07 Apr, 2026 - 18:00

Confartigianato Terni, il piano d’emergenza: “Reddito sotto Perugia di 2.500 euro, persi 5mila residenti in dieci anni”

Confartigianato Terni, il piano d’emergenza: “Reddito sotto Perugia di 2.500 euro, persi 5mila residenti in dieci anni”

Il divario con Perugia non è più solo una questione di campanile. È una frattura economica e demografica che Confartigianato Terni ha messo nero su bianco nel documento programmatico “Terni 2026 - Piano di emergenza e contromisure per il rilancio urbano”, consegnato oggi agli assessori Gabriele Ghione e Tiziana Laudadio. E i numeri parlano da soli: il reddito disponibile pro-capite a Terni si è fermato a 20.660 euro, mentre Perugia vola a 23.155. Quasi 2.500 euro in meno all’anno, oltre 200 euro al mese in meno da spendere nel commercio di vicinato. Una “tassa occulta”, la definisce il rapporto, che sottrae ossigeno alle imprese del centro storico.

Negli ultimi dieci anni, la città ha perso 5.229 residenti (da 111.501 a 106.272). E l’indice di vecchiaia - tra i più alti d’Italia - tocca quota 275,2. Tradotto: pochi giovani, tanti anziani, consumi che si contraggono e saracinesche che scendono. Mauro Franceschini, presidente di Confartigianato Terni, non usa giri di parole: “Le soluzioni immediate devono dare ossigeno alle imprese. Le contromisure strategiche devono evitare che Terni diventi un deserto commerciale e artigianale”.

Il sorpasso al contrario: perché il reddito ternano non tiene il passo

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L’analisi di Confartigianato parte da un dato strutturale: Terni ha scontato per decenni un modello di sviluppo troppo incentrato sui grandi poli industriali, senza costruire distretti innovativi né un terziario moderno. Mentre territori limitrofi evolvevano, il capoluogo della Conca è rimasto ancorato a un’economia “pesante”, incapace di trattenere valore aggiunto e competenze. Il risultato è un mismatch educativo paradossale: i ternani hanno livelli di istruzione superiori alla media regionale, ma solo il 4,5% riesce a ricoprire ruoli apicali come dirigenti, quadri o professionisti.

“La fine del primato industriale - si legge nel piano - ha sostituito stipendi alti con un terziario a basso salario”. E i giovani più qualificati fuggono: rotte verso Roma, il Nord Italia e l’estero. Il centro storico, nel frattempo, si trasforma in un guscio abitato da una popolazione sempre più anziana e con minore capacità di spesa. Un circolo vizioso che Confartigianato descrive senza reticenze: meno residenti, meno domanda, chiusura dei negozi, centro meno attrattivo, nuove famiglie che non arrivano.

L’assedio della grande distribuzione organizzata e il centro invisibile

Uno dei nodi più critici evidenziati dal piano è la ipersaturazione della grande distribuzione organizzata. Nella provincia di Terni si contano 643,1 metri quadrati di grandi strutture di vendita ogni mille abitanti, una soglia superiore dell’11,4% rispetto alla media nazionale (577,4). Ma il dato, avverte Confartigianato, è ingannevole. A differenza di Perugia, dove i poli commerciali sono posizionati lungo le grandi vie di comunicazione e attraggono flussi da tutta la regione, a Terni nessun polo è direttamente collegato al raccordo autostradale. Di conseguenza, la grande distribuzione organizzata non crea nuova ricchezza: si limita a drenare i consumi locali, frammentandoli e spostandoli.
“Questa struttura distributiva pesante - scrive Confartigianato - agisce con una forza centripeta che non genera attrazione extraterritoriale, ma si limita a risucchiare la spesa dei residenti”.

L’effetto sul centro storico è devastante. Tra il 2013 e il 2023, Terni ha perso il 19% degli esercizi di commercio al dettaglio. Nel solo centro storico hanno chiuso 80 imprese commerciali. E la percezione di “difficoltà d’accesso” - parcheggi, Ztl, logistica - completa l’isolamento. “Per il cittadino medio - denuncia il documento - l’opzione di superare la barriera delle grandi strutture per raggiungere il centro non viene nemmeno più considerata”.

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La svolta: “Città Facile” per competere con la periferia

Di fronte a questo scenario, Confartigianato Terni non si limita a diagnosticare. Propone una riconversione strategica radicale: trasformare Terni nella “Città Facile”. Un luogo progettato per eliminare gli attriti, facilitare il lavoro e rendere piacevole ogni momento della giornata. L’obiettivo è rendere il centro più efficiente della periferia, superando la falsa gratuità dei grandi poli commerciali.

Tra le direttrici strategiche indicate nel piano spicca la logistica urbana per l’ultimo miglio: utilizzare la piastra di Maratta come hub di smistamento merci, consegnando in centro con mezzi agili ed eliminando il caos dei furgoni. Poi la Fascia Shopping facilitato: sosta gratuita dalle 18 alle 20 nei parcheggi di superficie e di attestazione (San Francesco, Rinascita) per incentivare il rientro dei flussi nel post-lavoro. E ancora: un piano straordinario di illuminazione e videosorveglianza per restituire sicurezza e decoro, perché “non esiste facilità d’uso senza percezione di sicurezza”.

Sul fronte fiscale, Confartigianato chiede una revisione dei coefficienti TARIC per le piccole imprese del centro storico, con una riduzione obiettivo di almeno il 20%. “La Tari rappresenta oggi un costo fisso insostenibile - spiega il documento - non commisurato alla reale produzione di rifiuti delle microimprese artigiane e commerciali”.

Attrarre nuovi residenti: l’ipotesi “Roma-Terni”

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Il medio periodo, secondo il piano, si gioca sull’attrazione di nuova residenzialità. Il target è chiaro: l’area romana. Grazie alla fibra ottica e ai collegamenti ferroviari da potenziare, Terni può proporsi come il “quartiere verde di Roma” per chi lavora nella Capitale ma cerca una città più vivibile, meno costosa e più sicura. “Dobbiamo importare nuovi residenti con maggiore capacità di spesa”, scrive Confartigianato, che chiede di ampliare le politiche di attrazione già in atto e di lanciare una campagna mediatica mirata su Roma Nord.

Ma attenzione, avverte il documento: “Mentre noi ci interroghiamo sulle prime timide politiche di sconti fiscali, Rieti punta sui contributi all’affitto per smart worker e Viterbo sulle esenzioni Imu per ristrutturazioni”. La competizione territoriale è già iniziata. Terni non può permettersi di restare indietro.

Accanto a questo, la richiesta di ricentrare i servizi pubblici nel perimetro urbano. “Basta delocalizzare - è la frase chiave - è ora di ricentrare”. Uffici pubblici, università, Its devono tornare nel cuore della città. “Portare l’università nel centro di Terni significa immettere migliaia di giovani che consumano, vivono e animano le strade 365 giorni l’anno”. Una visione che Confartigianato definisce “la forma più potente di rigenerazione urbana”.

Protocollo d’emergenza: undici misure per non morire

Il tempo delle analisi, per Confartigianato Terni, è scaduto. Per questo il piano “Terni 2026” non si limita alle visioni strategiche, ma contiene un protocollo operativo immediato: undici proposte “cantierabili” entro tre mesi. Le misure spaziano dalla moratoria sui nuovi insediamenti della grande distribuzione organizzata nella fascia intermedia alla sospensione di nuove varianti urbanistiche per medie e grandi strutture di vendita, fino alla revisione del perimetro e degli orari della Ztl attraverso un tavolo dedicato.

Sul fronte della sicurezza e del decoro, il piano chiede l’installazione di 100 nuovi punti luce e 30 telecamere nei vicoli commerciali, lo sblocco degli interventi fermi come la rimozione della “vela” di piazza dell’Olmo, e un bando per le vetrine sfitte che incentivi mostre d’arte, vetrine informative e showroom temporanei. “L’ordinanza per il decoro delle vetrine sfitte non sta funzionando - denuncia Confartigianato - bisogna individuare le cause e risolvere il problema”.

Infine, la logistica: la richiesta di un tavolo operativo con la Regione Umbria per avviare la sperimentazione dell’hub di Maratta come centro di smistamento merci per l’ultimo miglio, con un bando di incentivi per gli investimenti coordinati delle imprese locali.“Non è una lista di desiderata - ribadisce Confartigianato - ma una serie di possibili interventi immediati per il cuore della città”.

Un patto per la sopravvivenza da siglare con le istituzioni

Il documento “Terni 2026” arriva in un momento cruciale. Il dissesto finanziario del Comune ha per anni impedito l’uso della leva fiscale per lo sviluppo urbano. E i risultati, sottolinea Confartigianato, si vedono. Oggi però il margine di manovra è ridottissimo. “Rianimare un centro già desertificato - avverte il piano - assorbirebbe risorse pubbliche ben più elevate di quelle necessarie oggi per il suo mantenimento in vita”.

Mauro Franceschini consegna il documento agli assessori con un messaggio chiaro: “Occorre ridare prospettive e supporti immediati al commercio e all’artigianato nel centro città e nell’intera area urbana. Per questo abbiamo proposto una nuova visione di medio-lungo periodo e un protocollo di emergenza”.

La partita, insomma, è apertissima. Terni ha ancora la possibilità di scegliere da che parte stare. Ma il tempo, avvertono da Confartigianato, non è un alleato. Serve un patto vero tra istituzioni, imprese e cittadini. Perché senza reddito, senza residenti, senza servizi, il centro storico non sarà più il cuore della città. Sarà solo un ricordo.

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Federico Zacaglioni
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