16 Apr, 2026 - 08:00

Crisi Ternana, la giudice fallimentare: "La delibera dell'assemblea dei soci rischia di danneggiare i creditori"

Crisi Ternana, la giudice fallimentare: "La delibera dell'assemblea dei soci rischia di danneggiare i creditori"

La decisione della Ternana Calcio di entrare in liquidazione volontaria non avrebbe effetti solo sul futuro sportivo del club, ma potrebbe incidere direttamente anche sul possibile soddisfacimento dei creditori. È questo il punto centrale del decreto firmato il 15 aprile dalla giudice delegata Claudia Tordo Caprioli, che il 17 aprile aprirà l'udienza con procedura d'urgenza per decidere sul possibile fallimento (la liquidazione giudiziale) della società rossoverde.

Secondo il Tribunale di Terni, la delibera assembleare del 13 aprile voluta dai soci, la famiglia Rizzo, espone la società al rischio di revoca dell'affiliazione alla FIGC, insieme al titolo sportivo gli unici veri asset della società rossoverde. Senza questi l'attivo del club da liquidare sarebbe praticamente pari a zero. La liquidazione volontaria avrebbe la conseguenza di colpire il valore patrimoniale della Ternana e si ridurrebbero anche le possibilità di soddisfare chi vanta crediti nei confronti del club.

Insomma, già prima dell'udienza convocata per verificare i presupposti per l'apertura della liquidazione giudiziale nei confronti della Ternana Calcio Srl, la giudice Claudia Tordo Caprioli dimostra nei fatti come la scelta assunta da Gianluigi RizzoLaura Melis e dalla figlia ormai ex presidente Claudia, possa pregiudicare non solo il futuro della società di calcio, ma quel ceto creditorio la cui tutela è alla base dei fondamenti del Codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza.

Il liquidatore, Fabio Lacalamita, si troverà quindi di fronte uno scenario del tutto diverso da quello che veniva prospettato dalla delibera dell'assemblea tenutasi nello studio del notaio Cirilli lo scorso lunedì 13 aprile. E dovrà decidere come affrontarlo: esporsi al rischio di resistere davanti all'istanza di fallimento presentata dallo studio Lazzari & Partners per conto di un procuratore, oppure valutare la possibilità di depositare di propria iniziativa un ricorso per l'apertura della liquidazione giudiziale della società?

L'urgenza del Tribunale e il rischio di perdita dell'affiliazione FIGC

Già, perché la giudice Tordo Caprioli non ha solo evidenziato come la strada scelta dai Rizzo possa comportare il rischio di nuocere ai creditori, ma ha anche sottolineato come il nodo vero sia il fattore tempo. La giudice parla, infatti, di "assoluta ed eccezionale urgenza" e spiega perché. Secondo il Tribunale esiste un "serio rischio" che, a seguito della messa in liquidazione volontaria deliberata il 13 aprile, nei prossimi giorni possa arrivare la revoca dell'affiliazione alla FIGC ai sensi delle norme federali. È il cuore del decreto. La magistrata non si limita a registrare la crisi societaria, ma evidenzia che la decisione assunta dall'assemblea potrebbe produrre effetti immediati sull'esistenza sportiva del club.

Il passaggio successivo è altrettanto rilevante. La giudice scrive che un'eventuale revoca dell'affiliazione comporterebbe un "grave ed irreparabile pregiudizio" sul valore dell'attivo patrimoniale. In termini concreti, il Tribunale individua come beni centrali della società proprio il titolo sportivo e l'affiliazione FIGC.

Non si tratta solo di bilanci, debiti e crediti. Nel caso di una società calcistica il patrimonio comprende anche gli asset immateriali che consentono al club di competere e mantenere la propria posizione nel sistema federale. Se questi asset venissero meno, il danno ricadrebbe anche sulla massa dei creditori, perché diminuirebbe il valore complessivo della società e quindi la capacità di soddisfare le pretese economiche pendenti.

Il decreto distingue implicitamente due piani. Da una parte c'è la liquidazione volontaria decisa dai soci. Dall'altra c'è l'eventuale liquidazione giudiziale chiesta al Tribunale nell'ambito della procedura concorsuale. La giudice non annulla la delibera assembleare e non entra, in questa fase, sulla sua legittimità. Valuta però i possibili effetti pratici di quella decisione e ritiene necessario agire subito per evitare un peggioramento del quadro. Per questo abbrevia i termini di convocazione e concede alla debitrice un termine minimo di difesa pari a due giorni dalla comunicazione del decreto.

La soluzione dell'esercizio provvisorio per salvare il titolo sportivo

Nel provvedimento compare anche uno scenario alternativo. La magistrata ternana osserva che la revoca dell'affiliazione potrebbe non verificarsi se, in caso di apertura della liquidazione giudiziale, il Tribunale disponesse l'esercizio provvisorio del ramo d'azienda calcistico. È un passaggio tecnico ma molto importante. Significa che una gestione temporanea sotto controllo giudiziario, con prosecuzione dell'attività sportiva, potrebbe evitare nell'immediato gli effetti più pesanti e preservare il valore del club.

I vantaggi di questa soluzione indicata dal giudice per il futuro della Ternana sono fondamentali:

  1. La prosecuzione dell'attività sportiva: L'esercizio provvisorio fa sì che, nonostante la società venga dichiarata fallita, possa comunque continuare le sue attività agonistiche sul campo.

  2. Possibile cessione del ramo d'azienda sportivo: Questa procedura permette di creare un bando per la vendita giudiziaria delle quote del ramo sportivo. In questo modo, eventuali investitori interessati potrebbero acquistare il titolo sportivo della Ternana e accollarsi i soli debiti federali davanti al giudice, senza doversi far carico degli ingenti debiti accumulati con fornitori e banche dalle precedenti gestioni.

  3. Condizioni economiche vantaggiose: I nuovi acquirenti si esporrebbero unicamente alle normali spese di gestione, rendendo l'operazione di salvataggio molto più conveniente ed economicamente fattibile rispetto a una normale trattativa privata con gli attuali proprietari.

In sintesi, l'ordinanza della dottoressa Tordo Caprioli traccia il percorso giuridico che serve a bloccare l'estinzione della Ternana, qualora si attivasse una liquidazione giudiziale (fallimento) che mantiene in vita la squadra e la rende acquistabile a condizioni che ne possano garantire un futuro sostenibile.

Il messaggio che arriva dal decreto è chiaro. Per il Tribunale di Terni la vicenda Ternana non riguarda soltanto una crisi d'impresa ordinaria. Riguarda una società sportiva il cui valore dipende anche dalla possibilità di restare affiliata e operativa. Per questo la giudice fallimentare sceglie la corsia rapida. E mette nero su bianco che il tempo, in questa partita, può valere quanto il denaro.

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Federico Zacaglioni
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