28 Jan, 2026 - 17:15

Crisi politica a Gubbio e il mito del “regista occulto”: tra responsabilità e autonomia delle scelte

Crisi politica a Gubbio e il mito del “regista occulto”: tra responsabilità e autonomia delle scelte

La nascita del gruppo consiliare Progetto Città, frutto della fuoriuscita di quattro consiglieri eletti nella lista Gubbio Civica, ha segnato il primo vero passaggio critico della maggioranza che governa la città dal giugno 2024. Una frattura politica che ha inevitabilmente acceso il dibattito pubblico, dando origine a interpretazioni, sospetti e accuse incrociate.

Tra queste, una delle più ricorrenti è quella dell’esistenza di un presunto “regista occulto”, figura evocata per spiegare la crisi come frutto di manovre esterne, trame nascoste e strategie pianificate nell’ombra.

Una narrazione suggestiva, ma che rischia di trasformarsi in una scorciatoia politica.

Se ne è parlato nella prima parte del Consiglio Comunale di oggi 29 gennaio, dedicato alla scissione nell'ambito della lista di maggioranza Gubbio Civica, dalla quale è nato Progetto Città, il nuovo soggetto politico che conta, allo stato attuale, anche il maggior numero di consiglieri comunali.  

Il limite della dietrologia

L’idea che un singolo individuo possa determinare le scelte di più consiglieri comunali, fino a provocare una crisi nella maggioranza che governa Gubbio, appare difficilmente sostenibile sul piano politico e umano.

La politica locale - soprattutto in una città delle dimensioni di Gubbio - è fatta di relazioni dirette, confronti quotidiani, tensioni personali e divergenze maturate nel tempo. Ridurre tutto a un burattinaio invisibile significa eludere un nodo centrale: la responsabilità individuale delle scelte.

Attribuire a un “regista occulto” decisioni scomode rischia di diventare un espediente rassicurante, utile a sentirsi immuni da colpe e a spostare altrove il peso di una frattura che, invece, nasce all’interno del perimetro politico stesso.

Il regista occulto non ha nome, non ha volto, non ha ruolo istituzionale. Nessuno lo ha mai visto, ma molti lo evocano. Sta sempre dietro le quinte, in un luogo dove le luci non arrivano e dove, a ben guardare, spesso non c’è nessuno. Una figura utile a spiegare ciò che è difficile ammettere: che le scelte, talvolta, nascono dentro la politica stessa.

Responsabilità che non possono essere delegate

Ogni consigliere eletto risponde prima di tutto ai cittadini e al mandato ricevuto. Le scelte di uscire da una lista, di fondare un nuovo gruppo, di ridefinire gli equilibri consiliari sono atti politici pienamente consapevoli, non movimenti inconsci indotti da pressioni esterne.

Continuare a evocare regie oscure rischia inoltre di impoverire il confronto pubblico, trasformandolo in un racconto emotivo anziché in una riflessione politica matura.

La crisi c’è, è reale, ed è politica. E come tale va affrontata.

Le parole del sindaco Fiorucci

In questo clima, il sindaco Vittorio Fiorucci è intervenuto in aula con parole che hanno cercato di riportare la discussione su un piano istituzionale, respingendo le letture dietrologiche.

«Quando si parla di registi occulti ha spiegato — si rischia di sottovalutare il peso delle parole e di sopravvalutare trame che spesso non esistono».

Il primo cittadino ha escluso con chiarezza che vi siano manovre autoritarie o decisioni imposte dall’alto, invitando a non alimentare sospetti che finiscono per indebolire le istituzioni stesse.

Il richiamo al senso delle istituzioni

Nel suo intervento, Fiorucci ha voluto richiamare anche la propria esperienza personale come ufficiale dei Bersaglieri, ricordando un insegnamento ricevuto durante il periodo di formazione militare.

«Quando si fa parte di un’istituzione — ha ricordatobasta una parola sbagliata per ferirla. E spesso chi colpisce non comprende nemmeno fino in fondo le conseguenze».

Un passaggio che il sindaco ha utilizzato per ribadire il valore della responsabilità pubblica e la necessità di mantenere equilibrio, soprattutto nei momenti di tensione politica.

Autonomia politica e scelta di non intervenire

Un punto centrale emerso dal suo intervento riguarda il ruolo del sindaco nella crisi interna a Gubbio Civica. Fiorucci ha chiarito di non aver inteso interferire nelle dinamiche della lista, lasciando ai suoi appartenenti piena autonomia di scelta.

Una posizione netta: la crisi non è stata gestita con forzature, né con interventi diretti del primo cittadino, ma lasciata alla responsabilità politica dei soggetti coinvolti.

Una scelta che può essere condivisa o criticata, ma che risponde a una precisa visione istituzionale del ruolo del sindaco come garante dell’equilibrio complessivo, non come arbitro delle dinamiche interne ai gruppi consiliari.

Nessuna crisi istituzionale

Fiorucci ha inoltre escluso che la situazione attuale possa essere definita come una crisi amministrativa.

«Le scaramucce politiche ci sono e ci saranno sempreha affermato — ma non esiste una crisi istituzionale. Il programma resta solido e le priorità stanno andando avanti».

Il sindaco ha riconosciuto le difficoltà di una fase iniziale complessa, sottolineando però che l’attività amministrativa prosegue, con l’obiettivo di rafforzare progressivamente settori e strumenti operativi del Comune.

Oltre i fantasmi, la politica vera

La vicenda della scissione di Gubbio Civica pone una questione più ampia: la politica non può vivere di fantasmi. Le crisi non si superano cercando colpevoli invisibili, ma assumendosi la fatica delle decisioni reali.

Il mito del “regista occulto” può forse consolare nel breve periodo, ma non aiuta a ricostruire fiducia, né a chiarire i nodi politici irrisolti.

Se la maggioranza vuole ritrovare compattezza, il passaggio obbligato resta uno solo: responsabilità, chiarezza e assunzione delle scelte, senza alibi.

Perché la politica, quando è vera, non si muove nell’ombra.
Agisce alla luce del sole.

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Mario Farneti
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