06 Apr, 2026 - 10:30

Confindustria Umbria lancia l’allarme: “Costi alle stelle e incentivi tagliati, crescita a rischio”

Confindustria Umbria lancia l’allarme: “Costi alle stelle e incentivi tagliati, crescita a rischio”

Si ferma la crescita, rischia la recessione. È l’allarme che arriva da Confindustria Umbria, che mette in guardia su un doppio fronte: le tensioni geopolitiche internazionali e una manovra del governo che, a sorpresa, taglia gli incentivi per la transizione energetica proprio mentre le imprese hanno già acceso i motori. Il Rapporto di primavera del Centro Studi Confindustria tratteggia scenari da brivido per l’Italia: il Pil potrebbe crescere solo dello 0,5% se la crisi in Medio Oriente si risolve in un mese, ma scivola nella stagnazione se le tensioni durano quattro mesi e addirittura in recessione (-0,7%) se si protraggono oltre nove mesi. Nel frattempo, i costi energetici, dei carburanti e delle supply chain volano, mettendo in ginocchio intere filiere. E in Umbria, come spiega il presidente Giammarco Urbani, le aziende si trovano a dover fare i conti con una “visibilità zero” e con un credito d’imposta per la Transizione 5.0 che è stato ridotto del 65% per chi aveva prenotato a novembre 2025. Investimenti già avviati, ora a rischio.

Le tre velocità della crisi: Pil allo 0,5% se il conflitto dura un mese, recessione se si allunga oltre nove mesi

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Il Centro Studi Confindustria non usa mezzi termini. Il dossier primaverile diffuso in queste ore fotografa un’economia italiana appesa ai tempi della crisi mediorientale. Il primo scenario, quello più ottimistico (se così si può chiamare), prevede che le criticità si riducano nell’arco di quattro settimane: in quel caso il Prodotto interno lordo si attesterebbe a un magro +0,5%. Se invece le tensioni si protraggono fino a quattro mesi, l’attività economica entra in una fase di sostanziale stagnazione. Il quadro peggiore è quello di un conflitto che si allunga oltre i nove mesi: si andrebbe verso una recessione con il Pil in calo dello 0,7%.

Non si tratta solo di numeri. Il protrarsi dell’instabilità globale, spiega il rapporto, si traduce in un’impennata dei costi energetici, dei carburanti e delle interruzioni delle catene di approvvigionamento. Effetto domino sulle filiere industriali: dall’automotive alla meccanica, dalla ceramica alla logistica, ogni anello della produzione subisce rincari che erodono competitività. Le aziende, già provate dall’inflazione e dal caro-materie prime, ora si trovano a dover ricalcolare i margini su base settimanale.

“Costi crescenti e visibilità zero”, l’Umbria sotto pressione. E il taglio al credito d’imposta 5.0 affonda gli investimenti

Giammarco Urbani, presidente di Confindustria Umbria, non ha dubbi: il momento è tra i più difficili degli ultimi anni. “In un quadro già complesso – dichiara – le imprese si trovano ad affrontare una fase caratterizzata da costi in aumento e da una limitata visibilità sulle prospettive. Diventa quindi fondamentale poter contare su condizioni di stabilità e su strumenti in grado di accompagnare i processi di investimento”. Parole che suonano come un campanello d’allarme per il tessuto produttivo umbro, fatto di medie e piccole imprese che spesso non hanno le spalle larghe per assorbire shock improvvisi.

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A complicare il quadro, proprio in queste settimane, è arrivato il decreto fiscale che ha riscritto le regole del piano Transizione 5.0. La norma prevede una riduzione del 65% del credito d’imposta per quelle aziende che avevano già effettuato la prenotazione nel mese di novembre 2025. Un taglio secco, che colpisce interventi già programmati o addirittura realizzati. “Tra le imprese coinvolte – prosegue Urbani – figurano anche importanti realtà umbre che hanno avviato o completato investimenti significativi sulla base delle condizioni previste. La rimodulazione del beneficio si traduce per queste aziende in un elemento di appesantimento non previsto, con possibili ricadute sulla gestione finanziaria e sulla continuità dei programmi di investimento”.

Il nodo, spiega il presidente, non è solo economico ma anche psicologico: la fiducia è il primo collante delle decisioni di medio-lungo termine. “L’introduzione di elementi di discontinuità nelle misure di incentivo – aggiunge Urbani – può incidere sul clima di fiducia necessario a sostenere i percorsi di sviluppo delle imprese. In una fase come quella attuale, appare quindi opportuno rafforzare, in un’ottica di continuità, gli strumenti a supporto della competitività del sistema produttivo”.

Proprio per questo, Confindustria Umbria guarda con attenzione al tavolo di confronto convocato presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy“Confindustria Umbria – conclude Urbani – accoglie positivamente la convocazione del tavolo di confronto presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, auspicando che possa rappresentare un momento utile per individuare soluzioni in grado di garantire stabilità e coerenza al quadro degli interventi a sostegno delle imprese”. Tradotto: serve coerenza, non colpi di timone improvvisi. Altrimenti il rischio concreto è una frenata dello sviluppo produttivo umbro che si aggiunge a quella già paventata dal Centro Studi per l’intera economia nazionale.

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Federico Zacaglioni
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