Un voto all’unanimità che avrebbe dovuto unire le istituzioni nel segno della memoria e che invece ha finito per far mandare la sinistra ternana sull'orlo di una crisi di nervi, innescando un cortocircuito politico immediato.
Il Consiglio comunale di Terni ha approvato all’unanimità l'atto di indirizzo denominato “Il Percorso del ricordo per una memoria condivisa sulle Foibe”, un documento che prevede, tra le varie iniziative, anche la realizzazione di una “Panchina Tricolore” intitolata a Norma Cossetto. Una compattezza dell'aula solo di facciata, perché a poche ore dal voto è scoppiata una violenta bagarre tutta interna all'area progressista. A dare il via alle ostilità è stata l’ANPI di Terni, che ha contestato l'esito della votazione esprimendo profondo dissenso e sorpresa, provocando una reazione a catena: da un lato i consiglieri del Partito Democratico che rivendicano la scelta bipartisan, dall'altro l’ex consigliere comunale di Senso Civico e presidente di Terni Valley, Alessandro Gentiletti, che si schiera apertamente a difesa dell'associazione partigiana.
L'atto, nato su impulso del centrodestra, punta a istituzionalizzare il ricordo del martirio delle foibe e dell'esodo giuliano-dalmata. A spiegare il senso profondo dell’iniziativa è il capogruppo di Fratelli d’Italia, Roberto Pastura, il quale evidenzia che si tratta di un provvedimento promosso insieme al consigliere Orlando Masselli, nato grazie al contributo e alla sensibilità del Comitato 10 Febbraio e del suo referente provinciale, Alessio Pagliaricci. Le azioni sul tavolo sono concrete: la verifica dell'iter per l'intitolazione di uno spazio pubblico a Norma Cossetto, la panchina tricolore, momenti istituzionali annuali e uno "Scaffale del Ricordo" nella biblioteca comunale. Nelle intenzioni dei promotori, come specificato da Roberto Pastura, “questa iniziativa non nasce con l’intento di dividere o alimentare contrapposizioni ideologiche, ma con la volontà di offrire un contributo serio e maturo alla costruzione di una memoria condivisa”. Una spinta alla pacificazione nazionale che però ha trovato l'immediato sbarramento dell'associazione dei partigiani.
La reazione dell'ANPI non si è fatta attendere, evidenziando una faglia profonda sul piano dell'interpretazione storiografica. Il presidente provinciale dell'ANPI, Rossano Capputi, ha firmato una nota durissima in cui contesta la deliberazione di Palazzo Spada e respinge la formula stessa della "memoria condivisa".
L'associazione rivendica la necessità di non prescindere dal contesto storico dell'occupazione italiana, richiamando le “drastiche misure repressive. Il regime d'occupazione fece leva sulla violenza che si manifestò con ogni genere di proibizioni, con le misure di confino, con le deportazioni e l'internamento nei numerosi campi istituiti in Italia (fra i quali vanno ricordati quelli di Arbe, Gonars e Renicci), con i processi dinanzi alle corti militari, con il sequestro e la distruzione di beni, con l'incendio di case e villaggi”.
Secondo il presidente dell'ANPI, il bilancio di quel periodo fu drammatico: “Migliaia furono i morti, fra caduti in combattimento, condannati a morte, ostaggi fucilati e civili uccisi. I deportati furono approssimativamente 30 mila, per lo più civili, donne e bambini, e molti morirono di stenti. Furono concepiti pure disegni di deportazione in massa degli sloveni residenti nella provincia”.
Per Rossano Capputi, dunque, l'approccio emerso in Consiglio comunale rischia di sfociare in un revisionismo parziale. “La deformazione sistematica della storia, o il racconto parziale non aiuta a comprendere la tragedia vissuta dalle popolazioni Italiane e Slovene. E la conclusione non può essere che non c'è una parte giusta e una parte sbagliata e la pietà e il dolore per migliaia di morti e di sofferenze, non ha niente a che vedere con quella che qualcuno continua a chiamare "memoria condivisa"”.
Parole, quelle dei vertici partigiani, che hanno aperto un solco con i rappresentanti del Partito Democratico in Consiglio comunale, chiamati a giustificare una scelta di voto che l'ANPI ha vissuto come un vero e proprio strappo. A rispondere punto su punto ci ha pensato il consigliere comunale del PD, Emidio Gubbiotti, che ha rivendicato con fermezza la scelta dell'astensione o del voto favorevole in nome dell'onestà intellettuale, ricordando come la figura di Norma Cossetto sia riconosciuta formalmente dallo Stato italiano ai massimi livelli.
“In politica, anche quella più semplice e territoriale, o forse in quella soprattutto, sostenere le proprie iniziative è abbastanza semplice. Quasi banale. Lo è meno sostenere le iniziative di altri, se ci si accorge, magari raramente, che possono essere opportune, giuste e corrette”, ha spiegato il consigliere del PD Emidio Gubbiotti, ricordando che la studentessa istriana venne insignita della Medaglia d'Oro al Merito Civile nel 2005. “Era Presidente Carlo Azeglio Ciampi, la cui biografia e la cui appartenenza partigiana antifascista, è nota a tutti. In Consiglio Comunale abbiamo votato come si doveva votare. Con senso civico e forse anche un po’ di capacità di approfondimento. Si chiama libertà di pensiero”.
Una linea difensiva che però non convince affatto il resto della sinistra cittadina rimasta fuori dall'aula. A farsi portavoce del dissenso è l'avvocato Alessandro Gentiletti, presidente di Terni Valley ed ex consigliere comunale di Senso Civico, che ha espresso totale solidarietà all'associazione partigiana, attaccando frontalmente i consiglieri del PD. Per Alessandro Gentiletti, il voto favorevole della sinistra rappresenta una vera e propria resa culturale: “Leggo il giusto stupore dell'ANPI di Terni dopo l'approvazione all'unanimità da parte del Consiglio comunale di un atto inutile che esalta, senza necessità né motivo di legame territoriale ed ideologico, la figura di Norma Cossetto. Sono solidale alla nostra ANPI territoriale, in quanto non dimentico anzi ricordo con orgoglio le battaglie culturali e politiche che abbiamo fatto insieme negli scorsi cinque anni. Quel voto, soprattutto con l'adesione rivendicata da parte di quella minoranza che dice di richiamarsi ai valori della sinistra antifascista, certifica purtroppo la sudditanza ideologica in cui versa la sinistra cittadina, che pare ormai aver perso quell'egemonia culturale e morale che negli scorsi cinque anni avevamo con fatica ricostruito a Terni, unendoci in tanti, pur nelle differenze”.
Pur ribadendo il massimo rispetto per la tragedia personale della giovane istriana, definita “figlia di un gerarca fascista, in una terra che i fascisti umiliarono, calpestarono e oppressero” che “non meritava quanto le accadde”, il presidente di Terni Valley mette in guardia contro i rischi politici dell'atto approvato a Terni. “Non si può tuttavia permettere che la sua storia sia strumentalizzata da parte di chi vorrebbe riabilitare come vittima quel regime carnefice di cui Norma Cossetto fu senza colpa figlia e martire innocente. Atti come quello votato, purtroppo, anche inconsapevolmente, rischiano di fare soltanto questo”. Lo scontro a Terni resta aperto, e la memoria delle foibe, invece di unire, torna a essere terreno di una profonda frattura ideologica interna alla sinistra.