In Umbria i consumi non hanno ancora raggiunto la piena ripresa post-crisi, ma il 2025 porta un piccolo segnale positivo: secondo l’analisi dell’Ufficio Studi Confcommercio, la spesa pro capite nella regione registra un incremento dell’1,1% rispetto al 2024, in linea con la media nazionale e con quella delle regioni del Centro. Un miglioramento che, tuttavia, non basta a colmare il ritardo accumulato negli ultimi trent’anni.
Nel dettaglio, i consumi umbri sono passati dai 19.378 euro del 1995 agli attuali 21.532 euro a prezzi costanti, con una crescita dell’11,1% in trent’anni. Nello stesso periodo, l’Italia ha fatto segnare un +14,4%, confermando un passo più sostenuto.
Il confronto con il 2007 - anno del massimo storico - evidenzia la distanza che ancora separa l’Umbria dai livelli pre-crisi: i consumi risultano inferiori del 5,2%, mentre a livello nazionale la contrazione è limitata all’1%.
Un quadro che, seppur in leggera ripresa, resta caratterizzato da fragilità strutturali. A sottolinearlo è il presidente di Confcommercio Umbria, Giorgio Mencaroni, che avverte: “Questi dati confermano che, pur in un quadro di moderata ripresa, la nostra regione fatica ancora a recuperare pienamente i livelli di spesa pre-crisi”.
Per Mencaroni, la questione non riguarda soltanto le statistiche economiche ma la tenuta sociale e produttiva della regione: “Il consumo delle famiglie è la leva principale per la crescita economica e l’occupazione: per questo è fondamentale rafforzare la fiducia e il potere d’acquisto, sostenendo redditi e riducendo la pressione fiscale. Insieme alle istituzioni dobbiamo lavorare per creare condizioni favorevoli a chi consuma e a chi produce, perché solo così potremo trasformare i segnali positivi in una ripresa stabile e duratura”.
L’analisi di Confcommercio mette in luce come, negli ultimi trent’anni, siano cambiate in profondità le abitudini di spesa. La voce che più di tutte ha segnato l’evoluzione dei consumi è quella legata alla tecnologia: tra il 1995 e il 2025 la spesa pro capite per informatica e telefoni è cresciuta di quasi il 3.000%, a testimonianza della rivoluzione digitale che ha trasformato il quotidiano.
Accanto a essa, anche i consumi legati al tempo libero hanno conosciuto un’espansione significativa: servizi culturali e ricreativi hanno registrato un aumento reale di oltre il 120%. In crescita anche viaggi e vacanze (+18%) e ristorazione (+25,7%), sebbene questi comparti non abbiano ancora recuperato del tutto le perdite accumulate nel periodo pandemico.
Il quadro è diverso per i beni tradizionali. Alimentari e bevande segnano un calo del 5,1% rispetto al 1995, l’abbigliamento scende dello 0,5% e mobili ed elettrodomestici restano pressoché stabili (+0,8%). Ancora più netto il ridimensionamento della spesa per energia domestica, che cala del 35,1%, effetto congiunto dell’efficienza tecnologica e di una maggiore consapevolezza nel risparmio.
Guardando al periodo più recente, il confronto con il 2019 - anno pre-pandemia - mostra un incremento dei consumi in Umbria del +3,3%, leggermente superiore al +2,9% nazionale. Tuttavia, il valore assoluto resta inferiore: 21.532 euro contro i 22.114 euro della media italiana.
Un divario che conferma come la ripresa umbra proceda a due velocità: da un lato una crescita relativa che mostra resilienza, dall’altro un gap strutturale che continua a pesare su famiglie e imprese.
In sintesi, l’Umbria archivia il 2025 con un segnale positivo, ma il cammino verso la piena ripresa dei consumi è ancora lungo. La sfida, secondo Confcommercio, è creare un contesto in cui la domanda interna diventi motore di sviluppo, capace di sostenere non solo l’economia ma anche la coesione sociale di una regione che resta in bilico tra fragilità e rilancio.