19 Mar, 2026 - 17:45

Terni, il consiglio comunale vara il nuovo decalogo: niente foto in pausa e polemiche sull'astensione

Terni, il consiglio comunale vara il nuovo decalogo: niente foto in pausa e polemiche sull'astensione

Trenta mattine di lavoro, dalle nove alle undici, a cesellare virgole e articoli. Poi il giorno del giudizio in aula, con il Consiglio comunale che si ritrova a fare i conti non con l'ordinaria amministrazione, ma con un nuovo decalogo, le regole che dovranno governare i lavori dell'assemblea da qui in avanti.

L'assemblea di Palazzo Spada ha messo ai voti il nuovo regolamento interno - atteso da oltre vent'anni - con modifiche, finite sotto la lente, che toccano la sostanza della democrazia locale: il peso dell'astensione, il decoro dell'abbigliamento, la tutela della sfera privata nei momenti di pausa, i criteri per i gettoni di presenza.

L'esercizio della responsabilità e il caso dell'astensione

Il clima in aula si è acceso quando la discussione è caduta sull'articolo 35, quello che disciplina il voto di astensioneLeonardo Patalocco, consigliere del Partito Democratico, ha provato a difendere il valore politico di chi sceglie di non schierarsi né col sì né col no. “Astenersi non significa fuggire”, ha argomentato, “ma partecipare all'esercizio del voto e legittimare il sistema democratico”, pur marcando una distanza dalla specifica decisione in discussione. Una posizione che mirava a sottrarre l'astensione dall'essere automaticamente conteggiata come voto favorevole negli atti amministrativi, restituendole dignità politica.

La replica del primo cittadino, Stefano Bandecchi, non si è fatta attendere ed è arrivata con la consueta, tagliente immediatezza. “L'astensione non è politicamente una verginità”, ha gelato l'aula il sindaco, bollando la posizione intermedia come una forma di complicità mascherata. Con un lessico diretto che lascia poco spazio a interpretazioni, Bandecchi ha descritto l'astensione come il rifugio di chi vuole fare il “paraculetto”, evitando la responsabilità di un "no" netto. Ha rivendicato per la democrazia la necessità di scelte chiare e di campo. Una posizione che alla fine ha prevalso, lasciando invariata la regola tradizionale: negli atti politico-amministrativi, chi si astiene di fatto non ostacola l'approvazione.

La questione del decoro tra abbigliamento e privacy

Il dibattito ha però preso una piega inaspettata, quasi surreale, quando si è affrontato il tema del cosiddetto “dress code”. Cinzia Fabrizi, del Gruppo Misto, ha sollevato più di un dubbio sull'opportunità di normare l'abbigliamento dei consiglieri, chiedendo con una punta di provocazione se l'obbligo di un vestire “consono e decoroso” valesse anche per il sindaco. Bandecchi ha raccolto la sfida a modo suo, difendendo la scelta di un abigliamento casual-chic. Almeno per i costi del vestiario: “Oggi sarò vestito con 1700 euro... le scarpe costano 960, i pantaloni 400”, sdoganando jeans, camicia con le maniche arrotolate e un look all'americana invece che il classico abito con tanto di cravatta.

Foto e riprese durante le pause: il caso della mancata sensibilità per questioni di salute e privacy

Insomma, Bandecchi ha giocato sul detto che "l'abito non fa il monaco", assicurando che, pur ritenendosi in ottima forma fisica, non si sarebbe mai sognato di presentarsi nudo in Consiglio. La questione del limite tra decoro e volgarità è stata al centro anche di un altro punto caldo: il divieto di riprese video durante le sospensioni delle sedute. Quello che poteva apparire come un attacco alla libertà di stampa e alla trasparenza, ha trovato una giustificazione profondamente umana nelle parole di Agnese Passoni, consigliera di Alternativa Popolare.

La consigliera di maggioranza, infatti, ha rievocato un episodio personale che ha è stato il detonatore per questa norma. Una giornalista la ritrasse, infatti, mentre mangiava un tramezzino durante una pausa dei lavori. Un gesto reso necessario da esigenze mediche ma trasformato in occasione di scandalo. Da qui la scelta del consiglio di “arginare” l'uso dei cellulari nei momenti di sospensione, per evitare che fragilità personali diventino merce da prima pagina. Una norma che cerca di bilanciare il diritto di cronaca con la tutela della dignità personale, stabilendo un confine tra la vita pubblica e quei momenti di pausa in cui anche un rappresentante delle istituzioni resta un essere umano.

La ridefinizione dei ruoli e la sfida della modernità

Il nuovo regolamento non si limita a normare comportamenti e abbigliamento. Per la prima volta, a Terni, viene data una definizione formale di maggioranza e minoranza: la prima è composta da chi aderisce al programma del sindaco, la seconda da chi non vi ha aderito o ha cessato di farlo. Una precisazione lessicale che in realtà ha un peso politico non indifferente, perché chiarisce i confini dell'agibilità politica e le responsabilità di ciascuno.

Sul fronte dell'efficienza, il testo introduce novità sostanziali come la partecipazione in videoconferenza per esigenze regolamentate e il tanto discusso voto ponderato nelle commissioni, pensato per garantire stabilità a fronte dei frequenti “cambi di casacca” che in passato avevano reso ingestibile il lavoro istruttorio. Francesco Maria Ferranti, di Forza Italia, ha difeso con vigore questo meccanismo, rigettando al contempo ogni forma di “populismo becero” sulla questione dei gettoni di presenza, la cui soglia minima per essere percepiti è stata ridotta dal 70% al 50% della durata della seduta. “L'impegno di un eletto non si misura col cronometro”, ha ricordato Ferranti, “ma con l'efficacia dell'azione politica”.

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A mediare tra le diverse anime è stato Emidio Mattia Gubbiotti del Partito Democratico, presidente della commissione speciale che ha partorito il testo. Con orgoglio, Gubbiotti ha rivendicato il lavoro corale, caratterizzato da una “buona volontà” e da un rispetto istituzionale tutt'altro che scontato in questa consiliatura. “Questo non è il regolamento del sindaco”, ha tenuto a precisare, “è uno strumento che disciplina le modalità operative di quest'aula adesso e per il futuro”. Un'eredità per le prossime consiliature, insomma, che ha ricevuto il plauso anche di Claudio Batini (AP), secondo cui si è finalmente chiusa l'era di un sistema obsoleto, “zavorrato da tecnologie e prassi superate”.

L'esito del voto finale: un solo contrario e 25 a favore del regolamento 

Alla fine, il nuovo codice di comportamento è stato approvato con 25 voti favorevoli, un solo contrario e due astenuti. Una maggioranza trasversale che suggella un percorso faticoso ma, per molti versi, condiviso. Terni si dota così di uno strumento che cerca di coniugare l'efficienza tecnologica con il rigore istituzionale, tra la ricerca di una “sanità” politica nell'astensione e la difesa del decoro estetico. E mentre il sindaco Bandecchi tiene a precisare che questo regolamento non è la sua “clava” - “ci avete scritto qualche minchiatella e potevate anche lavorare meglio”, ha punzecchiato i consiglieri -, a Palazzo Spada resta la consapevolezza che nessuna regola è scolpita nella roccia. Ma ogni norma, anche la più discussa, rappresenta un passo verso una città più moderna e, auspicabilmente, più consapevole dei propri meccanismi democratici.

Le principali novità del regolamento in sintesi

 

Definizioni istituzionali
Viene formalizzata la distinzione tra maggioranza (chi aderisce al programma del sindaco) e minoranza (chi non vi ha aderito o ha cessato di farlo). Istituita una quinta commissione permanente dedicata a regolamenti e Statuto.

Digitalizzazione e voti
Introdotta la partecipazione in videoconferenza per casi regolamentati. Arriva il voto ponderato in commissione per garantire stabilità contro i cambi di casacca.

Numero legale
Introdotta la seconda convocazione del Consiglio con 16 presenti come numero legale (emendamento per coerenza con lo Statuto). Chi chiede la verifica viene conteggiato come presente.

Decoro e privacy
Previsto un abbigliamento consono per consiglieri e sindaco. Limitate le riprese video autonome durante le sospensioni per tutelare la privacy.

Gettoni di presenza
Soglia ridotta: basta partecipare al 50% della durata della seduta (era il 70%) per percepire il gettone.

Astensioni
Confermata la regola tradizionale: negli atti politico-amministrativi l'astensione viene conteggiata come voto favorevole.

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Federico Zacaglioni
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