Il costo di “produzione della sanità” in Umbria registra una crescita contenuta nel periodo compreso tra il 2021 e il quarto trimestre del 2024. Lo rileva la relazione della Corte dei conti al Parlamento sulla gestione dei servizi sanitari regionali, che offre un’analisi comparata dell’andamento della spesa sanitaria nelle Regioni e nelle Province autonome.
Secondo i dati contenuti nel documento, il valore complessivo per l’Umbria passa da poco più di due milioni di euro a superare, senza discostarsene in modo significativo, la soglia dei due milioni e 200 mila euro. Un incremento definito contenuto, soprattutto se confrontato con le dinamiche osservate in altre realtà del Paese, dove le variazioni della spesa risultano decisamente più marcate.
La Corte dei conti adotta una definizione ampia e articolata del “costo di produzione della sanità”, che comprende diverse voci: l’acquisto di beni e servizi, le manutenzioni ordinarie e straordinarie, i costi legati alle strutture e, elemento centrale, la spesa per il personale. L’obiettivo, spiegano i magistrati contabili, è fornire una fotografia complessiva della macchina sanitaria regionale, andando oltre la mera rilevazione della spesa corrente.
Secondo la relazione, l’analisi consente di valutare non solo il livello assoluto dei costi, ma anche la composizione della spesa e l’efficienza dei modelli organizzativi adottati a livello territoriale, offrendo così uno strumento utile per confronti interregionali e per eventuali interventi di programmazione e ottimizzazione.
Uno degli elementi che emergono con maggiore chiarezza dal documento riguarda la spesa per il personale sanitario. In base ai dati riferiti al quarto trimestre del 2024, l’Umbria ha sostenuto costi per poco più di 678 mila euro. Un valore che colloca la regione tra quelle con il livello più basso in Italia: soltanto Molise e Basilicata presentano dati inferiori.
Si tratta di un indicatore che, da un lato, segnala una capacità di contenimento della spesa, ma dall’altro apre interrogativi sulla consistenza degli organici, sulla stabilità dei contratti e sulla sostenibilità di lungo periodo dei servizi, in un contesto nazionale segnato da carenze di personale e da un crescente ricorso a forme di lavoro flessibile.
A livello nazionale, sottolinea la Corte dei conti, l’aumento dei costi di produzione nel triennio 2021-2023 è stato generalizzato e ha interessato tutte le Regioni e Province autonome. Tuttavia, l’intensità delle variazioni risulta molto differenziata.
Gli incrementi più marcati si registrano in Calabria, nella Provincia autonoma di Trento e in Valle d’Aosta, mentre crescite più contenute vengono rilevate in Sicilia, con un aumento del 2,15%, e in Molise. In questo quadro, l’Umbria si colloca in una fascia intermedia, con un andamento che non presenta picchi ma conferma una tendenza al rialzo.
Tra i dati più significativi della relazione figura anche quello relativo alla mobilità sanitaria interregionale. Nel periodo compreso tra il 2014 e il 2024, per l’Umbria il saldo complessivo risulta negativo per poco più di 41 mila euro.
Il documento evidenzia come il saldo fosse positivo fino al 2018, per poi registrare un progressivo peggioramento negli anni successivi, fino al segno meno rilevato nel 2024. La mobilità sanitaria rappresenta un indicatore sensibile della capacità di attrazione del sistema regionale e incide direttamente sui flussi finanziari tra le Regioni.
La relazione prende in esame anche le compensazioni e i recuperi derivanti dalla mobilità sanitaria internazionale. Per l’Umbria, le somme assegnate nel riparto del Fondo sanitario nazionale per il periodo 2018-2024 ammontano a poco più di 20 mila euro. Pur rappresentando un importo contenuto, il dato evidenzia l’esistenza di interazioni economiche tra la regione e sistemi sanitari oltre i confini nazionali, a conferma della dimensione europea e transnazionale della gestione dei servizi sanitari.
Il quadro delineato dalla Corte dei conti restituisce alla Regione Umbria una fotografia articolata e complessa: da un lato, una crescita dei costi considerata contenuta; dall’altro, una struttura di spesa che mette in luce fragilità potenziali, in particolare sul fronte del personale. La combinazione di questi elementi rende evidente la necessità di una riflessione approfondita sulle politiche di programmazione sanitaria, sulla gestione delle risorse umane e sull’efficienza organizzativa dei servizi.
Pur essendo destinata al Parlamento, la relazione riveste un ruolo strategico anche per gli amministratori regionali, fungendo da strumento di monitoraggio e guida. I dati raccolti permettono di individuare le priorità di intervento per rafforzare l’efficienza e la qualità dei servizi, assicurando al contempo un equilibrio tra sostenibilità economica e tutela del diritto alla salute.