17 May, 2026 - 08:15

Colloqui di lavoro deserti in Umbria, un candidato su tre non si presenta: le cause del paradosso occupazionale

Colloqui di lavoro deserti in Umbria, un candidato su tre non si presenta: le cause del paradosso occupazionale

Nelle aziende umbre le agende delle selezioni sono piene di appuntamenti che restano vuoti. Arriva sempre più spesso il giorno del colloquio di lavoro e davanti al selezionatore non si siede nessuno. È il paradosso che emerge con nettezza dal nuovo rapporto della CGIA di Mestre, elaborato sui dati Excelsior 2025 di Unioncamere e Ministero del Lavoro: nel cuore verde d’Italia quasi un colloquio su tre finisce senza candidati. Un’emorragia silenziosa che brucia oltre 22 mila possibili assunzioni e colloca l’Umbria tra le regioni dove il mercato del lavoro mostra le maggiori difficoltà strutturali.

A fronte di 69.970 assunzioni programmate nel 2025, sono 22.863 i posti a forte rischio perché alle selezioni non si presenta alcun candidato. La quota di colloqui deserti raggiunge il 32,7 per cento, un valore che supera di oltre due punti la media nazionale (ferma al 30,2 per cento) e di quasi quattro quella del Centro Italia (29,1 per cento). Un dato che colloca la regione al sesto posto in Italia per criticità legate alla mancata partecipazione ai colloqui.

Il fenomeno non è uniforme. A trainare la classifica regionale è la provincia di Perugia, dove le entrate previste sono 54.660 e i candidati mancanti toccano quota 18.032: il tasso di difficoltà sale al 33 per cento e proietta il territorio al quarantesimo posto nella graduatoria nazionale delle province più esposte. Più contenuta ma comunque rilevante la situazione di Terni, con 15.320 assunzioni programmate e 4.835 candidati assenti, per un indice di colloqui andati a vuoto del 31,6 per cento e la cinquantacinquesima posizione nella classifica nazionale.

La geografia di un mercato in affanno: Perugia e Terni nella mappa del disallineamento tra domanda e offerta di lavoro

Dietro i numeri c’è un reticolo di fattori che stanno ridisegnando il rapporto tra domanda e offerta di lavoro. I ricercatori della CGIA mettono in fila le cause: salari bassi giudicati poco competitivi, turni pesanti percepiti come gravosi, percorsi di carriera opachi e una distanza crescente tra i banchi di scuola e i cancelli delle fabbriche. A pesare è anche un cambiamento nelle priorità delle nuove generazioni. Come scrivono gli analisti, “molti giovani non cercano più soltanto uno stipendio, ma un equilibrio tra lavoro e vita privata, maggiore flessibilità e prospettive di crescita professionale”. Quando le offerte non intercettano queste aspettative, la rinuncia scatta ancora prima del colloquio.

La debolezza del raccordo tra formazione e sistema produttivo resta il tasto dolente. “Servono stage più qualificati, apprendistati meglio retribuiti, percorsi di orientamento efficaci e investimenti sulla formazione continua”, indica il rapporto. E parallelamente le imprese sono chiamate a modernizzare ambienti di lavoro, modelli organizzativi e linguaggi di recruiting, spesso ancora distanti da quelli delle nuove generazioni.

Incidono anche le modalità di selezione: procedure troppo lunghe, annunci poco chiari e tempi di risposta dilatati moltiplicano le defezioni, specie in un mercato dove chi possiede le competenze tecniche richieste riceve più offerte contemporaneamente e può permettersi di scegliere.

Salari poco competitivi, turni gravosi e mismatch formativo: le ragioni strutturali della grande diserzione in Umbria

A livello nazionale il fenomeno ha ormai assunto dimensioni strutturali. Su 5,8 milioni di assunzioni previste in Italia nel 2025, oltre 1,75 milioni risultano difficili da coprire per mancanza di candidati. Complessivamente quasi una ricerca di personale su due presenta criticità di reperimento. I settori più in sofferenza sono costruzioni, turismo, metalmeccanica, utilities e legno-arredo. Rispetto al 2017, quando i colloqui deserti rappresentavano appena il 9,7 per cento delle selezioni, il dato nazionale è più che triplicato.

In Umbria i comparti tecnici, manifatturieri, turistici e dell’edilizia assorbono la quota maggiore di assunzioni programmate e sono anche quelli dove i posti vacanti restano più a lungo scoperti. I profili richiesti - saldatori, operatori macchine utensili, addetti all’accoglienza, muratori - si scontrano con un’offerta di lavoro che si è contratta anche per effetto del calo demografico, e con una formazione professionale che non produce flussi sufficienti di figure specializzate.

La fotografia scattata dalla CGIA restituisce un mercato del lavoro regionale attraversato da tensioni profonde: imprese che continuano a programmare assunzioni, ma che faticano a intercettare i lavoratori prima ancora di valutarne le competenze. Un cortocircuito che chiama in causa scelte politiche e strategie imprenditoriali. Con una certezza: la sfida non si vince soltanto con più annunci di lavoro, ma con una revisione profonda delle condizioni di ingaggio, della qualità dei percorsi di inserimento e della capacità di ascoltare un mondo del lavoro che parla una lingua sempre più distante da quella delle selezioni tradizionali.

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Federico Zacaglioni
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