Il braccio di ferro tra Palazzo Spada e Palazzo Donini si sposta sul terreno della razionalizzazione delle Aziendse sanitarie e sul nuovo Piano Regionale Socio-Sanitario. E stavolta non sarà un semplice botta e risposta tra maggioranza e opposizione. In consiglio comunale si è infatti saldato un inedito asse tra AP e il centrodestra, che ha prodotto una larga maggioranza di 21 voti favorevoli, che dovrà portare l'assemblea a chiedere conto alla presidente Stefania Proietti di quel che bolle in pentola sulla riorganizzazione della sanità umbra.
Il documento approvato questa mattina - 21 sì, 5 no - non è una dichiarazione d’intenti: è un atto di indirizzo che impegna la presidente del Consiglio Sara Francescangeli a organizzare “quanto prima” un incontro tra la governatrice e una delegazione di tutte le forze politiche. L’obiettivo? Sapere una volta per tutte se l’ipotesi di un’Asl unica con sede a Foligno è un retroscena da salotto giornalistico o un’ipotesi seria. E, soprattutto, se il centro sanitario della Domus Gratiae rischia lo smantellamento.
A innescare la miccia è stato Andrea Sterlini, consigliere di Alternativa Popolare, che già due sedute fa aveva depositato una proposta sul trasferimento della Asl. Stamattina, durante la fase preliminare, ha chiesto e ottenuto - con 22 voti - di bruciare i tempi e discutere il punto subito dopo gli atti amministrativi. Il testo originario del suo gruppo parlava senza giri di parole di “ennesimo schiaffo della Regione contro la città”. Poi la presidente Francescangeli ha allargato il mirino, proponendo un emendamento che inserisse nel documento anche la Domus Gratiae e un impegno formale per il sindaco e la giunta a ottenere rassicurazioni sulla “falsità” di quelle indiscrezioni. Da lì il dibattito - con interventi incrociati di Ferranti, Proietti Trotti e Batini - e la richiesta del primo cittadino di una sospensione per trovare un testo unitario. Quello che è tornato in aula, ripresentato dal capogruppo di Fratelli d’Italia Roberto Pastura, ha messo d’accordo centrodestra e gruppo misto. Non il Pd.

Il timore che serpeggia tra i banchi di Palazzo Spada è che il riassetto regionale finisca per trasformare Terni in una periferia sanitaria di serie B. Claudio Batini (Alternativa Popolare) è stato chiaro: “Ho denunciato pubblicamente come la sanità umbra sia stata ridotta a un esercizio di ragioneria, dove si tagliano visite e ricette sulla pelle dei cittadini, specialmente nel ternano”. E ha lanciato una sfida diretta alla giunta Proietti: “Se la riunione delle due Asl diventa inevitabile, la sede unica per l’intera Umbria deve, per logica e per giustizia, risiedere a Terni. Spostate il comando qui. Se questa proposta vi fa sorridere o vi spaventa, avete appena confermato quello che tutti i ternani sanno già: che per voi l’Umbria finisce dove inizia la provincia di Terni”.
Parole pesanti, che trovano sponda nel documento approvato. L’atto richiede infatti un confronto non generico, ma puntuale: sugli “indirizzi della Regione in materia sanitaria per il territorio ternano”, con un’attenzione specifica alla Domus Gratiae, struttura di riabilitazione della Asl Umbria 2 che secondo alcune voci sarebbe destinata a un ridimensionamento. Il testo parla di “notizie preoccupanti” emerse dalla stampa, e chiede che la Regione smentisca o confermi una volta per tutte.
Roberto Pastura, capogruppo FdI, ha rivendicato il ruolo di costruttore del testo unitario: “Abbiamo ritenuto doveroso assumere un’iniziativa politica chiara e responsabile. Ho proposto un atto aperto al contributo di tutte le forze presenti in Consiglio, con l’obiettivo di esercitare una legittima e trasparente azione di moral suasion nei confronti della presidente Proietti”. E ha sottolineato il rammarico per la scelta della sinistra: “Una posizione che appare difficilmente comprensibile, soprattutto in un momento in cui il territorio avrebbe bisogno di unità istituzionale”. Giovedì, annuncia, FdI terrà una conferenza stampa per alimentare “un dibattito pubblico fondato su dati, trasparenza e responsabilità istituzionale”.
Il Partito Democratico non ci sta a passare per quello che volta le spalle alla città. Il capogruppo Pierluigi Spinelli spiega il voto contrario con motivazioni di metodo, non di merito: “Abbiamo votato no perché riteniamo che non ci sia bisogno di alcun incontro istituzionale, in quanto non c’è alcun documento della Regione che parli di un’unica Usl e di un’unica sede amministrativa, peraltro non a Terni. Esiste solo un articolo di stampa, mi sembra veramente poco per chiedere l’ennesimo incontro”. Spinelli rivendica il lavoro dei consiglieri regionali dem, che già starebbero monitorando la situazione: “Noi come Partito Democratico siamo convinti che Terni debba essere rispettata e che il suo ruolo di capoluogo di provincia non possa essere messo in discussione. Il Pd lavora concretamente e non si perde in chiacchiere”.

Alternativa Popolare ha rivendicato la “primogenitura” della battaglia: “Siamo stati noi a porre il tema dell’interlocuzione con la Regione. Impensabile la Usl unica, ancora più impensabile che la sua ubicazione sia a Foligno. Terni è città capoluogo di provincia, deve essere sede di Usl e di Azienda ospedaliera ad alta specializzazione. Ogni altro disegno vedrà la ferma opposizione di Alternativa Popolare”. E sulle opposizioni di centrodestra: “Siamo contenti che siano convenuti sulle nostre posizioni ma ne rivendichiamo la primogenitura. Fdi si è appropriata della nostra iniziativa solo per il fatto di aver avanzato un compromesso nel tentativo di trovare un’intesa con le recalcitranti sinistre. Una furbata politica che lascia il tempo che trova”.
Il quadro che esce dall’aula è dunque quello di una città che si sente accerchiata, o quantomeno trascurata, in un ragionamento regionale sulla sanità che appare ancora tutto da scrivere. L’incontro con la presidente Proietti - che è anche assessore alla Sanità - non ha ancora una data, ma l’atto di indirizzo lo rende formalmente indifferibile. La partita, adesso, si sposta a Perugia. E Terni non ha intenzione di guardare dalla finestra.