La parola d’ordine, nel lessico scelto questa volta da Confindustria Umbria, non è rottura ma pungolo. Sollecitazione attiva, pressione ragionata su una politica regionale e locale che, pur nella fase di dialogo ancora aperta, comincia a mostrare orientamenti non del tutto in asse con le urgenze del sistema produttivo. Il banco di prova è quello di sempre: le infrastrutture. Ma il contesto in cui la partita si gioca è profondamente mutato, reso più aspro da una crisi internazionale che morde le filiere e da una stangata fiscale regionale che ha già fatto sentire i suoi effetti sui bilanci di famiglie e imprese.
Ed è in questo crocevia di difficoltà che il presidente Giammarco Urbani ha scelto di rilanciare, con toni fermi ma aperti al confronto, la mappa delle priorità industriali dell’Umbria. Un modo per ribadire che il mondo produttivo non intende restare a guardare mentre si allunga l’ombra di nuovi ritardi.
“L’Umbria – scandisce Urbani – ha bisogno di un salto di qualità sul terreno delle infrastrutture. Oggi più che mai occorre una visione integrata, capace di tenere insieme infrastrutture materiali e immateriali, mobilità, logistica, servizi e innovazione”. Parole che suonano come un sollecito garbato ma inflessibile, rivolto tanto a Palazzo Donini quanto a Palazzo dei Priori.

A tenere banco, tra i dossier che gli industriali continuano a considerare strategici, è innanzitutto il Nodo di Perugia. L’infrastruttura viaria che dovrebbe decongestionare il traffico intorno al capoluogo è tornata al centro del dibattito istituzionale, ma i segnali che filtrano dalla nuova maggioranza comunale non rassicurano Confindustria. La linea di Perugia, incline a privilegiare soluzioni di mobilità alternativa e a rivedere la scala delle grandi opere, è osservata con un misto di rispetto istituzionale e malcelata preoccupazione. Non c’è ancora una frattura conclamata, ma le criticità affiorano, e il rischio di un nuovo stallo progettuale comincia a pesare sulle aspettative di chi produce.
L’approccio scelto da Urbani è perciò quello del pressing costruttivo: non strappi, ma richiami puntuali alla responsabilità. Il Nodo è considerato essenziale non solo per fluidificare la mobilità quotidiana, ma anche per abbassare un tasso di incidentalità che resta una ferita aperta per il territorio. E l’aggravarsi della crisi internazionale, con le sue ripercussioni sui costi della logistica, rende ancora più urgente sciogliere ogni nodo – reale e metaforico – che ostacola la competitività delle imprese umbre.

Accanto alla viabilità su gomma, la visione integrata evoca da Confindustria abbraccia ferrovia, aeroporto e reti immateriali. Sul collegamento alla rete veloce, il punto di riferimento resta la stazione Medio Etruria in località Creti: una soluzione che gli industriali considerano la più funzionale per agganciare l’Umbria all’Alta Velocità e spezzare un isolamento storico che penalizza l’intero sistema economico. Anche qui il pressing è discreto ma continuo, fatto di interlocuzioni costanti e della volontà di non lasciare il dossier in balia di ulteriori rinvii.
Lo stesso vale per l’aeroporto San Francesco, che per Confindustria Umbria non è solo una porta turistica, ma un tassello di sistema. La crescita dello scalo e il rafforzamento dei collegamenti sono considerati leve preziose per connettere la regione ai circuiti economici e relazionali, in una fase in cui la globalizzazione arretra e contano sempre di più le connessioni rapide tra territori.
C’è poi il capitolo digitale, che nel ragionamento di Urbani si intreccia indissolubilmente con le infrastrutture fisiche. La diffusione della banda ultra larga nelle aree interne non è un ornamento tecnologico, ma un’ancora di salvezza per comunità segnate da invecchiamento demografico e spopolamento. “La qualità della connettività digitale, la diffusione della banda ultra larga, la possibilità di collegare in modo efficiente aree urbane e aree interne – si sottolinea nella sede di via Palermo – diventa un fattore decisivo per far incontrare imprese, lavoro e competenze”. Un richiamo che suona tanto più urgente in una regione dove la stangata fiscale ha già eroso margini di spesa e capacità di investimento.
La chiusa del presidente di Confindustria Umbria è un appello che vuole tenere la porta del dialogo spalancata, senza rinunciare a indicare un orizzonte esigente: “L’Umbria non può permettersi di restare ferma. Servono scelte chiare, una programmazione coerente e una visione capace di leggere insieme mobilità, logistica e trasformazione digitale. È anche da qui che passa una parte importante della competitività futura della nostra regione”.