La sabbia nella clessidra scorre sempre più veloce. E il conto alla rovescia sta entrando nella fase decisiva. Ormai mancano solo cinque giorni alla fatidica data del 13 aprile, quella in cui le porte della società di via della Bardesca si spalencheranno per la più drammatica delle assemblee dei soci degli ultimi anni. Un balzo all'indietro alla stagione 1993, quando in estate si conclamò il fallimento della gestione di Rinaldo Gelfusa e la Polisportiva Calcio Ternana venne esclusa dai campionati professionistici e dovette ripartire dai dilettanti.
Il countdown arriva con lo stallo alla messicana che vede fermi sulle proprie posizioni il Comune di Terni, la Ternana Calcio e la Regione dell'Umbria. O meglio, una novità c'è ed è rappresentata dal racconto, da parte del sindaco di Terni Stefano Bandecchi, del tesissimo colloquio avvenuto con l'avvocato romano Cristiano Marinese, il legale of counsel dello studio Fraccastoro di Roma, che da qualche settimana patrocina i Rizzo nella delicata partita sul futuro della società rossoverde.
"Il loro avvocato e portavoce - spiega Bandecchi - ha parlato alla presenza del capo di gabinetto del Comune di Terni Aldo Bernocco, del direttore generale Claudio Carbone, del RUP di Stadio-Clinica Piero Giorgini, dell'assessore Sergio Anibaldi e mia. E la linea che ci ha illustrato non prevede la ricapitalizzazione o il pagamento dei delle esposizioni verso i creditori. E' ovvio che di fronte a questo tipo di opzione, si apra la strada al fallimento della Ternana. Nelle ore successive al colloquio è seguita una PEC dell’amministratore (anticipata ieri mattina da Tag24 Umbria, ndr) che ci informava della volontà della società di poter riavviare il confronto col Comune solo dopo il 13 aprile, data dell'assemblea. Come amministrazione comunale non abbiamo potuto far altro che prendere atto di questa determinazione assunta dagli azionisti del club, che preannuncia il loro asserito disimpegno e il rischio imminente di fallimento della società. Sinceramente questa saga familiare, che vede protagonista il papà, la mamma e la giovane presidente, non mi appassiona. I Rizzo hanno acquisito la società in estate e l'hanno amministrata per tutto l'anno con gli esiti ai quali siamo arrivati".

I cinque giorni che mancano, insomma, si annunciano come giorni di passione. Con i pochi dirigenti e dipendenti della società rimasti in sella costretti a rincorrere le voci più fantasiose: dalle cordate cinesi al ritorno di Ferrero, dai distacchi della corrente al derby a rischio per morosità. Così, se da una parte si assiste alla gara a chi la spara più grossa, dall'altra è scattata la procedura di emergenza innescata dalla decisione dell'amministratore unico Fabio Forti di verificare la sussistenza della continuità aziendale. A rileggere oggi il comunicato stampa con il quale, lo scorso 18 dicembre, assumeva l'incarico dalla proprietà, la famiglia Rizzo (ringraziata per la fiducia), viene da chiedersi cosa sia stato della "analisi approfondita della situazione contabile della società, con l’obiettivo di valutare come ricondurre i costi di gestione entro parametri sostenibili e coerenti con il campionato di appartenenza". Perché da allora la situazione si è via via degradata sempre di più. Insieme all'impegno dello stesso amministratore unico di "comunicare con puntualità e precisione gli sviluppi della situazione", trasformatosi in un lungo silenzio.
Un isolamento, quello dell'amministratore, interrotto in occasione del ritiro della procedura di composizione negoziata della crisi d'impresa presso la Camera di commercio dell'Umbria (che avrebbe sì bloccato un mercato poi rivelatosi inutile, ma che - con un progetto di risanamento - avrebbe forse messo in sicurezza il patrimonio della società, consentendo le trattattive col ceto creditorio). E poi nella serata della paradossale conferenza stampa di presentazione di Foresti, utilizzata per lanciare proclami che oggi lasciano interdetti. E, infine, nel giorno della visita al Comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica in Prefettura quando è scoppiato il caso degli steward. Un faccia a faccia con le istituzioni che si concluse con una fuga sulle scale di Palazzo del Governo e la rassicurazione della prospettiva di continuità aziendale, oggi messa in seria discussione dall'insolvenza della società.
Il sindaco Bandecchi, che aveva ribadito la sua volontà di cercare fino alla fine di operare per salvare la società, ha raccontato oggi quanto gli è stato anticipato per le vie brevi dal legale degli azionisti. Ma nessuno può anticipare quali saranno le determinazioni finali dei soci, a cinque giorni dall'assemblea decisiva. Come avevamo spiegato nei giorni scorsi, sono almeno tre le strade possibili: la liquidazione volontaria, anche per evitare possibili ripercussioni giudiziarie, il varo di un piano di ristrutturazione tra quelli previsti dal codice della crisi d'impresa, con azioni conseguenti sugli organi amministrativi della società, e infine la ricapitalizzazione alla luce del fabbisogno che Forti rappresenterà ai Rizzo.
La lancetta dell'ottimismo è ai minimi termini, insomma. Anche perché, mentre il Comune ha tentato di rimettere in campo una soluzione amministrativa per riattivare i binari del progetto Stadio-Clinica, la Ternana si è messa in stand by e la Regione dell'Umbria - dopo le parole concilianti della presidente Proietti - è scomparsa dalla scena e dal dibattito politico sulla vicenda.
Rispondendo a un tifoso che gli chiedeva conto dei vari cambi di società, da Guida ai D'Alessandro ai Rizzo, succedutisi in via della Bardesca dopo la sua presidenza, Bandecchi è andato ancora all'attacco. "Questi signori, tutti, si sono fatti avanti da soli e tutti erano interessati alla Ternana. Io garantisco per me, non per gli altri - ha scritto -. Queste persone hanno fatto investimenti e sono fallite calcisticamente, ognuno in modo diverso. Guida ha lasciato ai D’Alessandro e non sono falliti nessuno dei due. I Rizzo, persone per bene e ricche, hanno deciso di far fallire la Ternana, così dice il loro avvocato. Io non c’entro niente. La Regione invece si, perché la presidente ha parlato con i Rizzo anche in casa loro. E questo è il risultato. Un prevedibile annunciato fallimento, che non mi riguarda".
Domani è un altro giorno, si vedrà. Cantava Ornella Vanoni.