Non è solo una questione di contratto. È una fotografia nitida e preoccupante di un sistema produttivo sotto stress, dove la fatica quotidiana si mischia alla paura del domani. A scattarla è la Fismic-Confsal di Terni, che dalle assemblee con i lavoratori trae un grido d’allarme per l’intero territorio: gli aumenti pattuiti nel rinnovo del CCNL Metalmeccanici non bastano a recuperare il carovita, il potere d’acquisto continua a calare e le condizioni di lavoro peggiorano.
Un malessere profondo, che parte dallo stabilimento simbolo, Arvedi AST – la più grande azienda del territorio – e si propaga a macchia d’olio nell’indotto, già fiaccato dalla crisi dell’automotive e dalla piaga degli appalti al ribasso. Il sindacato lega le sofferenze locali alla fragilità dell’intera siderurgia nazionale e all’assenza cronica di una strategia industriale del Paese, chiedendo a politica e istituzioni di passare dalle parole ai fatti, a partire dagli impegni del piano industriale di Arvedi.

"Durante le assemblee abbiamo dedicato volutamente poco tempo al rinnovo del CCNL Metalmeccanici. Dopo un lungo percorso di mobilitazioni e scioperi, riteniamo che oggi vi sia poco da aggiungere sul piano formale". Così la Segreteria Territoriale Fismic di Terni spiega la scelta di spostare il fuoco del confronto dalla trattativa nazionale alla realtà concreta delle fabbriche. Una realtà fatta di segnalazioni precise che i delegati hanno raccolto e porteranno alle Direzioni Aziendali: criticità nell’organizzazione, carichi di lavoro insostenibili, problemi di sicurezza, turnazioni logoranti, carenze strutturali. “Sostanzialmente gli aumenti economici non recuperano l’inflazione reale mentre il potere d’acquisto dei lavoratori continua a diminuire”, sottolinea il sindacato in una nota.
Il clima è particolarmente pesante nello stabilimento di Arvedi AST, dove, nonostante gli ingenti investimenti, permangono “croniche problematiche”. Tra queste, spicca il “lentissimo ricambio generazionale”, con una forza lavoro che invecchia: “L’elevata presenza di lavoratori con un’età compresa tra 50 e 60 anni rende complicato il binomio lavoro-salute nel contesto metalmeccanico”.
Un dato che getta un’ombra sul futuro produttivo. Se questa è la situazione nella principale azienda, il sindacato invita a riflettere su quanto possa essere grave nelle piccole e medie imprese dell’indotto, strette nella morsa della crisi dell’automotive e dalla continua perdita di commesse.

La denuncia della Fismic non rimane confinata ai cancelli delle fabbriche ternane, ma allarga lo sguardo a un orizzonte nazionale drammaticamente frammentato. “L’assenza di un piano industriale del Paese, di una visione strategica dell’industria chiara e di lungo periodo per un settore fondamentale per il Paese è principalmente dovuta a una assenza totale della politica tutta”, attacca senza mezzi termini il comunicato. Le difficoltà, i ritardi decisionali e l’incertezza sulla transizione ambientale non sono problemi astratti, ma hanno un effetto domino.
Ciò che è accaduto all’ex Ilva di Taranto, viene ricordato, non è un caso isolato: “riguarda l’intero sistema siderurgico nazionale, Arvedi AST compresa”. È la prova della fragilità di un settore strategico lasciato senza guida.
Questa incertezza, unita alla mancanza di una regia pubblica, si traduce in pesanti ripercussioni sociali sul territorio: “Queste dinamiche, negli ultimi anni hanno prodotto effetti pesanti sulla città di Terni con l’aumento della precarietà, del lavoro povero, della crescente insicurezza sociale e dalla perdita di tanti giovani che lasciano questo territorio”.

Per questo, la Fismic-Confsal pone una questione di metodo e di sostanza: “Senza tutto ciò è evidente che le singole vertenze si trasformano in emergenze croniche dove il prezzo più alto lo pagano sempre i lavoratori e le loro famiglie”.
La sfida, per il sindacato, è precisa e si articola su punti “imprescindibili”: organizzazione del lavoro, coerenza degli investimenti, sostenibilità ambientale e tutela occupazionale, diretta e indiretta. Il piano industriale di Arvedi AST, se ben definito, può aprire un percorso virtuoso, ma deve essere inserito in una cornice nazionale chiara. La palla, ora, passa alle istituzioni. La richiesta è per una risposta concreta, che vada oltre l’emergenza quotidiana e disegni finalmente un futuro per un’area di crisi complessa come quella ternana.