22 Feb, 2026 - 21:00

Devastazione nel carcere di Terni: sei ore di disordini, distrutta un’intera sezione

Devastazione nel carcere di Terni: sei ore di disordini, distrutta un’intera sezione

Gravi disordini si sono verificati nel tardo pomeriggio di domenica 22 febbraio alla Casa Circondariale di Terni. Un detenuto di origini straniere, trasferito nell'istituto umbro da pochissimi giorni, ha dato vita a un'azione violenta e prolungata, danneggiando sistematicamente un'intera sezione della media sicurezza, coadiuvato da altri tre detenuti. Le operazioni per riportare l'ordine, ancora in corso nelle ore serali, hanno richiesto l'intervento del Reparto Operativo Regionale (POR) della Polizia Penitenziaria per supportare il personale del carcere, da tempo in sofferenza per gravi carenze di organico.

A darne notizia è Fabrizio Bonino, Segretario Regionale del SAPPE Umbria (Sindacato Autonomo di Polizia Penitenziaria). Secondo le prime ricostruzioni, la furia del detenuto appena arrivato – probabilmente con pregresse criticità – e dei suoi complici ha preso di mira porte blindate, suppellettili e arredi, riducendo in rovina l'intera sezione. Non si registrano, al momento, feriti tra il personale di Polizia Penitenziaria, ma la tensione all'interno dell'istituto resta alta.

Ancora una volta i nostri agenti si trovano a operare in un contesto di assoluta emergenza”, dichiara Bonino. “Quanto sta accadendo oggi a Terni è la dimostrazione di come la tensione sia alle stelle. Un detenuto da poco arrivato, probabilmente con elevate criticità, è riuscito in pochissimo tempo a creare una situazione fuori controllo, danneggiando gravemente una sezione e mettendo a rischio l’incolumità di tutti. Il nostro plauso e la nostra vicinanza va agli agenti intervenuti e che con professionalità stanno cercando di riportare la calma”.

Sovraffollamento e organici carenti: l'allarme del SAPPE

L'episodio di domenica si inserisce in un contesto di criticità ormai croniche denunciate da tempo dal sindacato. La Casa Circondariale di Terni, con una capienza regolamentare ampiamente superata, ospita attualmente circa 600 detenuti. A questa condizione di sovraffollamento si aggiunge una cronica carenza di personale, che costringe gli agenti a turni massacranti e rende la gestione quotidiana della sicurezza estremamente complessa.

Bonino sottolinea come l'istituto sia ormai “al limite”, definendo il clima “incandescente”. Gli agenti, già sottodimensionati, si trovano a dover fronteggiare emergenze continue senza i necessari rinforzi strutturali. “Un ambiente reso ancora più complesso dal sovraffollamento e dalla carenza di organico”, aggiunge il segretario, evidenziando il paradosso di dover gestire situazioni di ordine pubblico interno con risorse umane inadeguate.

Le autorità competenti, inclusa la Direzione dell'istituto e il Provveditorato Regionale, sono ora al lavoro per fare piena luce sulla dinamica dei fatti e identificare con certezza tutti i responsabili della devastazione.

I precedenti: una settimana di tensione nelle carceri umbre

La rivolta di domenica non è un caso isolato, ma il culmine di una serie di episodi che hanno messo a dura prova il sistema penitenziario umbro nelle ultime settimane. Appena cinque giorni prima, giovedì 17 febbraio, lo stesso Fabrizio Bonino aveva denunciato pubblicamente lo stato di “degrado e di pericolo” degli istituti della regione, segnalando due episodi gravissimi avvenuti a poche ore di distanza a Orvieto e Terni.

Alla Casa di Reclusione di Orvieto, una perquisizione straordinaria condotta da 25 agenti con unità cinofile aveva portato al sequestro di un ingente quantitativo di hashish e cocaina, oltre a numerosi smartphone. “Da un lato lo stupefacente, che alimenta traffici interni, genera violenza e indebita sopraffazione tra la popolazione detenuta”, aveva commentato Bonino, “dall’altro i telefoni cellulari, che rappresentano un pericolosissimo canale di comunicazione con l’esterno”.

Ma il quadro più drammatico arrivava proprio da Terni, dove nella stessa giornata si era consumata una sequenza di eventi critici. Una violenta rissa tra detenuti marocchini e tunisini aveva mandato in subbuglio un’intera sezione della media sicurezza per dodici ore consecutive. Nel caos, un detenuto aveva dato vita ad atti autolesionistici, simulato un'impiccagione e appiccato il fuoco alla propria cella. Il bilancio era stato pesantissimo: un agente era stato accoltellato ad una mano, riportando ferite che hanno richiesto cinque punti di sutura e il successivo trasferimento al Pronto Soccorso.

A Terni si è toccato il fondo”, aveva dichiarato Bonino all'indomani di quei fatti. “Un agente ferito, punti di sutura, e nessuna risposta dai Superiori Uffici. Ci sentiamo abbandonati, lasciati soli a gestire una polveriera. Eppure i numeri parlano chiaro: su un totale che sfiora nuovamente i 600 detenuti presenti, ben 212 sono cosiddetti ‘trasferiti per ordine e sicurezza’, arrivati in continuazione da istituti come Prato, Firenze e Pisa”.

Le richieste del sindacato: trasferimenti e potenziamento

Di fronte all'ennesima emergenza, il SAPPE Umbria rilancia con forza le proprie richieste alle autorità competenti, dalla Direzione dell'istituto al Provveditorato Regionale fino al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria. Bonino chiede provvedimenti immediati e concreti, a partire da provvedimenti disciplinari esemplari e trasferimenti immediati per tutti i detenuti coinvolti nei disordini di Terni e nei sequestri di Orvieto.

A Orvieto, chiediamo l’allontanamento immediato dei detenuti coinvolti nei sequestri, per preservare l’identità di istituto votato al trattamento intensivo e al recupero di chi realmente merita una seconda possibilità”, spiega il segretario. “Spacciatori, pusher e delinquenti abituali, che dimostrano di non avere alcuna speranza di recupero, devono essere trasferiti in altre sedi, dove non usufruiscono degli stessi percorsi trattamentali e dove non rischiano di inquinare il clima con la loro condotta criminale”.

Per quanto riguarda Terni, il sindacato sollecita un controllo serio sui flussi detentivi: “Non si può continuare a trasferire detenuti problematici senza tenere conto della capienza reale e della vivibilità dell’istituto”, sottolinea Bonino. Inoltre, torna centrale la richiesta di un potenziamento immediato degli organici, ormai “ridotti all’osso”, e di maggiori tutele per il personale che ogni giorno rischia la propria incolumità in un contesto di stress e pericolo costanti.

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Federico Zacaglioni
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