L'Umbria assume un ruolo di primo piano nel confronto europeo su ambiente, clima ed energia, collocandosi tra le Regioni maggiormente coinvolte nella definizione delle politiche comunitarie di settore. La Regione è infatti tra i protagonisti dei lavori della Commissione ENVE (Ambiente, cambiamenti climatici ed energia) del Comitato europeo delle Regioni, impegnata nella stesura del Working Document che confluirà nel parere sull’EIR 2025 (European Implementation Review). Un ruolo di rilievo che vede la presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti, nel ruolo di relatrice del documento, affiancata dall’assessore regionale all’Ambiente Thomas De Luca in qualità di esperto.
Il testo mira a trasformare gli obiettivi del Green Deal europeo in strumenti amministrativi concreti e applicabili sui territori, superando le criticità che, ancora oggi, rendono frammentata e disomogenea l’attuazione delle politiche ambientali dell’Unione.
Alla base del documento di lavoro vi sono tre obiettivi strategici: rendere il Green Deal una realtà operativa a livello locale, garantire regole chiare e tempi certi nell’attuazione delle politiche ambientali e promuovere un’economia circolare fondata su logiche di mercato. Un’impostazione che intende coniugare sostenibilità ambientale, sviluppo economico e capacità amministrativa. Secondo l’analisi contenuta nel testo ENVE, le difficoltà principali risiedono in fattori trasversali come la governance multilivello, l’accesso alle risorse finanziarie e la carenza di competenze tecniche negli enti territoriali, elementi che rallentano la transizione ecologica e ne riducono l’efficacia.
Sul tema della governance, la presidente Proietti richiama la necessità di un cambio di passo, orientato a risultati misurabili: “A Bruxelles portiamo una richiesta semplice e concreta: meno passaggi inutili e più capacità di fare. Semplificazione significa procedure chiare, tempi certi e amministrazioni messe nelle condizioni di realizzare gli interventi senza arretrare di un millimetro sugli standard ambientali e di salute pubblica. Se vogliamo risultati, dobbiamo rendere l’attuazione più omogenea e misurabile nei territori”.
Un messaggio che sottolinea come l’efficacia delle politiche europee dipenda non solo dall’ambizione normativa, ma anche dalla possibilità per regioni ed enti locali di tradurre rapidamente gli indirizzi comunitari in interventi concreti.
Tra le priorità individuate dal documento figurano innanzitutto i cambiamenti climatici, affrontati sia in termini di mitigazione sia di adattamento, con investimenti mirati su suolo, rischio idrogeologico e infrastrutture idriche. Centrale è anche l’obiettivo “Inquinamento Zero”, declinato nella tutela delle acque e della qualità dell’aria, con un approccio fondato sulla prevenzione alla fonte.
Ampio spazio è riservato inoltre all’economia circolare e alla gestione dei rifiuti, nonché alla biodiversità, con l’indicazione di strumenti per una gestione attiva degli ecosistemi e per favorire la convivenza tra attività umane e tutela ambientale, in particolare nelle aree rurali.
Un passaggio chiave del Working Document riguarda la necessità di creare mercati solidi per le materie prime seconde. “Il riciclo diventa sostenibile economicamente e ambientalmente solo se creiamo un vero mercato unico delle materie prime seconde”, si legge nel testo. Tra le proposte avanzate figurano la piena concorrenzialità dei materiali recuperati e l’applicazione rigorosa del principio DNSH (Do No Significant Harm), per evitare investimenti in impianti obsoleti o con impatti ambientali negativi.
Il documento richiama inoltre il rafforzamento degli strumenti di contrasto ai reati ambientali e al traffico illecito di rifiuti, considerati un fattore distorsivo del mercato e un rischio per la salute pubblica.
Per rendere effettive le politiche ambientali, secondo l’assessore De Luca, servono strumenti adeguati: “Servono due acceleratori: competenze e dati. La carenza di personale tecnico specializzato negli enti locali e regionali si traduce in ritardi e discontinuità; per questo proponiamo un rafforzamento strutturale di formazione e scambi di buone pratiche tra amministrazioni. In parallelo, occorre rendere i dati ambientali realmente utilizzabili a scala territoriale: strumenti avanzati, anche con tecnologie satellitari e intelligenza artificiale, permettono monitoraggi più precisi e interventi mirati, evitando misure generiche e poco efficaci”.
L'innovazione digitale viene quindi indicata come leva decisiva per migliorare la qualità delle decisioni e la capacità di intervento delle amministrazioni.
Sul piano finanziario, il documento evidenzia come fiscalità generale, fondi di coesione e PAC non siano sufficienti a sostenere gli investimenti necessari. Tra le soluzioni proposte, l’applicazione piena del principio “chi inquina paga”, con la destinazione locale dei proventi derivanti da tasse e sanzioni ambientali e la progressiva eliminazione dei sussidi dannosi.
"Se chiediamo ai territori di accelerare - conclude De Luca - dobbiamo legare risorse e risultati: la transizione ecologica non deve trasformarsi in un nuovo onere per i bilanci familiari, la destinazione locale dei proventi ambientali può sostenere investimenti mirati e rendere la transizione più equa e verificabile”.
Il contributo dell’Umbria ai lavori della Commissione ENVE si inserisce in un percorso che punta a rafforzare il ruolo delle Regioni nell’attuazione delle politiche ambientali europee. Il parere sull’EIR 2025 rappresenterà uno snodo fondamentale per valutare lo stato di applicazione delle norme Ue e per orientare le scelte future, con l’obiettivo di rendere la transizione ecologica non solo un traguardo politico, ma una realtà tangibile nei territori.