Non un semplice spacciatore solitario, ma un sistema organizzato per eludere i controlli. Il Bosco di Ponticelli, frazione isolata a pochi chilometri dal centro umbro, è stato trasformato in un deposito a cielo aperto per la cocaina destinata alle piazze locali. A scoprirlo sono stati i Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Città della Pieve insieme ai militari della Stazione territoriale, dopo giorni di osservazione tra alberi e sentieri sterrati. Il cerchio si è stretto su un 19enne albanese senza fissa dimora, sorpreso mentre si infilava nella vegetazione con un barattolo di plastica occultato sotto i vestiti. Dentro, 44 dosi già pronte per lo spaccio, 37 grammi di cocaina e 350 euro in contanti, ritenuti il provento dell’attività illecita. Per il giovane sono scattate le manette.
Non è stata una banale retata, ma un’operazione condotta con pazienza da cronaca. I militari avevano notato da settimane movimenti sospetti in quella zona periferica, lontana da occhi indiscreti e presidiata solo dalla natura. L’ipotesi era che qualcuno stesse usando il bosco come un “magazzino temporaneo” della droga, per evitare di essere fermato con la sostanza addosso durante gli spostamenti in città. E così hanno iniziato a seguire il 19enne a distanza, senza mai perdere il filo. Secondo quanto ricostruito, il giovane agiva come anello di congiunzione tra la supply chain della droga e gli acquirenti finali, con il bosco che fungeva da zona franca per lo stoccaggio.

Il momento decisivo è arrivato quando il giovane, convinto di non essere osservato, si è addentrato tra roverelle e rovi con passo deciso. I Carabinieri lo hanno seguito senza farsi notare, attendendo il gesto concreto. L’arresto in flagranza è scattato non appena hanno recuperato il barattolo: 37 grammi di cocaina suddivisi in 44 involucri trasparenti, dosi singole pronte per essere vendute a un pubblico di acquirenti locali. Durante la perquisizione personale è spuntato anche il denaro contante: 350 euro, banconote di piccolo taglio, quelle che negli spacciatori non mentono mai sulla natura del guadagno.
Il 19enne, senza fissa dimora e con pochi effetti personali, non ha saputo spiegare né la presenza della droga né la somma di denaro. I militari lo hanno accompagnato in caserma per le formalità di rito. Nessuna resistenza, poche parole. Sul volto, solo lo smarrimento di chi si sa già perso. “Il bosco era diventato un prolungamento logistico della piazza di spaccio”, confida una fonte investigativa. Una strategia già vista in contesti rurali e semiurbani, dove i pusher più giovani cercano di ridurre i rischi spostando la merce lontano dalle abitazioni.
La Procura della Repubblica di Perugia, informata in tempo reale, ha disposto il trasferimento immediato del giovane nel carcere di Perugia Capanne, in attesa dell’udienza di convalida. L’accusa è quella di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, un reato che per la quantità e la modalità di occultamento – il barattolo nascosto nel bosco – lascia pochi margini interpretativi. Non si tratta di uso personale, spiegano gli investigatori, ma di un’attività organizzata seppur artigianale.
L’operazione, sottolineano i Carabinieri, rappresenta un risultato significativo nella costante attività di contrasto allo spaccio nel territorio di Città della Pieve, interessato nell’ultimo periodo da un’intensificazione dei controlli. E mentre il 19enne attende in cella la decisione del giudice, il Bosco di Ponticelli è tornato silenzioso. Almeno per ora. Gli investigatori non escludono che possano emergere altri nomi o che l’area fosse utilizzata anche da altri pusher. Le indagini, infatti, sono ancora in corso.