Il giudizio di parifica della Corte dei Conti Umbria sui rendiconti del Comune di Terni dal 2016 al 2024 diventa terreno di scontro politico. C’è chi lo legge come una bocciatura e chi, invece, vi vede una certificazione del lavoro di risanamento compiuto dopo il dissesto. Al centro del confronto c’è Michela Bordoni, assessora al Bilancio, che sceglie di rispondere non con slogan ma con i numeri, richiamando puntualmente i passaggi della delibera n. 167/2025PRSE. Un documento che, al netto delle raccomandazioni, fotografa un ente uscito da una crisi strutturale e oggi in equilibrio, con progressi evidenti soprattutto negli ultimi due esercizi.
Assessora Bordoni, partiamo dal punto centrale. Il giudizio della Corte dei Conti è negativo o positivo?
“Non è né una bocciatura né un’assoluzione politica. È un atto tecnico, equilibrato, che certifica l’assenza di gravi irregolarità e riconosce progressi concreti, soprattutto nel biennio più recente. Chi lo racconta come un attacco sta leggendo solo le raccomandazioni finali, ignorando volutamente i rilievi positivi disseminati nel testo”.
La Corte analizza un arco temporale molto ampio, dal 2016 al 2024. Perché questo aspetto è decisivo nella lettura della delibera?
“Perché la Corte divide chiaramente l’analisi in tre fasi: il pre-dissesto, segnato da squilibri cronici; il dissesto, gestito dall’Organo Straordinario di Liquidazione; e il post-dissesto, cioè l’uscita, con equilibri raggiunti e liquidità in forte crescita. Attribuire all’attuale amministrazione problemi che risalgono a dieci anni fa è un’operazione scorretta”.
Nel documento si parla comunque di criticità, dai residui attivi all’evasione. È legittimo sottolinearle?
“Certo che sì. La Corte fa il suo lavoro e indica le aree da migliorare. Ma lo fa prendendo atto delle risposte puntuali del Comune alle richieste istruttorie e invitando esplicitamente a perseverare. È una parola chiave, che significa continuità su una strada già intrapresa, non bocciatura”.

Uno dei punti più citati nel dibattito è il Fondo crediti di dubbia esigibilità. Cosa dicono i dati ufficiali?
“Dicono che l’accantonamento al Fondo crediti di dubbia esigibilità sul risultato di amministrazione scende in modo netto nel 2024. Nel 2022 era pari a 39,9 milioni di euro, nel 2023 a 40,9 milioni, nel 2024 a 30,8 milioni. Parliamo di oltre 10 milioni in meno in un solo esercizio. Non è un’opinione politica, è un dato riportato dalla Corte”.
A cosa è dovuta questa riduzione così significativa?
“All’aumento delle percentuali di riscossione delle entrate tributarie ed extratributarie, sia in competenza sia in conto residui. È il frutto di un lavoro strutturale degli uffici e della dirigente Grazia Marcucci, non di un colpo di fortuna”.
Entriamo nel dettaglio delle entrate tributarie. Che andamento emerge?
“Nel 2024, su 58 milioni di euro accertati in competenza, ne sono stati incassati 53,4, pari al 92,03 per cento. Nel 2023 la percentuale era dell’88,12. Anche sui residui c’è un miglioramento: dal 43,36 per cento del 2023 al 47,19 del 2024, con 7,47 milioni riscossi su 15,8 iniziali”.
E sul fronte delle entrate extratributarie?
“Qui il salto è ancora più evidente. Nel 2024 gli accertamenti in competenza arrivano a 71,4 milioni, con una riscossione di 62,6 milioni, pari all’87,63 per cento. È un dato legato anche all’anno di chiusura del dissesto. Nei residui, il tasso di riscossione triplica rispetto al 2022, passando dal 6,78 al 15,09 per cento”.
La Corte parla anche di equilibri di bilancio. Che fotografia emerge per il 2024?
“Il risultato di competenza W1 è positivo per 42,9 milioni di euro e l’equilibrio W2 è ampiamente in surplus. Tradotto in modo semplice: W1 indica se, nell’anno, il Comune ha incassato abbastanza per pagare le spese che ha deciso di sostenere, senza vivere a debito. Se W1 è positivo, come nel 2024, significa che le entrate coprono le uscite. W2 è un controllo ancora più prudente: verifica se, oltre a pagare tutto, il Comune ha anche accantonato le risorse necessarie per far fronte a rischi e imprevisti, come il Fondo crediti di dubbia esigibilità. Il fatto che anche W2 sia positivo dice che i conti non stanno in piedi per caso, ma restano solidi anche dopo aver messo le riserve. In questo quadro, la disponibilità di cassa finale supera i 75 milioni di euro, di cui quasi 50 vincolati ma coperti, e racconta un ente in equilibrio reale, non apparente”.
C’è chi sostiene che le osservazioni della Corte dimostrino una gestione ancora fragile. Cosa risponde?
“Che la gestione post-dissesto, per definizione, va monitorata. La Corte lo dice chiaramente. Ma aggiunge anche che il Comune ha risposto puntualmente a tutte le richieste istruttorie, come nella nota prot. n. 0168384 del 20 ottobre 2025. Questo è rigore amministrativo”.
Nel dibattito pubblico si è parlato di ‘setacciare’ il lavoro fatto. È una lettura corretta?
“No. La Corte ha analizzato un periodo lungo, partendo da una situazione disastrosa nel 2016. Non ha trovato irregolarità gravi a cui attaccarsi. Ha certificato che oggi la gestione è più prudente e rigorosa. In un passaggio scrive che le risorse accantonate sono ritenute congrue rispetto ai rischi connessi. È un riconoscimento chiaro”.
Quanto pesa, in questo percorso, la chiusura del dissesto?
“Pesa moltissimo. Il 90 per cento delle posizioni debitorie post-dissesto è stato definito entro settembre 2025, con debiti residui sotto i 3 milioni di euro. Questo dato viene spesso omesso da chi parla di fallimento”.

Assessora, guardando avanti, cosa possono aspettarsi ora i cittadini dopo il risanamento dei conti?
“Possono aspettarsi continuità nel rigore e un salto di qualità nella visione. Mettere in sicurezza i conti era la precondizione, non il traguardo finale. Ora siamo al giro di boa, come ha detto il sindaco Stefano Bandecchi: conti sotto controllo, ma anche capacità di trasformare questa solidità in progetti concreti, cantierabili e utili alla città”.
Nel dibattito pubblico si parla spesso di bilancio, meno di ciò che ruota intorno, come le società partecipate. Qual è la linea dell’amministrazione?
“Il monitoraggio delle partecipate è costante e strutturato. Non sono un capitolo marginale: incidono sugli equilibri complessivi e sulla qualità dei servizi. Oggi non solo sono sotto controllo, ma il lavoro di razionalizzazione e verifica è portato avanti con metodo, dati alla mano e senza zone d’ombra. Qui la parola chiave non è solo responsabilità, ma anche visione e condivisione di obiettivi strategici per il futuro di Terni. Penso alla definizione di partite storiche come la gestione della rete del gas, la revisione dei patti parasociali con Acea su ASM e il ritorno alla distribuzione di utili al Comune da parte delle partecipate. Sono passaggi che richiedono rigore tecnico, ma anche una chiara direzione politica, perché dalle partecipate devono tornare valore, risorse e scelte coerenti per la città”.
Se dovesse riassumere il suo ruolo con una frase che parli direttamente ai cittadini, quale sarebbe?
“Tanto rigore, tanta trasparenza e una sola direzione: conti in ordine per dare forza alle scelte politiche. Il bilancio non è un esercizio da tecnici, è uno strumento di fiducia. I cittadini devono sapere che ogni euro è monitorato, ogni rischio è valutato e ogni progetto ha una copertura reale. Questo è l’impegno mio, come assessora al Bilancio, e dell’amministrazione guidata dal sindaco Bandecchi”.
In conclusione, dottoressa Bordoni, qual è il messaggio che vuole mandare ai cittadini?
“Di leggere i documenti per intero e non per estratti. La delibera della Corte dei Conti non assolve nessuno per principio, ma certifica che Terni sta uscendo dal tunnel del dissesto con conti che tornano davvero. Le criticità non si negano, si affrontano. Ed è esattamente quello che stiamo facendo".