ghigi ha ricostruito in modo netto il percorso della scuola media unica, insistendo sul valore della sinergia costruita in questi anni e sulle ricadute che lo smembramento avrebbe sul patrimonio di competenze e progetti.

Ha ricordato che la scuola media, un tempo divisa, aveva vissuto fasi di competizione interna sui numeri; poi, con un processo definito lungimirante, era stata unificata e gradualmente resa capace di lavorare come comunità professionale coesa. Da qui il messaggio centrale: i risultati migliori arrivano solo quando il collegio lavora come un corpo unico.
Ghigi ha usato parole dure per descrivere un provvedimento percepito come imposto senza istruttoria e senza confronto con gli addetti ai lavori, definendo la modalità come un evento che cala improvvisamente, generando imbarazzo e incertezza, soprattutto verso gli studenti. Il punto più efficace del suo intervento è stato la ricaduta pedagogica immediata: cosa dire ai ragazzi quando chiedono che scuola faranno a settembre, con chi, dove, con quali insegnanti e quali progetti.
Nel documento letto dalla docente, la Mastro Giorgio–Nelli richiama come priorità la tutela degli studenti e dell’offerta formativa, evidenziando che molte attività extracurricolari sono il frutto di anni di lavoro collegiale e non possono essere replicate in tempi rapidi.
Tra i passaggi più significativi, la denuncia di uno smembramento che produrrebbe discontinuità nei percorsi e un impatto immediato su famiglie e docenti. Viene citata la soddisfazione rilevata tramite questionari anonimi e viene sottolineata l’omogeneità della progettazione collegiale anche per i plessi di Branca e Mocaiana, considerati parte integrante e non periferica del sistema.

Il documento elenca inoltre alcuni capisaldi dell’offerta: stabilità del corpo docente, attività pomeridiane gratuite, progetti internazionali, indirizzo musicale, viaggi di istruzione e potenziamenti. Proprio l’indirizzo musicale, tra i più antichi della regione, viene indicato come nodo critico perché destinato a uno solo dei futuri istituti, con conseguente riduzione di opportunità per una parte degli studenti.
Un altro punto tecnico riguarda la tempistica: ogni scuola deve pubblicare la domanda di iscrizione entro fine dicembre, quando il dimensionamento non era ancora stato formalizzato. La conseguenza è una riorganizzazione a iscrizioni aperte, giudicata una corsa contro il tempo e una fonte di instabilità.
In chiusura, è stato ribadito che sindaco Fiorucci e assessore Rughi intendono istruire un ricorso con il supporto dell’Ufficio legale del Comune, dopo aver chiarito tutti gli aspetti della vicenda. È un passaggio che, alla luce degli interventi tecnici dei docenti, viene visto come il momento in cui trasformare la protesta in una strategia documentata, fondata su motivazioni, numeri, geografia del territorio e tutela concreta di studenti e famiglie.

La manifestazione, in questa seconda fase, ha dunque mostrato un dato chiaro: la comunità scolastica non chiede soltanto di essere ascoltata, ma pretende che ogni scelta sia motivata, condivisa e compatibile con la realtà di un territorio vasto, con plessi-presidio e con una scuola che, negli anni, ha costruito un’offerta formativa unitaria.
“Prima si ragiona, poi si agisce” resta, in sintesi, il principio che docenti e famiglie hanno portato dentro la Sala Consiliare, chiedendo che il dimensionamento non diventi un salto nel buio per l’istruzione eugubina.